IL MESSAGGERO (U.Trani) – Il lavoro di Di Francesco non è solo di squadra. Il nuovo allenatore, fin dai primi giorni del ritiro di Pinzolo, si è dedicato anche ai singoli. Perché già in alta Val Rendena, in attesa degli acquisti (più o meno arrivati, a parte l’esterno alto e il centrale difensivo) e dei nazionali (quasi tutti titolari), ha addestrato quei calciatori che per motivi diversi hanno fallito nell’ultima stagione. In particolare i brasiliani Bruno Peres e Gerson. E con loro anche il connazionale Juan Jesus che, nella gestione Spalletti, ha vissuto di alti (pochi) e (bassi). E, conclusa la tournée negli States, si può tranquillamente ammettere che Eusebio non è tornato da Boston senza risultati. Perché, senza esagerare con gli elogi, il trio sudamericano sembra aver raccolto il messaggio del tecnico. Che, nelle esercitazioni quotidiane, ha chiesto loro la massima concentrazione. La stessa che poi preteso pure nelle prime partite di questa fase di preparazione.

BRUNO E NESSUNO – Il testimonial della riscoperta dall’America è Peres. Perché a vederlo in campo, anche pedalando controvento (i media ormai lo bocciano a priori e chissà perché), sembra davvero un altro. A quanto pare gli hanno fatto bene i rimproveri. Ne ha incassati a raffica. Ma il brasiliano non si è piegato. Anzi ha reagito, dando l’impressione di aver recepito gli insegnamenti più semplici. L’attenzione è cresciuta e non solo in allenamento. Nei test contro il Psg, il Tottenham e la Juve (unico giallorosso a non aver saltato nemmeno un minuto dei tre match) è entrato nel vivo del 4-3-3. Cioè ha provato a ripetere i movimenti su cui Di Francesco sta insistendo da tre settimane. Di errori ne fa ancora parecchi, ma il cambiamento è evidente. A volte dà l’impressione di essere meno intraprendente proprio perché cerca di accontentare l’allenatore. Probabilmente è ripartito dall’abc tattico e, tanto per fare un esempio, non si è vergognato ad ammettere di aver scoperto la diagonale proprio grazie a Eusebio. In più sta giocando il suo solitario. L’unico rivale nel ruolo è Nura che, tra l’altro, viene da un grave infortunio. Con Florenzi e Karsdorp convalescenti, Peres ha capito che in ballo c’è il suo futuro. Sempre titolare nelle tre partite negli Usa, è quasi certo che lo sarà anche al debutto in campionato a Bergamo, domenica 20 agosto, contro l’Atalanta. Peres, insomma, fa corsa a sé. Ma, pur avendo sfruttato i consigli del tecnico, non è ancora al traguardo. Come Kolarov che il posto se l’è preso e difficilmente lo lascerà. L’esperienza maturata in Serie A e in Europa sommata alla conoscenza personale della linea a quattro lo rendono inattaccabile.

SVOLTA A SINISTRA – Juan Jesus ha recuperato posizioni. Partendo dalla panchina, si è preso il posto. Di Francesco lo ha sempre schierato titolare negli States. E sempre da centrale, per sfruttare il piede mancino. Ha giocato in mezzo con i destri Manolas (una volta) e Fazio (due). Mai da terzino, come invece, ha fatto in alcune partite con Spalletti. Parte davanti perché più veloce di Moreno. Fino a quando non arriva il partner di Manolas, tocca a lui. Da riserva a indispensabile.

TALENTINO SVEZZATO – Gerson finalmente è stato schierato nel suo ruolo di mezzala sinistra. Anche lui è stato strigliato più per il suo atteggiamento, a volte indisponente, e meno per la sua qualità che Di Francesco ha cercato di sfruttare già a Pinzolo. Negli Usa è sembrato più vivace e soprattutto più veloce nel fraseggio. E’ lui che, allargando rapidamente per Kolarov a sinistra, ha iniziato l’azione del pari di Dzeko contro la Juve. L’allenatore lo vorrebbe tenere, convinto che il centrocampista sia adatto al suo sistema di gioco che vive di verticalizzazioni. Gerson non è sicuro di restare. In quest’estate, comunque, si è riqualificato. Pensando a se stesso e alla Roma che ha investito 20 milioni.

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