• IL PAGELLONE DI FRANCI: 9 al Taddei ‘reinventato’. 10 a Gago: meglio di De Rossi?

    Redazione RN
    21/11/2011 - 21:15

    IL PAGELLONE DI FRANCI – Il giornalista del ‘Quotidiano Nazionale’, stila il ‘Pagellone’ di Roma-Lecce:

    10 a Fernando Gago

    Può un calciatore giocare nel ruolo di De Rossi anche meglio di De Rossi? La domanda è un paradosso sacrilego, una strizzatina d’occhio ai demoni del calcio ma, diamine, come si fa ad evitare che ti frulli nel cervello? Non si può, ammirando il giostrar elegante di questo ragazzi per tanto, troppo tempo, chiuso negli scantinati del Bernabeu. Un altro Fernando – Redondo ricordate? – trovò fama, gloria e soldi nel tempio del calcio madrileno, il Nostro le sue brave soddisfazioni se le sta togliendo qui da noi. Il gol è la magnifica follia in una partita da leader assoluto, alla faccia di chi diceva: “Ma che ce faccio co’ Gago quanno c’è De Rossi?”.

    9 a Luis Enrique

    O forse è meglio alla romana: “Luisserighe”. Sì perchè ormai lui è romano e romanista d’adozione. S’è visto ieri con la curva schierata dalla sua parte, a mo’ di guardia imperiale davanti al centurione, con tanto di striscione. La retorica storica è un po’ ritrita ma quando in conferenza stampa s’è lasciato scappare che dopo tante occasioni stavi rischiando di fare la figura dello “stroncio” (la pronuncia deve migliorare..) s’è capito che il processo di romanizzazione è a buon punto. Così come lo è il suo calcio visionario e teatrale, all’inseguimento di un utopistico monologo tattico che forse non raggiungerà mai. Ma il fatto che lo insegua senza mollare una yard di per sé vale il voto più alto. Facciamo due conti: ha azzerato il “doppionismo” tra Gago e De Rossi; ha reinventato Taddei; ha trasformato il fragile fiorellino Rosi in un cactus gagliardo e tosto. E qui mi fermo per amor di spazio.

    9 a Rodrigo Taddei

    Arriva allo stadio con improbabili cuffione da dj, cantando a squarciagola con picchi stonati che attentano alle orecchie. Da lì si capisce che Luisserighe gli ha detto che giocherà. Dovrà farlo alla rovescio però, dall’altra parte, a sinistra. Come chiedere a Federer di impugnar racchetta con l’altra mano, o a Tiger Woods di andare in buca con una scopa al posto della mazza. Lui non ha problemi e come uno di quei giubbotti double face che non sai mai qual è il lato più bello, si incarognisce sulla corsia misteriosa costruendo una partita meravigliosa. Assist, rincorse, recuperi, tutto in un sol respiro lungo novanta minuti. Mentre state leggendo, Jose Angel sta guardando il cd della sua partita nell’ora di ripetizione mattutina impostagli dallo spagnolo.

    9 a Miralem Pjanic

    Fisico da scoiattolo, cuore e testa da grizzly affamato. La sua è una perenne caccia alla giocata risolutiva, al lampo che acceca, con l’artiglio innescato e il ringhio famelico. Sbatte dentro il regaluccio di Taddei con tempismo da implacabile puntero, godendosi la soddisfazione che di solito regala ai suoi compagni. Nella delicata pendola di Luis Enrique, lui è il prezioso meccanismo che ne regola l’oscillazione in zona gol, cucendo, costruendo e inventando senza mai fermarsi per una pausetta meritata. Se la biga romanista prenderà a correr veloce, non vi stupite se alla guida c’è un piccoletto con l’aria da impunito.

    8 a Osvaldo

    Quando s’inerpica nel cielo mulinando i gamboni si percepisce subito che i 30mila fortunati dell’Olimpico stanno per assistere a un’eclissi al contrario. Il lampo è abbacinante, il gesto cortese e violento in un sol respiro, la traiettoria del pallone un colpo di pennello picassiano. E se è vero che nel calcio non esistono più le bandiere (o quasi: Totti e Del Piero), purtroppo esistono le bandierine. Come quel vandalo che sfregiò la Pietà di Michelangelo, l’assistente Carrer mozza di netto un pezzo di storia del calcio romanista con un gesto improvvido e lesto, spezzando il pennello e sfregiando la tela italo-argentina. Infierir non è cortese, dunque mi smarco dal compito consegnandolo alla meritata gogna del popolo romanista e non solo.

    5 a Bojan “Cherchicce”

    Disperato, Luisserighe sta meditando di fargli montare sulle scarpette il park assist della Ford, il marchingegno che parcheggia in automatico la macchina. Con qualche opportuna modifica, potrebbe aiutarlo a non salvare alla disperata sulla linea di porta avversaria, a non tirare sul terrazzo di un terzo piano della Balduina un gol facile, facile e via così. Il ragazzotto parente di Messi c’è sempre quando serve, preciso nei tagli diagonali come una macchina per fare le tagliatelle. Però il piede è posseduto da mille demoni che neanche in un film di Romero e allora il consiglio di un pediluvio nell’acqua di un fiume sacro è il minimo che si possa fare.

    Paolo Franci
    (Quotidiani Nazionale)

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