9 Febbraio 2022

Inter-Roma, l’analisi tattica: solita sensazione di inadeguatezza dei giallorossi nei big match

INTER ROMA ANALISI TATTICA – Continua il tabù Coppa Italia per una Roma che da 8 anni non riesce a raggiungere la semifinale arenandosi nei meandri di una competizione che per decenni sembrava quasi essere il suo habitat naturale. Il quarto di finale di Coppa Italia di serata rappresentava un momento di riscatto per l’Inter di Inzaghi, dopo il rocambolesco risultato del Derby, mentre ha finito per suscitare l’ennesima, solita e scontata sensazione per i giocatori giallorossi di sentirsi inadeguati, non all’altezza del compito, dentro qualcosa più grande di loro nei confronti delle squadre più forti attualmente del campionato italiano. Eccetto la pregevolissima vittoria di Bergamo la Roma non riesce mai a dimostrarsi competitiva, ad interrogarsi inquieta davanti al dubbio amletico di essere ma che in realtà si identifica nel non essere.

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Moduli e sviluppi di gioco

Con moduli speculari per entrambi, Mourinho si affida nel suo 3-5-2 ai titolari del momento, con Smalling, Ibanez, Mancini davanti a Rui Patricio. Karsdorp e Vina allargano il campo, mentre Sergio Oliveira si sistema in mezzo in regia, con Veretout e Mkhitaryan ai lati alle spalle di Zaniolo e Abraham. Inzaghi ha almeno 16 titolari affidabili e nonostante possa sembrare un turn over, l’undici messo in campo davanti ad Handanovic è comunque competitivo con D’Ambrosio e Bastoni braccetti ai lati di Skriniar, con Darmian e Perisic in ampiezza e proposizione costante. Brozovic dà i tempi, con Vidal e Barella mezzali dietro a Dzeko e il mobilissimo Sanchez.

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Primo tempo insufficiente e privo di emozioni

Con Mkhitaryan su Brozovic per tutti i 90 minuti, la Roma vorrebbe scalare alta sin dai primi minuti sui riferimenti avversari ma al primo affondo della sua gara Perisic indirizza già la gara attaccando Karsdorp e mandandolo a vuoto nella sua opera ritardatrice del duello singolare, concedendo il cross al croato che fino all’ultimo non scopre il momento della scelta dell’assistenza a centro area. Il timing di Dzeko è perfetto per superficie d’impatto, ma rimane agevolato da uno Smalling approssimativo che marca la zona anziché l’avversario e rimane sorpreso e in controtempo dal tracciante di Perisic. Il vantaggio ha un impatto sull’emotività della gara, inevitabilmente opposto sulle due squadre e la Roma comincia ben presto a correre a vuoto. A sinistra un penetrante Perisic mette Karsdorp in difficoltà difensiva, mentre Mancini marca forte Sanchez che lo tira fuori dai 25 metri e poi si butta dentro tagliandolo fuori di fatto. Per i giallorossi i primi 15 sono minuti di corse di posizione ma senza essere aggressivi con la difficolta nel passare di più da Sergio Oliveira nella speranza di alzare qualità del palleggio. Questa cosa all’Inter riesce naturalmente grazie soprattutto a un Barella mobilissimo a tutto campo che fa gioco ovviando alla marcatura di Mkhitaryan a Brozovic. A metà tempo Inzaghi perde Bastoni, il subentro di De Vrij che si sistema al centro, con Skriniar braccetto di sinistra. Come altre volte denotato, per la Roma diventa importante supportare i 2 attaccanti perché si dimostrano vivi ma la squadra è altresì scaglionata male in campo, tanto che quando i nerazzurri si abbassano i giallorossi trovano pochi spazi e poca qualità nel palleggio con Veretout che riceve sempre una postura sbagliata e spalle al gioco. Il doppio fischio di fine tempo vede come unica nota positiva per la Roma il fatto di avere solo un gol di svantaggio e potersi ancora giocare il secondo tempo nonostante due occasionissime giallorosse che gridano vendetta. Da segnalare due perle della direzione arbitrale con la consueta e istituzionale ammonizione a Zaniolo e una addirittura grottesca per Mourinho motivata per aver”gesticolato” 

