24 Aprile 2022

Inter-Roma, l’analisi tattica: i giallorossi faticano negli ultimi 30 metri, e poche verticalizzazioni

Foto Tedeschi

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INTER ROMA ANALISI TATTICA – La Roma è cresciuta, in maniera evidente,l o dicono gli ultimi mesi, ma la striscia positiva che da 100 giorni la vedeva imbattuta in campionato si interrompe sul terreno di quella squadra che di quel campionato ne è oggettivamente la più forte; perché l’Inter di Simone Inzaghi è una squadra costruita per vincere, pronta, con una rosa profonda e qualitativa, e che dopo avere attraversato un periodo di appannamento ha ripreso la sua marcia iniziale perché quando certi valori tecnici sono intrinsechi, ogni gara diventa un destino ineluttabile per chi ne possiede in termini inferiori, laddove il calcio, pur non essendo scienza esatta, ancora strizza l’occhio in maniera preponderante, agli aspetti tecnici del gioco.


MODULI E SVILUPPI DI GIOCO 

Mourinho ritorna per la seconda volta in stagione da avversario a Milano, e con l’aggiunta della gara casalinga, i nerazzurri di confermano indigesti anche nel contrastare il suo 3-4-2-1 che stante la squalifica di Zaniolo libera El Shaarawy nell’antico ruolo di trequartista di sinistra a piede invertito, con Pellegrini sull’out opposto, ed entrambi alle spalle di Abraham; in mezzo ci sono Mkhitaryan e Sergio Oliveira, con Karsdorp e Zalewski in ampiezza; davanti a Rui Patricio ci sono, come sempre Smalling al centro, con Mancini e Ibanez braccetti; Inzaghi e il suo 3-5-2 sono un osmosi perfetta, con Skriniar, De Vrij e Dimarco davanti ad Handanovic, con Perisic e Dumfries quinti; Brozovic e Calhanoglu sono le due fonti di gioco, con Barella a completare il terzetto di centrocampo alle spalle di Dzeko e Lautaro.

PRIMO TEMPO LENTO ED EPISODICO, ALDILÀ DEL VALORE SUPERIORE DEI NERAZZURRI

In una gara dai ritmi bassi gli atteggiamenti tattici contribuiscono alla stagnazione del gioco, con entrambe le squadre che attendono senza particolari pressioni ultraoffensive; entrambe chiudono sulle linee di passaggio verso il centro, uscendo sugli esterni dove si giocano duelli che i nerazzurri dimostrano di sapere fronteggiare; la Roma manda Pellegrini (soprattutto) ed El Shaarawy ad occuparsi di Brozovic in base alla posizione, perché Calhanoglu è molto mobile e non da riferimenti, mentre in mezzo Sergio Oliveira si dimostra un giocatore molto da ricami e broccato, che talvolta si compiace nelle sue veroniche perdendo palloni sanguinosi, quando in altre volte cuce di fino; detto dei ritmi bassi, con l’Inter che chiude le linee passaggio verso il centro, la Roma incontra difficoltà nel guadagnare i 30 metri finali, non riuscendo ad entrare dentro al campo con i 3 centrali; nonostante una buona conservazione del possesso i giallorossi riescono a verticalizzare poco, tendono a ricevere sempre troppo palla addosso, e ricevendo sempre di spalle al gioco, agevolando la pressione e il marcare forte dei difendenti nerazzurri; che nella catena sulla corsia di sinistra formata da Perisic con Di Marco a rimorchio o sovrapposizione, crea superiorità e profondità, dove la Roma non riesce a scivolare bene, e in maniera inopportuna facendosi portare fuori Mkhitaryan che spesso lascia lo spazio centrale e mettendo in difficoltà Sergio Oliveira; ma per 35 minuti, nonostante tutto, la gara non provoca sussulti se non quando su un calcio di punizione laterale Pellegrini pennella un invitante pallone sulla testa di Mancini che mette incredibilmente a lato; ed è su questo episodio che ruota la gara, perché sulla ripresa del gioco l’Inter costruisce dal basso l’azione che mette Dumfries (completamente ignorato da Zalewski per tutta la durata del movimento di smarcamento e preparazione al taglio finale) davanti a Rui Patricio; e proprio su queste pagine che avevamo espresso l’idea che sul golden Boy polacco la Roma avrebbe dovuto fare ragionamenti a fine stagione, perché il ragazzo non può essere un quinto di centrocampo, perché è la cura dei particolari che fanno la differenza, e tali differenze si vedono in queste gare dove sono i particolari a fare scaturire dei gol; rotto il ghiaccio, la gara prende una brutta piega, anche perché Mancini pochi minuti dopo  fa venire sul piede forte Brozovic, con Sergio Oliveira in ritardo nella chiusura; e quando arriva il doppio  fischio di Sozza, che manda le squadre in pausa, il primo pensiero va al rammarico di avere compromesso la gara già nel primo tempo, laddove i nerazzurri temevano la gara, e col passare del tempo si sarebbero innervositi.

RIPRESA

Si riparte con gli stessi 22,e con la Roma che ha una reazione di orgoglio, che viene spenta da Lautaro sugli sviluppi di un corner, che salta in mezzo alla zona statica dei giallorossi assestando il colpo di testa che manda in frigo la gara; Correa e Bastoni per Dzeko e Di Marco è il primo Slot di Inzaghi, al quale risponde Mourinho con Carles Perez e Veretout in luogo di El Shaarawy e Pellegrini, con il pensiero che corre inevitabilmente a Leicester; buona volontà per i giallorossi, ma approssimativi e imprecisi, che proseguono negli avvicendamenti pro Conference League con Vina e Shomurodov per Zalewski e Abraham; Gosens e Gagliardini per Perisic e Brozovic, Bove per Sergio Oliveira, Sanchez per Lautaro, sono le ultime variazioni in corso di un secondo tempo dove di positivo c è che i giallorossi mai hanno sbragato, concentrati, fino alla fine, fino al gol di Mkhitaryan e almeno due situazioni favorevolissime per dare ai minuti di recupero finale un po’ di suspense…altro frutto del lavoro di Mourinho, e di una Roma che cade dopo 12 risultati utili.

Maurizio Rafaiani

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2 commenti

  1. Alessandro ha detto:

    Formazione sbagliataaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

  2. Frank ha detto:

    Innanzitutto sarebbe ora che l’allenatore della Roma (a cui mi affido ciecamente) rispetti più pienamente società, squadra e tifosi, finendola di fare ogni volta, (dopo i primi comprensibili proclami verso il suo passato) lo sguardo languido verso un avversario da cui ne prende ogni volta TRE (gol)! Che dici sarebbe ora di farla finita, caro MOU!?!? Basta parlare di INTER…..!!!
    Sul commento è tutto vero:
    1) poche verticalizzazioni della Roma;
    2) male giocare sempre con un SOLO attaccante (che per giunta rientra a dar man forte al centrocampo) che rientra e con 5 – 6 difensori (a discapito del centrocampo) lasciando in linea a protezione del portiere, anche quando la palla è nell’area di rigore avversaria, oppure quando gli avversari hanno soltanto un attaccante aspettando che la squadra salga. Un assurdo!
    La squadra vincente deve giocare a fisarmonica in massimo 30 metri, per cui ci vuole capacità tecniche e di movimento per uscire dalla pressione avversaria e arrivare al tiro.