• Il Pagellone di Paolo Franci: ** ´Da Taddei l´artista a ** Giampaolo Mister Bean´

    Redazione RN
    22/02/2009 - 0:00

     
    10 a Rodrigo TaddeiTentenna l’omino in movimento, quando stoppa lesto quel pallone in area. Alza la testa e vede il ragazzone in veste dorata che – pensa – è pur sempre uno de noantri e  allora, se punizione dev’essere, che sia opera d’arte. Don Rodrigo intinge il piede nella tavolozza, dipinge una curva diabolica e perfetta che neanche Valentino Rossi eppoi sgomma sotto la Curva a prendersi il meritato ruggito. Su quel gol, vigili l’Intendenza Belle Arti, custodendolo tra un De Chirico e un Picasso.
    9 a Phil MexesCiuffetti vezzosi e stelline sul collo ingentiliscono l’aspetto del biondo omaccione che sa mulinare l’ascia e danzare leggero lassù, dove c’è bisogno di fare un golletto per tenere il passo Champions. Attacca e difende come un ossesso, prova anche un assolo da applausi e rulla i tamburi quando la squadra si spegne un po’.L’Olimpico trattiene il fiato pensando all’Arsenal quando, dopo l’ennesima chiusura di testa, cade maldestro sul braccione richiamando l’attenzione della panca. T’ha detto male Arsene, perché il biondo è d’acciaio.
    7 a Marco MottaNon inganni il faccino tenero alla Tin Tin, giovane eroe del cartoon alla francese, perché costui è un monellaccio spavaldo, una specie di Lucignolo che non esita neanche quando Spalletti decide di piazzarlo lassù, in mezzo al traffico, a fare il dardo acuminato alle spalle di capitan Totti. Gagliarda e tosta la sua prova, ancora una volta convincente.
    7 a Julio BaptistaInutile insistere o tentare di ridurre la fiera Bestia alla ragione: i gol facili non gli piacciono, non li sente, non li ama. E allora, quando potrebbe sfondare la rete col destro, sceglie una capocciata sghemba che fa fare la figura dell’airone a Curciolone nostro. Per il resto però, è un manifesto all’umiltà, con tanto lavoro in mezzo alla fuliggine e quegli stop di petto sui rilanci di Doni che hanno “chiamato” i complimenti di Giampaolo.
    6 a Juan & CicinhoNeanche ballassero il Tuca Tuca di Raffaella Carrà, si toccano a ripetizione i gamboni provocando sconquassi coronarici nella falange curvaiola. Tutti e due, nei replay televisivi, mimano il gesto della rottura muscolare, consegnando al popolo una cartolina di Londra con Diamoutene o, peggio, Loria in primo piano. Un sospiro di sollievo dalle visite mediche ma, dicono i dottori, non è ancora finita…
    6 a Souleymane DiamouteneIl voto è solo e unicamente di benvenuto. Perché abbiamo ancora negli occhi quel passaggio facile facile, consegnato al nemico al primo pallone toccato. Anche il resto dei suoi 45 minuti, c’è sembrato un inno all’affanno e all’insicurezza al punto che uno in tribuna ha urlato: “Ma è lui o è Loria che s’è fatto un par de lampade?”. Coraggio ragazzo, noi romanacci siamo dissacranti e irriverenti, ma in fondo siamo buoni.
    5 a Francesco TottiFrancone il macellaio è uno che la sa lunga. Uno di quelli che, quando gli chiedi la carne tenera ti risponde: “Ce mancherebbe dotto’ (chiama dotto’ chiunque…) ma je pare? C’è già la vita che è dura, mettece pure ‘a carne!” E’ giù quella risata cavernosa, che libera generazioni di romanità e quella saggezza popolare che non s’impara neanche su su mille libri. Lo incontriamo, Francone, alla fine della partita. L’occhio azzurro s’accende, il ricciolo si scuote e lo stomaco formato Smart ha un sussulto: “Aho, quanto j’hai messo al capitano? Guarda che quello è furbo, fa la volpe ferita nel pollaio pe’ impietosì le galline inglesi.. Nun te ne sei accorto? Dà retta a Franco, scrivilo…”. Detto, fatto Francone. E speriamo che la notte di Londra sia tenera come il tuo filetto.
    5 a Marco GiampaoloGonfia il petto e mostra i muscoli alla vigilia, sventolando bramosie di conquista tra i Fori e il Colosseo, dove la legione si lecca le ferite e conta gli assenti. E allora tremi pensando che l’orda barbara stia calando da Siena, guidata da un Attila dai modi gentili e l’aria pericolosamente pacifica. Il temuto sanguinario si trasforma presto in una specie di Mister Bean, che in panchina gesticola come un indemoniato ma finisce per ammucchiare i suoi nel salotto di Curci, tentando la fortuna con i mestieranti d’occasione Maccarone e Frick. Contro una Roma da discount, era la sua grande occasione e nemmeno ci ha provato.
     
    Paolo Franci
    (Quotidiano Nazionale)

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