• La Juve, Leão e non solo: il Pagellone di Marcacci

    Teresa Tonazzi
    02/04/2024 - 14:32

    | Romanews.eu
    La Juve, Leão e non solo: il Pagellone di Marcacci

    PAGELLONE MARCACCI – Torna l’appuntamento settimanale con il Pagellone di Paolo Marcacci sugli eventi della settimana sportiva: dalla Juve che perde contro la Lazio nel recupero passando per il gol di Leão, la Fiorentina e il Napoli. Di seguito i voti.

    Il pagellone

    10 Il Napoli in ginocchio (prima della partita)
    D’impatto e condivisibile, la mossa del club; poco altro da dire, anche per la compattezza del pubblico e la partecipazione di tifosi autorevoli come Marco D’Amore. Avrebbe applaudito anche Acerbi?

    9 Cesena
    Un colpo di testa di Pierozzi allo scadere e al “Manuzzi” comincia una festa attesa sei anni: il club torna in B con al timone Mimmo Toscano, specialista in promozioni: pur essendo lui calabrese, Romagna sua.

    8 Rafa Leão
    A Firenze ha giocato con la scioltezza di chi potrebbe anche ordinare il caffè senza farsi portar via il pallone. Comincia con l’assist per Loftus – Cheek, conclude con il gol. Mai narciso: la dimensione estetica del suo gioco è sempre messa a disposizione del Milan. Maturando.

    7 Igor Tudor
    Esordisce contro la “sua” Juventus, ottimizzando uomini e risorse atletiche, avendo in primis lavorato sulla testa della Lazio. Presenta una formazione inedita, che si rivela via via più efficace. La vince all’ultimo giro di lancetta utile, ma dopo aver ampiamente meritato il successo.

    6 Frosinone
    A Genova va sotto, ma si rivela squadra viva e ben messa in campo; c’è margine per sperare, se Di Francesco saprà lavorare sulla testa dei suoi uomini.

    5 Fiorentina
    Quando giochi bene, ti meriti persino un po’ di applausi ma alla fine nei momenti decisivi ti consegni all’avversario, c’è qualche difetto strutturale nella tua identità.

    4 Il Napoli in ginocchio (durante la partita)
    Ampi tratti di gara da non – squadra, in balia di un’Atalanta che ha persino tirato il freno a mano. La sensazione è che in questo periodo chiunque affronti Osimhen e compagni possa andarci a nozze.

    3 Juventus
    La Vecchia s’ignora, nel senso che non si riconosce in campo e produce “gioco” al ritmo di un macinino da caffè arrugginito. Basta guardare i giocatori in faccia, per capire cosa pensano e contro chi.

    2 Timothy Weah
    Finora la sua stagione è paragonabile agli umori di Wendy Torrance, la moglie di Jack Nicholson in “Shining”.

    1 La lucidità di Massimiliano Allegri
    Chiesa l’unico a rendere vivo l’attacco all’Olimpico; ma si và, togliamo lui.

    0 I “se” e i “ma” sul razzismo da stadio (e da campo)
    Quasi peggio del razzismo stesso, per le boiate che ci tocca sentire e leggere. Quasi.

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