ROMA-JUVENTUS, L’ANALISI TATTICA – La Roma si lascia alle spalle la settimana interlocutoria susseguente all’esordio di campionato in quel di Verona spegnendo le polemiche con una gara di grande spessore agonistico. La miglior risposta dei giallorossi è quella sul campo, dando seguito alle parole di Rudi Garcia e riversando sul terreno di gioco tanta rabbia agonistica che si materializza sotto forma di atteggiamento furente e ultra offensivo nell’andare a prendere alta la Juventus sin dalla linea della sua area di rigore, posizionando Dzeko, Salah e Falque in maniera da impedire l’uscita e la partenza palla a terra da dietro. La Roma scala alta e inibisce da subito il centrocampo avversario formato da due giocatori di normale spessore (Sturaro e Padoin) e un Pogba molto nervoso e spesso in rincorsa dei centrocampisti giallorossi. I moduli delle contendenti creano una densità inevitabile in mezzo al campo, attraverso il quale gli uomini di Allegri cercano di restare e provare a limitare i danni e ripartire con un atteggiamento riconducibile a quello di una qualsiasi provinciale, molto rinunciatario e privo di personalità. La squadra di Garcia è proprio in mezzo al campo che vince i duelli più importanti della prima parte di gara prendendo in mano il centrocampo stesso e con esso la gestione della partita. Nel primo tempo, però, a fronte di una supremazia territoriale e penetrazione nella metà campo avversaria così netta da parte dei giallorossi, la produzione offensiva manca troppo spesso nella rifinitura decisiva tanto che, eccetto il palo di Pjanic, i pericoli per Buffon nascono da mischie casuali e azioni inaspettate. Florenzi e Digne spingono con continuità e lavorano molto bene con le catene di riferimento, trovando superiorità numerica, mettendo in mezzo Lichtsteiner ed Evra, e obbligando a far scivolare sugli esterni le mezzelune di Allegri. Il caldo si fa sentire, ma i ritmi dei giallorossi sono buoni, così come la qualità delle traiettorie di passaggio dietro alle linee. La ripresa vede un forcing ulteriore dei giallorossi, con una Juventus che raramente riesce ad alzare il baricentro e che arriva sempre in ritardo sulle seconde palle, dove la Roma costruisce i break decisivi che decidono la gara. Nonostante il passaggio da parte di Allegri alla difesa a 4, la supremazia dei giallorossi rimane netta e solo l’inaspettato gol di Dybala consegna alle cronache un risultato e un finale thrilling comunque evitabile.

I 90 MINUTI DI DEI GIOCATORI

SZCZESNY: la disinvoltura con la quale gestisce ogni scarico palla dei compagni è disarmante, anche per la pressione degli avversari che corrono a vuoto nel chiudere traiettorie di passaggio inutili. Domina l’area di rigore su ogni traiettoria aerea e quando è il momento di diventare decisivo lo fa togliendo dalla porta un colpo di testa di Bonucci nel convulso finale di gara.

FLORENZI: spinge con continuità obbligando Evra ad una gara esclusivamente difensiva, per questo, come per la gara offensiva sottotono degli avversari, vive un pomeriggio tranquillo, che si rianima inaspettatamente nel finale, fortunatamente senza conseguenze sul risultato. Puntuale a chiudere l’azione in occasione del possibile rigore nei primi minuti del match e riscontriamo sui calci piazzati come si trova inspiegabilmente a duellare coi centimetri di Pogba.

MANOLAS: deve occuparsi esclusivamente di porre le sue attenzioni su Mandzukic, compito sicuramente alla sua portata. Ben coperto alle spalle da De Rossi, al quale delega anche i compiti di palleggio dalle retrovie.

DE ROSSI: a sorpresa al centro della difesa, in un’azzeccata intuizione del tecnico col chiaro intento di innalzare il palleggio mancato a Verona. Se l’avversario è piuttosto rimaneggiato e il suo atteggiamento ulteriormente rinunciatario, la partita del numero 16 diventa agevole nel non mettere a nudo i limiti che può avere in un ruolo che può interpretare non come un difensore naturale. Con lui la Roma riesce sempre a ripartire da dietro con una buona qualità.

