6 Ottobre 2008

IL PAGELLONE DI PAOLO FRANCI:** Il gel di De Marco, il bellimbusto Riise e gli scarpini di Perrotta

 
10 al gel dell’arbitro De Marco
La cosa migliore della sua partita, la sfoggia per tenere a posto i ribelli riccioli. Per carità, il regolamento lo applica da bravo soldatino, evidenziando però, la differenza tra un arbitro di spessore e un burocrate del fischietto. Dopo il doppio rosso, come un vigile alle prime armi,  inizia a multare chiunque gli capiti a tiro, segno inequivocabile di mancanza di tranquillità. Forse s’era reso conto che Mexes si poteva liquidare con un gran cazziatone e senza lo svolazzo del rosso.
9 a Emanuele Calaiò
Come, come? Ma se ha giocato solo un soffio di partita? Giusto, ma il voto è per altri motivi. Lo chiamavano l’Arciere Azzurro a Napoli, anche se di frecce avvelenate ne ha scoccate pochine. Se n’è andato, ha fatto polemiche interminabili con Reja e i dirigenti del Napoli a suon di “Qui a Siena vedrete, qui a Siena infilzo a raffica…”. Risultato: il Napoli se ne sta lassù, lui laggiù in panchina bruciato dai mestieranti Maccarone e Frick e entra solo per far numero a pochi secondi dal termine.
Complimenti vivissimi.
8 a SuperMario Frick
Le Frick, c’est chic, cantano da una parte, “Disco Inferno” ballano invece le moltitudini giallorosse. Lui, SuperMario non è certo un tronista del pallone, anzi è onestissimo artigiano del gol che però  si prende la briga di griffare il match con lesta zampata da faina.
7 a Gianluca Curci
Miracolo! Miracolo! Allora para! L’urlo s’è levato forte e potente da Testaccio a Trastevere, da Monteverde alla Garbatella. Siamo contenti per lui che ha finalmente capito che fare il portiere non significa ciondolare da un palo all’altro cavalcando l’onda dell’incertezza.
7 anche a Geremia Menez
Come uno spillone da calza, buca il tessuto bianconero là, sulla sinistra, che è una bellezza. Mette almeno quattro bon bon a centro area e, soprattutto, serve una prelibatissima meringa a De Rossi che, ingordo, se la pappa per eccesso di confidenza. Eppoi, ci prova sempre, spingendo, dribblando e martellando come un brano degli AC/DC. Spalletti lo ha tolto perché era stremato, crediamo, sennò trattasi di eresia.
6 a Christian Panucci
Pensava tra sé e sé: finalmente è rientrato Phil e adesso sì che sto tranquillo. Ma si sa che fine abbia fatto tranquillo nella colorita leggenda popolare… Quando Phil si fa cacciare per quella veniale smanacciata sul pallone, deve essersi sentito come quel tale che al momento di pagare il conto del ristorante si accorge di non avere il portafoglio. S’immola all’altare del rosso per evitare il bis senese.
6 a Simone Perrotta
Ha un alibi grosso come una casa: s’era messo gli scarpini al contrario, sennò, non c’è altra spiegazione.
5 ad Alberto Aquilani
Qualcuno gli spieghi che se l’intenzione è quella di fare il verso a Peppe Giannini, può tranquillamente andare da Gerry Scotti alla Corrida. Corre con l’aria del principe caduto da cavallo che non trova i servi che devono rimetterlo in sella. Sarà un’impressione, ma pare giocare con la puzza sotto al naso.
3 a John Arne Riise
Diciamo la verità: stiamo ancora aspettando che faccia qualcosa da calciatore vero. Di spauriti tocchetti orizzontali quando osa, e all’indietro quando trema, non se ne può davvero più. Ci aspettavamo un fiammeggiante e torvo barbaro che si mangia la fascia sinistra, ci ritroviamo un onesto bellimbusto che sbocconcella calcio abbassando lo sguardo.
 
 
Paolo Franci
(Quotidiano Nazionale)

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