• Juventus-Roma, l’analisi tattica: i cambi di Mourinho cambiano la sfida dopo un primo tempo bianconero

    Giacomo Emanuele Di Giulio
    28/08/2022 - 9:56

    Foto Tedeschi
    Juventus-Roma, l’analisi tattica: i cambi di Mourinho cambiano la sfida dopo un primo tempo bianconero

    Dopo oltre 10 anni dalla prima gara allo Stadium, Mourinho sfata un tabù divenuto ormai cronico, quello della Roma incapace di fare punti nello Stadio della squadra più titolata d’Italia. Una gara bifronte, che va da un inerzia e quasi rassegnazione di un primo tempo anonimo, quasi prevedibile per il regresso storico, ad una ripresa dal cambio di marcia evidente e dal cambio di modulo decisivo. Il tutto passando attraverso un forte monito alla squadra durante l’intervallo e ancora una volta il tecnico portoghese si è ritrovato a percorrere sentieri inusuali, per non dire discutibili, del suo modus operandi, con un fustigare e sollecitare l’orgoglio dei propri giocatori in un intervento durante l’intervallo (“ai giocatori ho detto che mi vergognavo di essere il loro tecnico”) che ha finito per sortire la reazione auspicata.

    Moduli e sviluppi di gioco

    Allegri deve fare i conti con le sue emergenze del periodo, con Bremer e Danilo centrali davanti all’ex Szczesny, De Sciglio e Alex Sandro terzini propositivi. In mezzo sono in 3, con Locatelli in regia, Rabiot e l’ottimo Miretti mezzali, mentre Vlahovic si divide gli spazi offensivi con Cuadrado e Kostic ai lati. Per Mourinho il consueto 3-4-2-1 con Smalling al centro davanti a Rui Patricio, Mancini e Ibanez braccetti e Spinazzola con Karsdorp ad allargare il campo. In mediana Cristante e Matic, con Pellegrini che cerca di equilibrare fluttuando tra linea offensiva e di mediana, mentre Dybala agisce alle spalle di Abraham, cercando pratiche di spazio per sottrarsi dalle attenzioni dei centrali difensivi bianconeri.

    Primo tempo bianconero per ritmo e capacità di interpretazione

    La Juventus marca il territorio sino dai primi secondi di gara, dove una pressione molto marcata e super offensiva consente una punizione dai 20 metri, conquistata da un Cuadrado su Matic, giocatore macchinoso che paga dazio quando si trova a contendere palla sotto l’aspetto della reattività con avversari rapidi. Saranno proprio la sua limitata mobilità, unita a quella di un giocatore altrettanto omologo come Cristante, a decidere le sorti e gli sviluppi di gioco in base alla fase del momento. I due quinti Spinazzola e Karsdorp che non stringono e non chiudono le linee di passaggio dall’esterno avversario (De Sciglio a destra, Alex Sandro a sinistra) verso il centro del campo, i due mediani giallorossi sono sempre in ritardo nelle operazioni di sostegno e accompagno dell’azione offensiva, mentre in quella difensiva sono in inferiorità numerica con i 3 centrocampisti bianconeri, concedendo corridoi centrali dove non sempre riescono a scivolare. Corridoi nei quali la Juventus trova le tracce principali per distendersi ed innescare l’assalto offensivo, con la Roma costretta a correre all’indietro e spesso a metà strada. La Roma è altresì confusionaria nella costruzione, con i bianconeri che lasciano costruire Ibanez, giocatore notoriamente poco pulito, che di fatto consegna spesso palla agli avversari. La Juventus gioca un primo tempo aggressivo in avanti e trova anche il secondo gol con Locatelli, sul quale rimorchio l’assenza dei due mediani giallorossi è emblematica delle difficoltà principali di serata. Irrati che grazia i giallorossi ai quali viene chiesto, in luogo dello scampato pericolo, di mostrare una reazione. La Roma fatica con Abraham isolato, con Dybala generoso che si propone ma sempre troppo distante dalla porta e Pellegrini alla ricerca disperata di compagni che ne ispirino il fraseggio. Per i bianconeri è Cuadrado, perfetto in fase di ripiegamento e puntuale e concreto quando attacca, il vero equilibratore degli sviluppi di gioco bianconeri.

    Nella ripresa decisivo il cambio di modulo

    Mourinho dopo avere recapitato frasi non gradevoli al gruppo durante l’intervallo, rivede l’assetto tattico virando su un 4-4-2 che ripristini equilibrio, ma soprattutto la possibilità di difendere con più ordine, con El Shaarawy esterno a sinistra (esce Spinazzola) e Pellegrini sul centro-destra, con Zalewski (esce Mancini) terzino sinistro. Il beneficio è da subito evidente, con la possibilità di occupare meglio gli spazi difensivi con due linee compatte e vicine ai due mediani che più di tutti avevano sofferto nella prima frazione di gioco. Trovato l’equilibrio diventa necessario creare i presupposti offensivi, anch’essi paurosamente latitanti fino a quel momento ma bisogna attendere il minuto 65 per vedere la prima Expected Goal della gara dei giallorossi, con gli avanzati che appena riescono a trovare raccordo tra loro e combinare mettono Abraham in condizione di battere a rete, contenuto da Szczesny. Questo è il segnale di riscossa, che da lì a poco culmina con il corner dal quale Dybala assiste Abraham per il gol del pari. Rabiot si infortuna, sostituito da Zakaria, mentre Celik rileva Karsdorp. La gara è cambiata e i giallorossi ora occupano il campo con autorità, con la Juventus che non ha più l’intensità e il ritmo che generavano la pressione del primo tempo. La risposta di Allegri è McKennie per Miretti e Cuadrado per Milik, con lo statunitense in una posizione di centro destra dove non sempre riuscirà ad occupare con i tempi e i movimenti giusti. Con Milik in campo, vicino a Vlahovic, diventa importante non abbassarsi troppo, perché i due hanno entrambi peso specifico, usano bene il corpo e una palla sporca che rimane rimpallata in un duello aereo (i bianconeri ricercano il cross) può essere pericolosa. Mourinho la legge e con Kumbulla per Dybala vira su un 3-5-1-1 conservativo e serrato centralmente, con El Shaarawy a supporto di Abraham. La risposta finale di Allegri è Rovella per Locatelli, Kean per Vlahovic, mentre Bove rileva uno stanchissimo Pellegrini che per chilometri percorsi è la fotografia di una squadra che ha avuto l’umiltà di sapere soffrire nel momento critico e di sapere reagire all’interno di questo suo evidente percorso di crescita e di consapevolezza che il tecnico di Setubal ha saputo indurre in un gruppo che a questo punto può e deve che ragionare in grande…

    Maurizio Rafaiani

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