• IL PAGELLONE DI FRANCI: 9 a Rotolone Regina Taddei. 10 alla tigre Cavani

    Redazione RN
    13/02/2011 - 10:06

    IL PAGELLONE DI FRANCI –

    10 a Edinson Cavani
    Un puma tra le rocce. O una tigre nell’erba alta, fate voi. Fatto sta che questo capellone con la faccia da teschio e l’apparecchio ai denti me lo sognerò per diverse notti, con lo stesso identico effetto: un risveglio sudato e agitato. Lo vedi strappare il pallone a Borriello nella propria area e poco dopo graffiare a morte la lupa dall’altra parte. Una bestia che più mangia e più è affamata. Certo, saziarsi con quei sorcetti di Rosi e Juan non è gran cosa, ma è indubbio che la linea ci guadagna, per non parlare della classifica.

    9 a Rodrigo Taddei
    La sua più che una partita, è uno spot del Rotolone Regina. Lanciamo un appello ai baronetti della statistica e chiediamo loro: quanto tempo ha passato per terra a rotolarsi ogni volta che un napoletano gli starnutiva addosso? Un atteggiamento irritante e plateale che però si tramuta in un piccolo miracolo arbitrale. Il fischiettista Bergonzi, che nulla aveva capito di quanto gli accadeva intorno, tra gente che se le dava di santa ragione, giocatori che si sputavano e altre delizie del genere, ne azzecca almeno una quando prende a non fischiare mai fallo in favore di Taddei, avvolto nel suo Rotolone di sceneggiate e mediocrità.

    8 ad Aleandro Rosi
    L’unica traccia che lascia sulla partita è organica e finisce sulla faccia di Lavezzi, che non essendo propriamente il presidente del Rotary Club, contraccambia con entusiasmo. Chissenefrega se sarà squalificato, tanto per quel che serve. Il punto è che nell´occasione fa la mammoletta innocente ingannando anche Juan e Cassetti, che si dimenano e s’agitano con Bergonzi, convinti che Aleandruccio abbia solo preso e non dato. E invece, novello Clint Eastwood, è lui il primo a estrarre la pistola caricata a sputazzi.  Quel genio del suo procuratore, Davide Lippi, aveva dichiarato agli inizi di gennaio: ’14 tribune consecutive non credo siano il modo per dimostrare che si vuole puntare su di lui’. E aveva ragione: le tribune dovrebbero essere molte di più, fino a un addio inevitabile, si spera.

    8 a Julio Sergio
    Pare una lavandaia sul greto del fiume che ha appena visto un sorcio grosso così. E’ impaurito, atterrito, preoccupato. Non ne tiene una come a Milano, anche quando dalla sponda nemica gli arrivano mozzarelline Francia fresche, fresche. Svolazza per l’area di rigore in evidente stato confusionale per oltre un´ora, poi però torna ad essere il gattone del Colosseo quando Lavezzi gli arriva dritto in faccia, palla al piede, con la spingarda carica per chiudere la partita. Lì fa una specie di miracolone e l´idea erotica del gol mangiato gol subito s´appalesa come una irresistibile sirena. Infame illusione, perché di lì a poco la tigre uscirà dall’erba alta.

    8 a Marco Borriello
    Cannavaro se lo porta al guinzaglio come un batuffoloso yorkshire, al quale tira il bastoncino urlando allegramente: ‘Su Marco! Riportalo fai il bravo!’. Aronica e Campagnaro applaudono entusiasti alle festanti evoluzioni di Borrielluccio, bravissimo nel dare la zampetta quando l´azzurro padroncino gliela chiede. Mai visto così domo, imbrigliato, anche svogliato.

    7 a Mirko Vucinic
    Il suo voto non è una presa in giro come per gli altri. E’ l’unico che prova a far schioccare la frusta in mezzo alle bestiacce napoletane che lo circondano e mordono ogni qualvolta s’impossessa del pallone. Esce sistematicamente dai raddoppi con la palla al piede ma poi alza la testa e s’incupisce, perché gli tocca poggiarla ai nipotini di George Romero, il ‘padre’ degli zombie cinematografici. Oddio il paragone con i morti viventi non è poi così azzeccati, perché a guardarli bene quelli mi sembrano un po’ più veloci.

    7 a Fabio Simplicio
    Si torna sulla giostra del perculeggiamento con questo simpatico orsacchiotto bruno che zampetta tra more e mirtilli facendo indigestione di corbellerie e passaggi in India. Non ne azzecca una che sia una, al punto che l’unico stop che gli riesce è quello al semaforo di Lungotevere, angolo Cola di Rienzo, quando se ne torna a casa mesto mesto e mogio mogio. Non tanto per il risultato, ma per essersi accorto in ritardo di aver calzato due scarpini sinistri.

    7 ad Arnese Rise
    Lo strano utensile della fascia sinistre colpisce nuovamente. Stavolta a stranirne la rossa chioma è tal Maggio, una McLaren opposta a una Daewoo Matiz con la pertosse. Il nostro prova a bucargli le gomme un paio di volte allungando lo zampone, ma quello lo tratta come un cordolo di Monza passandogli sopra veloce. Dopo Maicon, anche con Maggio è una puntata di ‘Chi vuol essere asfaltato’, con il roscio assoluto re della catramata pallonara.

    Paolo Franci

    Quotidiano Nazionale

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