ITALIA SPAGNA LUIS ENRIQUE – E’ il giorno della vigilia di Italia-Spagna. Per la quarta edizione consecutiva degli Europei le due nazionali si sfidano in un match a eliminazione diretta: in palio c’è la finale di Wembley. Alla guida delle furie rosse c’è una vecchia conoscenza giallorossa: Luis Enrique. Un nuovo incontro anche con la nazionale italiana, 27 anni dopo la gomitata di Tassotti in quel quarto di finale di Usa 94, quando il tecnico era uno dei talenti della nazionale iberica.

Dalla delusione giallorossa al Triplete con il Barcellona

Gli spagnoli ricordano con orrore quella partita per il colpo proibito. La faccia rotta di Luis Enrique e la sua maglia bianca macchiata di sangue rappresentano una delle immagini più iconiche del calcio spagnolo. Con Tassotti poi, come scrive gazzetta.it, si sarebbero rincontrati a Roma, nel 2011. Luis sulla panchina della Roma, Mauro assistente di Allegri su quella del Milan. Stretta di mano e pace fatta. Una stagione, quella nella capitale, conclusa amaramente e con risultati deludenti. Poi la ripartenza al Celta Vigo: una sola (buona) stagione che gli è valsa la chiamata del Barcellona. Un destino scritto dai tempi in cui allenava la squadra B dei catalani. Con i blaugrana, finalmente, arrivano le soddisfazioni. E’ un Barcellona invincibile, con Messi, Neymar e Suarez e gli ultimi balli dei maestri Xavi e Iniesta. Triplete al primo anno, con menzione speciale di Luis alla Roma nella finale di Champions a Berlino, dopo aver battuto la Juventus. Il percorso continua con altre due stagioni, un altro campionato vinto, due Coppe del Re, Supercoppa Europea, quella di Spagna e il Mondiale per Club. Luis Enrique vince tutto quello che c’è da vincere e poi saluta, abbracciando l’ambizioso progetto di rifondazione della nazionale spagnolo.

Il dramma famigliare e la ripartenza

Ma la nuova strada di Luis Enrique è colpita da un fulmine a ciel sereno. Una di quelle cose inspiegabili. Nel 2019 l’ex giallorosso è costretto a lasciare l’incarico temporaneamente per stare al fianco della figlia Xana, gravemente malata. Mesi di strazio, di apprensione e di speranze distrutte dalla prematura morte della bambina, la terza figlia di Luis Enrique ed Elena Cullell, sua compagna da 25 anni. Un dramma famigliare enorme, una ferita inguaribile, ma con cui è chiamato a convivere. Quindi Luis è ripartito, e con lui anche la Spagna. Non erano in tanti a credere nella sua nazionale, ma ora devono ricredersi. Una squadra giovane e talentuosa che è arrivata a giocarsi la finale di Wembley. Un traguardo importante che porta il nome del suo allenatore, il nome di Luis Enrique.

7 Commenti

  1. Eccolo!!! Colui che sostituì TOTTI con Okaka ahahabahahhah meno male che sta altrove,ha portato Mendieta e altri “magna pane” a Trigoria. Che scempio e che sciagura!

    • hai confuso perché colui che arrivò a Roma con lui fu ivan de la pena e non mendieta.
      Per la precisione
      Forza Spinazzola

  2. L’ignoranza è una brutta bestia: si può scrivere sia “familiare” che “famigliare”…Limitatevi a straparlare di calcio, che è meglio.

  3. Enrichetto faceva giocare Taddei e Perrotta terzini, fece un gioco inguardabile fatto di possesso sterile. Ci ha usato “per allenarsi a fare l’allenatore” e poi se ne è andato, in puro stile pallottiano. Non ci capiva nulla….

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