Ripresa apprezzabile, ma la consapevolezza dei nerazzurri è disarmante 

Si riparte con Kumbulla per Ibanez che non supera il Test di ritorno in campo, con Zaniolo che in questo secondo tempo gioca sempre sul centro sinistra e Abraham sul centro destra per sottrarsi entrambi dalle fisicità e reciproche coperture dei 3 marcantoni dal truce cipiglio avversari. Dopo un inizio in cui qualche errore di troppo finisce per dare poca continuità nel tentativo di palleggio ma appena i giallorossi riescono a trovare raccordo tra i centrocampisti e le punte, prendono quota. Fanno tutto i giallorossi, perché a un crescendo evidente di supremazia territoriale fa da contraltare ancora una volta la scarsa incisività, a confronto di un Inter che comunque non punge più di tanto ma si fa preferire nettamente nella gestione palla nella sicurezza e disinvoltura con cui palleggia. La consapevolezza e presa di coscienza di una grande squadra fa sì che sappia sempre leggere i momenti della gara, il sapere come addormentarla e colpire con cinismo alla prima occasione, come di fronte al capolavoro chirurgico di Sanchez. Mourinho inserisce Cristante, Pellegrini, Felix per Veretout, Sergio Oliveira e Abraham mentre Inzaghi inserisce Dzeko per Lautaro e di lì a poco Dumfries, Calhanoglu e Vecino, per Perisic (va Darmian a sinistra), Barella e Vidal. Nella seconda metà della ripresa si ritorna al punto di partenza, finendo a giocare per pura accademia.

Maurizio Rafaiani

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6 commenti

  1. Vincent Vega ha detto:

    Sì, sì, i big match…Invece quelli NON big di match, come vanno?

  2. alberto ha detto:

    ma quale inadeguatezza, ci vogliono i giocatori, i campioni non questi che sono da zona retrocessione.
    anche quest’anno solite figure di ……, anche quest’anno nessun trofeo, anche quest’anno non sono arrivati campioni, anche quest’anno l’unica cosa che ha da scudetto questa squadra è il tifo.
    complimentoni agli americani, ammazza ohhh hanno distrutto tutto, hanno preso mou solo per accendere la piazza ma è stato un fuoco di paglia.
    come fai a pensare di vincere con calciatori, aooo saranno anche bravi ragazzi che si impegnano ma qui parliamo di professionisti pagati per giocare al calcio (non passeggiare e sbagliare passaggi a 5 metri), come:
    1 Cristante
    2 Vina
    3 Karsdorp
    4 ibanez
    5 mancini
    6 Veretout
    7 kumbulla
    8 Shomurodov
    9 Diawara
    10 perez
    11 fuzato
    12 santon
    l’ordine è solo casuale…ma do vai con questi? secondo me si possono vendere tutti senza rimpianti sperando che però si acquistino campioni, non parametro 0, scappati di casa, vecchi, sennò sempre quello è…ma purtroppo so che questa è la tattica americana, scrivono che ci mettono i soldi ma non è vero sono soldi degli azionisti.
    Non ne usciamo più, a mio modo di vedere le cose, l’unica speranza è che questi vendano la società a qualcuna che ama la città, la roma, i romanisti e che abbia davvero voglia di vincere e non di fare chiacchiere…

  3. guidone ha detto:

    Siamo una squadra da centro classifica che se va bene entra alla Conference League e se va benissimo alla EL. Mou sta facendo giocare la squadra come lui si immagina con giocatori che si immagina nel futuro perchè questi attuali non vanno bene. Sarri, che non preferisco a Mou, si è piegato alla situazione (Lotito) e ora fa un bel catenaccio e poi lanci lunghi a Immobile che la mette dentro.
    Probabilmente Mou preferisce continuare come sta facendo in modo da abituare i tre/quattro giocatori che rimarranno (credo Zaniolo, Pellegrini, Abraham e…??) a quello che vuole lui e dimostrare alla proprietà ed ai giocatori stessi che sono scarsi e che quindi inutile che chiedano stipendi in aumento e che anzi si possono accomodare altrove.
    Ma e sottolineo il MA, se i Friedkin non spendono altri 150 milioni per il parco giocatori, continueremo a vedere l’enorme differenza tra Inter e Roma, la paura dei ns giocatori a fare il passaggetto di 10metri, nessuna verticalizzazione, falli patetici a centrocampo e difesa, rincorse affannato contro imprendibili avversari etc etc.
    Se questo deve essere il futuro, allora meglio un Colantuono qualsiasi in panchina ed i giocatori che ci sono vanno benissimo per vincere il campionato della colonna a destra della classifica. Ed esulteremo solo per qualche derby vinto, ossia come è sempre stato purtroppo nella storia della Roma, tranne che nell’era Viola e Sensi.
    Forza Roma sempre e comunque!