DIGNE: piedi educati e idee chiare, Lichtsteiner raramente lo spaventa e in una gara dove vive la catena di sinistra con automatismi efficaci e puntuali, in più di un tentativo raggiunge Dzeko con traversoni di varie modalità. Con Falque sviluppa geometrie importanti sulla corsia che trova finalmente cittadinanza nel fondamentale spesso mancato lo scorso anno: il cross di qualità.

KEITA: un unico grande errore quando perde il pallone che innesca la ripartenza che tiene in vita, senza meriti, fino al fischio finale i bianconeri. Prima e dopo mostra la consueta qualità nel dare tempi, ma soprattutto tanta quantità; padrone del centrocampo per tutta la gara.

PJANIC: trovarsi di fronte Sturaro e Padoin non è come trovarsi Vidal, Marchisio o Pirlo, di conseguenza la sua gara vive di larghe intese e trame di gioco efficaci, ai quali mancano solo le rifiniture decisive. Si interscambia con Keita nel palleggio iniziale, la sua qualità balistica lo porta a disegnare la traiettoria chirurgica decisiva da fermo.

NAINGGOLAN: sui livelli dello scorso anno, vive di prepotenza annichilendo i due dirimpettai bianconeri, ai quali impone il pedigree personale, fatto di quantità e qualità conclamata.

SALAH: produce strappi continui per tutta la gara, obbligando chiusure e addensamenti nella sua zona che liberano spazi per i compagni. Se il fondamentale della rifinitura viene a mancare per buona parte della gara, lo si deve ricondurre proprio ad alcune sue giocate poco “cattive” nel momento clou. Gioca prevalentemente sul centrodestra, spostandosi raramente sulla corsia opposta.

DZEKO: per oltre un’ora di gioco si muove molto ed esce troppo dall’area di rigore, nel tentativo di cucire il gioco dietro alle linee, portando fuori a turno Chiellini e Bonucci. Dopo il vantaggio trova il modo di stazionare sulla profondità facendosi trovare pronto sia nel ribaltare l’azione che nel chiudere i conti con lo stacco decisivo che certifica ufficialmente la fine della latitanza a centro area del terminale di gioco dei giallorossi. Prende un giallo provvidenziale con un fallo tattico a centrocampo.

FALQUE: per tutta la gara conferma quanto avevamo espresso riguardo il suo ingresso nella gara di Verona e cioè che è l’unico, al momento, ad avere capito le coordinate del gioco che valorizzi Dzeko. Lo cerca col fraseggio, ma soprattutto con le traiettorie dalla corsia esterna grazie ad una qualità tecnica attraverso la quale produce cross di tutte le modalità, l’ultimo dei quali il bosniaco non può fare altro che depositare in rete. La sua fase difensiva, per quanto poco sollecitata dagli avversari, è sempre puntuale.

ITURBE: la prima palla che tocca fa espellere Evra subendo fallo a centrocampo, dopodiché la sua gara passa dalle ripartenze alle chiusure difensive. Provvidenziale in alcune diagonali negli ultimi minuti.

M.R.

2 Commenti

  1. Si può essere sostanzialmente d’accordo, però trovo grave lacuna che non venga puntualizzato che Florenzi ha mancato la diagonale di chiusura con ciò propiziando il gol di Dybala. Stesso identitco errore commesso da Torosidis a Verona.

    • A me in realtà sembra che la diagonale Florenzi la stesse facendo solo che avendo perso palla ad inizio azione e trovandosi quasi a centrocampo all’inizio della ripartenza della Giuve semplicemente non è arrivato in tempo ed anche di molto poco!
      Comunque abbiamo vinto è questa l’unica cosa che conta!
      FORZA ROMA!

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