IL PAGELLONE DI FRANCI. 9 ai Gipsy King Mexes e Burdisso

Redazione RN
21/02/2011 - 14:29

IL PAGELLONE DI FRANCI – 11 a Claudio Ranieri
Dice che non è tipo da abbandonare la nave in difficoltà poche ore prima del naufragio del Titanic. Poi è il primo a darsela a gambe davanti all’iceberg rossoblu, calando la scialuppa e allontanandosi dai gorghi assassini in anticipo su cuochi e marinai. Di lui ricorderemo la splendida folle rincorsa dello scorso anno e gli orrori delle ultime settimane che hanno portato la Roma nei bui recessi dell’abisso. La perla delle perle è quella disperata mossa difensiva: l’inserimento di Loria senza ciambella di salvataggio in mezzo agli impetuosi marosi della tempesta perfetta.

10 a Francesco Totti
Se i Gipsy King là dietro non avessero ballato la rumba flamenca nel secondo tempo, il capitano avrebbe assunto sembianze marmoree, vero monumento della Rinascita romanista. Calcia l’angolo e Mexes fa gol, tira una punizione e Burdisso fa gol. Poi c’è Lamentino Borriello che scappa nelle praterie e tu dici: tanto tira in porta perchè l’egoismo è la pura essenza del bomber di razza e invece il nostro s’attorciglia bevendosi quel pezzo di Crodino di Dainelli e alza la testa. Laggiù si staglia Capitan Risorto che riceve palla e tira di sinistro, perchè di destro è fin troppo facile, facendo marmellata di Paperoga Edoardo. Una giornata perfetta, esaltante, finalmente alla Totti. Sullo sfondo però, le chitarrelle dei menestrelli della difesa iniziano a diffondere le prime note. Nel concerto di Capitan Risorto c’è pure una stecca: quel gol mangiato sul 3 a 3, ma lui, noi e voi sappiamo che mai quel tiro avrebbe dovuto essere decisivo.

10 a Rodrigo Palacio
Mexes, Burdisso, Castellini, Loria e Riise avevano due strade per aiutarlo. La prima racconta di un’iniziativa intitolata. ?Compra una begonia per aiutare Palacio?, una vendita di fiori benefica con l’incasso devoluto a questo bravo ragazzo pelato che si fa la treccina con il riporto dei peli del collo. La seconda è un concertino improvvisato alla Gipsy King appunto, con i tacchetti che sbattono a vanvera sull’erba, le chitarrelle stonate e una difesa larga come le porte di Arcore per sode e procaci signorine. E così Palacio diventa grattacielo, torre Eiffel, muraglia cinese, un capolavoro di calcio semplice e architettonico che trasforma le macerie liguri in un lussuoso villaggio Vip.

9 ai Gipsy King
Mexes e Burdisso sacerdoti della nemesi trigoriana. Segnano gol cattivi e prepotenti, poi decidono che il randello e la ramazza non fanno per loro e s’improvvisano concertisti d’occasione con tre cantori di strada, sghembi e sbilenchi come un cross del vecchio De Nadai. Castellini sulla destra è una tenera pollastrina in mezzo alle volpi affamate. Arnese Riise? Beh, su di lui ci appelliamo al quinto emendamento perchè resistiamo alla perfida arte dell’infierire. Infine Loria, che pure si produce in un recupero miracoloso su Floro Flores, ma che pare il tizio bendato che tenta di bastonare la pentolaccia alla fiera di paesello.

8 a Julio Sergio
Dai Julione dì la verità: Floro Flores ti sta proprio sugli zebedei. Un po’ come D’Artagnan con il cardinale Richelieu, o Santoro con Berlusconi. Para l’incredibile e l’impossibile al bomber genoano usando i piedi come e meglio dei suoi difensori. Poi arriva il momento di usare le mani e arrivano i dolori. Sul gol di Palacio che riapre la partita pare uno che s’è dimenticato di mettere il freno a mano alla macchina parcheggiata in discesa. E’ spettatore sfortunato sul gol di testa di Palacio e si ritrova con la foglia di fico sulle vergogne innanzi ai gol che affossano la Roma. Viene da dire che se non ci fosse stato lui l’agonia sarebbe stata più rapida e dolorosa, quindi l’assolviamo almeno in parte.

4 a Jeremy Menez
Entra lui e lo sfascio è completo. S’incupisce se non gioca e ha anche le sue ragioni. E’ l’uomo che fa la differenza quando s’accende, ma se il motore si ingolfa e perde palla, mai una volta che gli venga in mente di aiutare la squinternata combriccola che geme di fronte all’assalto dei ballardiniani. Nel calcio che strizza l’occhio al futuro non si può pensare che un paio di accelerazioni assassine siano sufficienti a rendere luminosa la giornata, perchè poi c’è da soffrire, correre e rincorrere, umile arte che lui disprezza alla stregua di un critico cinematografico di grido innanzi a una pellicola di Vanzina.

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