  4. Mario68 ha detto:

    Lo scorso campionato la maggior parte delle volte sul banco degli imputati ci finiva Fonseca, oggi che c’è lo special one sembrano tutte rivolte ai calciatori… leggo da più parti che servono i campioni! Il livello del campionato italiano è così basso che i campioni che ci sono hanno quasi tutti un’ età superiore ai 35 anni, vederemo se sarò smentito dai fatti, ovvero se una squadra del nostro bellissimo campionato alzerà una coppa europea. P.s. il tecnico dovrebbe prendersi anche qualche responsabilità…

  5. Newthor ha detto:

    Prendo spunto dal commento di Mario68 per una riflessione.
    Neppure io credo che una qualche squadra italiana possa vincere un trofeo europeo quest’anno, men che meno la Roma con la Conference League.
    Ma il fatto che le Ns squadre siano poco competitive in Europa non rende il campionato italiano necessariamente scarso e, soprattutto, non pone le squadre di serie A tutte sul medesimo livello.
    In serie A ci sono attualmente almeno 4 categorie di squadre:
    1 – quelle che possono ambire al titolo (le 2 milanesi e il Napoli)
    2 – quelle che possono puntare al quarto posto (direi Juve ed Atalanta)
    3 – quelle che mirano alla Europa o Conference League (le 2 romane, Fiorentina e, in potenza, una outsider tra Verona, Sassuolo, Torino)
    4 – le altre.
    L’ambizione della Roma deve essere di rientrare in classe 2 dopo (ormai) 4 anni.
    Questa lunga assenza ha tante spiegazioni, in primis il livello tecnico dei calciatori.
    Poi, ovvio, anche la guida tecnica, leggasi i vari Mr che si sono succeduti in panchina e chi vi siede tuttora.
    Non è che quest’anno all’improvviso ci si sia accorti che i giocatori siano inadeguati!
    Personalmente – e sono in ottima compagnia – lo scrivo da anni su questo blog ed il fatto che Mou lo ribadisca ad ogni piè sospinto non significa che lui sia indenne da responsabilità, ma – al contrario – che finalmente qualcuno – spalleggiato dalla proprietà – abbia il coraggio di guardare la realtà dei fatti, senza logiche da “chioccia”!
    Guardate che per fare queste cose servono 2 paxxe così! E infatti, per dire, gente come Fonseca e Difra ha preferito immolarsi a nome dei molti somari che i fenomenali DS avevano messo loro a disposizione, anzichè dire chiaramente che, con gente come Nzonzi o Pastore o Diawara, non si sarebbe potuto ambire che ad un sesto o settimo posto (puntualmente centrati, peraltro!).
    L’importante è che anche la proprietà ne prenda atto ed agisca di conseguenza.
    Il ché non significa cacciare tutti i calciatori subito, anche perché poi li si dovrebbero sostituire con altri più forti, e senza cash da spendere è dura!
    Ma significa in primis smettere di fare rinnovi onerosi e pluriennali a gente ritenuta non all’altezza dell’investimento fatto su di loro.
    In secundis, significa anche ascoltare ogni offerta che dovesse pervenire per calciatori che non si ritengano fondamentali per la crescita della squadra.
    Serve tempo, serve pazienza e serve il sostegno di noi tifosi.
    Per me vedere le partite della Roma è diventato quasi un supplizio, tanta è la rassegnazione ed il senso di deja vu.
    Ma siccome è di tutta evidenza che tutto quanto fatto fino all’anno scorso non abbia portato risultati, mi sforzo di dare fiducia ai Friedkin ed a Mourinho e ad assecondare il loro disegno.
    Credo che di alternative non ce ne siano, per cui la mia è anche una scelta razionale.
    Dolorosa, ma razionale.
    I giocatori passano ma la Roma resta.
    Daje Roma!