La filosofia tattica di Zeman analizzata attraverso i ruoli e i giocatori

20/07/2012 - 18:30

LA FILOSOFIA DI ZEMAN – La Roma ingaggiando Zdneck Zeman sa di non aver preso soltanto un allenatore: il boemo è un filosofo del calcio, uno che del suo gioco ha fatto un credo. Per questo abbiamo analizzato ogni singolo reparto e ogni singolo ruolo per capire quanto l’attuale rosa giallorossa si adatti al sistema di gioco zemaniano.


IL PORTIERE
– Chi ha avuto modo di vedere le squadre del boemo, specie il suo Foggia degli anni ‘90, avrà capito l’importanza del portiere come undicesimo giocatore di movimento, sia in fase difensiva che di impostazione; ma un’altra particolarità è la lettura delle situazioni in fase di non possesso e la fase di rilancio immediato. Pur essendo Stekelenburg espressione del calcio all’olandese, e quindi per cultura importato alla lettura delle situazioni fuori porta, Lobont si fa preferire per una ancor più spregiudicatezza negli interventi fuori dell’area. E’ più preciso nel rilancio immediato, fondamentale per la ripartenza delle punte assai cara allo Zeman anni ’90: come dimenticare il compianto Mancini che dopo aver effettuato l’intervento andava spesso al rilancio immediato per i vari Signori, Baiano, Rambaudi, Bresciani, Mandelli e Roy. La sua padronanza e personalità nel guidare il reparto fanno altresì propendere per la sua candidatura da titolare: di contro, i centimetri dell’olandese garantiscono una copertura nettamente maggiore dei pali e la capacità di arrivare negli estremi della porta dove il romeno, per quanto in possesso di buone gambe, non può arrivare con efficacia; entrambi, infine, sono ancora poco presenti sulle traiettorie aeree nella propria zona di competenza e concedono troppa facilità ai colpi di testa ravvicinati degli avversari,delegando ai due centrali l’onere di vincere il duello aereo rusticano. La timidezza nelle uscite alte è una pezza per entrambi gli estremi difensori, ma se la statura non eccelsa può essere un attenuante per Lobont, nel caso dell’ex Ajax, i 198 centimetri diventano una pericolosa aggravante.

DIFENSORI ESTERNI – Sono i giocatori preposti ad una spinta continua sulle corsie esterne con sovrapposizioni puntuali. Rappresentano, al momento, la nota dolente della filosofia tattica zemaniana. I primi interpreti importanti del Foggia dei miracoli non erano certo dei top player; i vari Caini, Nicoli e Codispoti erano e sono rimasti degli sconosciuti. Tra quelli a disposizione della Roma – Rosi, Jose Angel e il polivalente Taddei – solo quest’ultimo rappresenta una garanzia per la concretezza che sa proporre ogni qualvolta viene impiegato su entrambe le corsie. Anche se farà soltanto la riserva con gli imminenti innesti di mercato, rimarrà a tutti gli effetti una più che valida alternativa, per la capacità di corsa e la qualità della sua spinta. Sarà un’alternativa ai titolari anche Rosi che ormai troppo spesso sciupa situazioni propizie per imporsi in una spinta che molte volte risulta inefficace e poco continua. Quella di Josè Angel è stata una stagione fallimentare e le sue performance in ritiro non lasciano ben sperare. Per quanto riguarda Dodò, il giudizio è strettamente legato al perfetto recupero fisico del giocatore, recupero che, al momento, appare ancora lontano.

DIFENSORI CENTRALI – Congedato Juan e rispedito al mittente Kjaer dopo le difficoltà palesate da entrambi durante la stagione scorsa, la rosa annovera al momento due dei migliori centrali over 30 in attività in Europa e un ragazzotto molto promettente che, con ogni probabilità, farà parte della prima squadra anche nel caso dovesse arrivare anche un altro centrale oltre a Castan. Quest’ultimo è un difensore di stampo europeo, soprattutto per il tipo di calcio che il Corinthians – squadra in cui militava prima di vestire il giallorosso – propone. Le sue caratteristiche sono adatte per il gioco del nuovo corso Roma, in quanto possiede qualità tecniche molto buone in fase di impostazione e disimpegno e una spiccata personalità. Il brasiliano dovrebbe completarsi bene con i due centrali già in organico, Burdisso e Heinze, che sono una garanzia nel guidare la fase difensiva in maniera efficace; l’attenzione in marcatura di Castan è di tutto rispetto e sull’uomo sa essere sempre risolutivo. L’unica nota stonata per la filosofia zemaniana è che nessuno dei difensori centrali attualmente a disposizione del tecnico è particolarmente veloce (alla Thiago Silva per intenderci). La retroguardia romanista attuale potrà, in alcune gare e al cospetto di avversari assai rapidi, incontrare difficoltà oggettive inevitabili. Paradossalmente l’impiego di Heinze come difensore esterno sinistro può essere una soluzione praticabile che, pur non garantendo una spinta continua, regalerebbe ulteriore compattezza e solidità al reparto difensivo.

