2 Ottobre 2022

Inter-Roma, l’analisi tattica. È dolce il rientro dalla sosta: giallorossi pratici e finalmente cinici

La Roma sbanca San Siro riappropriandosi della malasorte avuta in dote nell'immeritata sconfitta con l'Atalanta

Foto Tedeschi

È dolce il rientro dalla sosta, quando al fischio finale festeggiano squadra, panchina, Foti e il terzo anello in giallorosso con una Roma che sbanca San Siro riappropriandosi della malasorte avuta in dote nell’immeritata sconfitta con l’Atalanta di 15 giorni fa. La gara di Milano rimette in ordine una classifica che gridava ancora vendetta per l’infelice epilogo con gli orobici, quando la squadra aveva sbagliato per 90 minuti l’impossibile. E per contrappasso è stata l’Inter di Inzaghi a pagare dazio con un risultato figlio di un cinismo spesso sconosciuto alle latitudini giallorosse, che ha realizzato il massimo con il minimo sforzo prodotto in campo dagli uomini di Mourinho.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO

Con moduli quasi speculari (3-4-1-2 per la Roma, con Pellegrini che ruotando verso i mediani permette alla squadra di incastrarsi nel 3-5-2 di Inzaghi), Mourinho e Inzaghi se la giocano attraverso i duelli che si disegnano in campo tra gli omologhi contrapposti. Per il portoghese, davanti a Rui Patricio i consueti Smalling, con Mancini e Ibanez braccetti e con Celik e Spinazzola a battere le corsie esterne. In mediana vengono confermati i sempre più chiacchierati Matic e Cristante, con Pellegrini alle spalle di Zaniolo (sul centro sinistra) e Dybala (sul centro destra). Per Inzaghi, davanti ad Handanovic ci sono Acerbi, con Skriniar e Bastoni braccetti, con Di Marco e Dumfries frecce sulle corsie esterne, con Barella, Cahlanoglu, e Asllani che ruotano in mediana, con Lautaro e Dzeko avanzati.

PRIMO TEMPO DI ATTESA,FINO AL GOL CHE SBLOCCA L IMPASSE GIALLOROSSO

La gara vede un inizio interlocutorio, dove i giallorossi attendono, mentre l’Inter prende campo obbligando a scivolare bene sui suoi quinti, alla ricerca di una partita difensiva diligente, che limiti le individualità esistenti. Per i giallorossi diventa subito importante Dybala tra le linee, per tirarsi fuori dai braccetti nerazzurri. I ritmi sono bassi, con Pellegrini che porta la prima pressione sulla costruzione degli uomini di Inzaghi, che a sinistra aprono Bastoni in ampiezza, con Di Marco che viene dentro al campo, e con Barella che si allarga a destra. Nella formazione iniziale scelta da Mourinho manca un alternativa di corsa offensiva davanti, col solo Zaniolo (troppo poco per allungare) che lotta contro tutti e con i due mediani (Cristante e Matic) notoriamente poco dinamici che soffrono il movimento delle mezzali. La prima mezz’ora vive un copione spesso usuale per la Roma a San Siro, con la posizione di Di Marco che crea difficoltà di lettura, con dapprima il gol annullato a Dzeko e poi con Celik sorpreso dal taglio del mancino nerazzurro, al quale si unisce un Rui  Patricio in ritardo imbarazzante, che concedono il vantaggio ad un Inter che si fa preferire per supremazia, possesso, e indice di pericolosità. I primi 35 minuti dei giallorossi sono in balia di un Inter che trova le linee di passaggio più importanti dentro al campo grazie alla qualità dei tre centrocampisti, ma quando la gara sembra non avere i presupposti per i giallorossi, è Dybala che fa capire cosa significhi averlo in campo(cosa non avvenuta con l Atalanta)e con lui la sua capacità di inquadrare la porta.

RIPRESA CHE LEGITTIMA IL RISULTATO

Il gol che aveva reso più intraprendenti i giallorossi, nella ripresa diventa una presa di coscienza da parte degli uomini di Mourinho, che ora rischiano veramente poco, anche perché Pellegrini si abbassa a dare aiuto ai due mediani. La gara, nonostante tutto, vede ancora una volta la Roma non rischiare nulla, e pungere appena può, con un unica criticità negli istinti che alcuni giocatori ancora si portano in campo, con Zaniolo che rimedia un giallo assolutamente gratuito e balordo, mentre Ibanez e Mancini regalano qualche punizione di troppo, fortunatamente senza esito. Comincia la girandola dei cambi con Abraham per Dybala, mentre Mancini commette qualche leggerezza in lettura, in un occasione in particolare dove anziché coprire “marca l intenzione” di Lautaro. L’Inter tenta il forcing e la Roma comincia colpevolmente a schiacciarsi nei 25 metri, concedendo più di un occasione, specie dai 20 metri. Mkhitaryan, Darmian, Correa, per Asslani, Dumfries e Calhanoglu obbliga la Roma ad una maggiore attenzione difensiva, specie coi quinti. Mourinho si compatta, con Camara per Pellegrini passando al 5-3-2, e successivamente con Belotti per il già ammonito Zaniolo, mentre Inzaghi rimescola le carte con Bellanova e Gosens per Bastoni e Dumfries, con Di Marco braccetto che spinge. Quando Carboni rileva Dimarco, per Inzaghi è il 4-2-4 lo schema col quale tentare il tutto per tutto finale, che non si materializza e che consegna alla cronaca una Roma pratica e finalmente cinica, in una gara senza grandi emozioni sotto porta per entrambe.

Maurizio Rafaiani

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