• IL PAGELLONE DI FRANCI. 8 a Borriello. 7 a Loria. 5 allo ‘stregato’ Menez

    Redazione RN
    17/04/2011 - 13:07

    ROMA-PALERMO, IL PAGELLONE DI FRANCI – 8 a Marco Borriello
    Il ragazzo merita il premio Oscar alla professionalità perché su dai , l’idea di mandare dove sappiamo Montella non è certo facile da contenere. E vi chiedo? Voi ce la fareste?  Dico: lo tratta come e peggio hanno fatto i suoi predecessori con pipponi del calibro di Adriano e Baptista. S’è scaldato per oltre mezz’ora guardando sempre e fisso verso il tecnico, supplicandolo con gli occhi di farlo entrare, mentre Totti era a zero tiri in porta dopo un’ora. Era l’arma non convenzionale della Roma, arrivato Montella è poco più del porta secchio. Posso dirla tutta? Con Doni il più grosso scandalo della Aviogestione.

    7 a Simone Loria
    Oh ragazzi, ho rimorchiato un gran bel pezzo di ragazza! Come si chiama? Rosy Bindi. Ecco, doverne giudicare positivamente le gesta denota lo smarrimento del senso estetico delle cose. Perché quel suo incedere da saltellante caprone delle montagne bello non è, però nell’occasione è dannatamente efficace. Pastore non lo salta mai, Pinilla e Hernandez pure. Lui la mette giù di ramazza e la spazza via pure quando in difesa ci sono solo i suoi padrini, ma giocateci voi all’Olimpico dopo aver vissuto tanti e tali disastri in giallorosso da rivaleggiare con i registi di 2012.  Insomma, merita encomio per il coraggio e la professionalità, perché non è facile farsi trovare pronti quando tutti ti guardano da ex giocatore.

    6 a Francesco Totti
    Eccheppalle co sto record di Baggio!! Pare che il vero obiettivo stagionale della Roma sia questo, permettere a Sua Maestà, l’unico che di questi tempi oscuri la butti dentro, di battere il primato del Divino. In effetti fa il suo sbattendo dentro il rigore, e la palla che regala a Menez  libero di andare in porta, è una sciarpa di cachemire in un gelido giorno di gennaio. Però… Però non tira mai nello specchio in 90 minuti, e non è che davanti avesse Piquè e Puyol.

    5 a Doni
    Montella dice che questo qui è più forte di Julio Sergio. Allora, chiariamo subito che quando c’è da andar per le terre, come nel caso del gol di Hernandez, è più lento di una gialla foglia di platano che pian piano scende verso il Tevere. Eppoi per fargli parare un rigore devi chiedere all’avversario di batterlo di tacco e bendato. Tra le variopinte scelte da clan trigoriano dell’Aereoplanino, questa resta la più incomprensibile, perché a noi Doni continua a sembrare il responsabile del reparto contabile di un ipermercato che al sabato sfida la rappresentativa dei salumieri.

    5 a Jeremy Menez
    Neanche il fatato alambicco dei maghi di Persia potrebbe dar vita a un linimento che possa guarirne i piedi, colpiti da sinistra maledizione. Si narra che una strega malvagia gli abbia propinato, ingannandolo, un infuso nel quale erano sciolti capelli di Mido, un brandello di maglia di Fabio Junior, un goccio di birra di Adriano e un calzino di Julio Baptista. Un mix micidiale che lo condanna a tirar sbilenco sottoporta e a papparsi gol incredibili. E pare non vi sia proprio rimedio. Però va detto: se non c’è lui chi crea là davanti?

    4 a Mirko Vucinic
    La temibile mangusta montenegrina ha terminato la mutazione: si è trasformata in una pacioccosa vecchia zia che sferruzza maglie laggiù, dove la pista d’atletica muore nella Tevere.  La grande novità rispetto alle recenti orrorificheapparizioni, è il cambio di sponsor tecnico. Le scarpette adesso gliele fornisceNonnoNanni ed è per questo che si mangia quel gol: provateci voi a tirare in porta con due stracchini ai piedi! E che diamine, povero Mirko, una spiegazione c’era no!?

    2 a Vincenzo Montella
    Si divora le residue chance di proseguire la Magnifica Avventura guidando la nave a tutta velocità contro la scogliera palermitana. Nella ripresa si inventa un tridente che manco il generale Custer contro gli indiani: Totti, Borriello e la zia Vucinic insieme, passando a un cervellotico 4-3-3 che non può mai funzionare è un insulto all’equilibrio tattico. Un amico e collega dall’accento toscano al fianco della mia postazione s’imbizzarrisce e mi annuncia il harakiri, pur evidente. E infatti. Ora, non si capisce perché non tolga mai Totti. Neanche per un minuto, anche a costo di spaccare gli equilibri della squadra. Sia chiaro e lo urlo a gran voce: non è una critica a Totti che, diamine, sta facendo bene di recente, ma se si sceglie di scalare la montagna non si può farlo con le ballerine ai piedi. E quindi se metti Borriello devi togliere Totti, oppure non lo metti. Come una vite spanata che gira nel legno, l’Aeroplanino si consegna così a Mastro Delio, che ringrazia, incassa e grazie a un paio di scampagnate di un giovinotto talentuoso si prende pure i tre inutili punti.

    Paolo Franci
    Quotidiano Nazionale

    Scrivi il primo commento

    Scrivi un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


    *

    Seguici in diretta su Twitch!

  • Leggi anche...