CENTROCAMPISTI DI POSIZIONE – Dopo aver salutato anche Simplicio e in attesa di aggregare al gruppo il nuovo acquisto Tatchsidis, si consuma la lenta agonia del commiato da uno dei giocatori più rappresentativi e fondamentali dell’era spallettiana: Pizarro è ancora oggi un giocatore dalle geometrie e dalla importanza tattica inestimabili; basta pensare a come la Juve sia riuscita nel campionato scorso, grazie all’innesto di un giocatore come Pirlo, a dare un senso allo sviluppo della sua manovra da autentico fuoriclasse del ruolo quale è. Non convocato per la tourneè americana, il Pek è invece destinato ad un probabile commiato dai coloro giallorossi. Tra i nuovi arrivati c’è Bradley, le cui capacità atletiche oltreché tecniche fanno di lui un giocatore che nel centrocampo della Roma non si vedeva da anni: le sue caratteristiche uniscono sia doti di qualità che di quantità che si integrano alla perfezione nei meccanismi del calcio zemaniano; una sorta di Seno (Foggia anni ‘90), ma più veloce, o un Cascione (Pescara 2012) più dinamico. L’ex Chievo è un giocatore che sa gestire sia la manovra con la palla, sia i movimenti senza. Il giovane Verre, qualitativamente interessante, avrà a disposizione poche chance per imporsi e probabilmente è destinato a seguire la strada intrapresa da Viviani. Per Greco invece tramonta definitivamente la sua esperienza in giallorosso nella quale non ha mai convinto (più per limiti tattici e dinamici evidenti). Mentre per il giovane Lucca solo il tempo potrà dirci se è stata un’operazione di scouting riuscita o meno.

CENTROCAMPISTI DI MOVIMENTO – In attesa di vedere la collocazione definitiva di De Rossi, diventa fondamentale la gestione degli centrocampisti. Marquinho ha dimostrato nella scorsa stagione di avere caratteristiche che si conciliano col calcio zemaniano, avendo buone doti tecniche e ottimi tempi di inserimento, oltre a capacità balistiche e acrobatiche importanti. Pjanic è atteso alla sua esplosione definitiva, ma vista la concorrenza che vige a centrocampo, non è da escludere che possa spesso essere spesso l’indiziato eccellente per la panchina in alcune gare: le sue capacità tecniche e di visione di gioco sono indiscusse, ma trova inspiegabilmente difficoltà ogni qualvolta che va a ricevere palla spalle al gioco, non riuscendo a cucire le trame sulla profondità con la verticalizzazione immediata usando la torsione della caviglia. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che il suo ruolo naturale era, e resta, quello del trequartista dietro alle punte e la sua visione di gioco si esprime maggiormente quando è orientato verso la porta avversaria. Capitolo Florenzi: il ragazzo può diventare importante solo qualora dimostrasse qualità che gli altri non hanno: ad esempio quella di trovare il gol con una certa continuità. Perrotta è destinato invece a ricavarsi pochi spazi: dovrà farsi trovare pronto in caso di infortuni o squalifiche che gli regaleranno i compagni di reparto, ma le sue caratteristiche nonostante l’età avanzata si sposano molto meglio rispetto alla filosofia della scorsa stagione.

ATTACCANTI – Gli attaccanti della rosa sono molti e tutti per vari motivi funzionali al gioco del boemo, ma il loro assortimento crea equivoci tattici che, se non risolti, potrebbero diventare una zavorra pesante per la stagione giallorossa. Il problema minore è il collocamento di Totti, abile a trovarsi da solo gli spazi e la posizione. La posizione ideale per il capitano sarebbe sicuramente quella di attaccante centrale, ma in tal caso toglierebbe la possibilità a Osvaldo di esprimersi nel ruolo a lui più congeniale: l’argentino vede ridotta la sua pericolosità di un buon 40% ogni qualvolta si trova ad operare sul centro-sinistra, perchè le sue sono qualità da attaccante centrale d’area di rigore, dal colpo di testa importante,che fa a sportellate con i difensori avversari e dà profondità alla manovra grazie alla sua velocità. Un altro giocatore che, a dispetto delle valutazioni fatte in questi anni, potrebbe fungere da punta centrale è Bojan: per la sua capacità di puntare l’uomo si può avere l’impressione che sia più adatto come attaccante esterno, ma in realtà questa capacità viene troppo spesso frustrata dalla non elevata percentuale di riuscita degli uno contro uno; mentre al contrario sa essere molto bravo nel giocare dietro le linee e nel muoversi sul fronte centrale dell’attacco; è un paradosso, ma lo spagnolo tende a perdersi quando gioca defilato, senza dimenticare che nel Barcellona la sua efficacia maggiore si aveva nel ruolo del “falso nueve” tanto caro alla filosofia spagnola. L’arrivo di Destro amplificherebbe ulteriormente questa problematica, anche se per fortuna la sua capacità di saper giocare su tutto il fronte d’attacco lo agevola, essendo bravo sia spalle alla porta, sia nei tagli che nell’ uno contro uno. Gli unici romanisti posizionati correttamente sono Lamela sul centro-destra e Nico Lopez in lizza sicuramente per una maglia, indipendentemente dall’arrivo di Destro: una volta completata la fase di preparazione atletica la loro condizione potrà consentirgli di essere devastanti e, pur essendo più giovane, l’uruguaiano potrebbe essere preferito a all’argentino – che predilige ricevere palla sui piedi – in quanto più rapido e portato maggiormente ai movimenti di taglio. Per Borriello e Okaka siamo agli inevitabili saluti di commiato e il ricordo che porteremo di loro sarà comunque positivo: il napoletano per un rigore decisivo in uno dei derby della Manita e per una magia da terra conto il Bayern in una rimonta esaltante di Champions. Okaka lo ricorderemo per un tocco delizioso di tacco che regalò un emozione alla curva e a tutto lo stadio in una vittoria sul Siena agli albori della rimonta all’Inter di Mourinho.

La Redazione

 

 

 

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