IL PAGELLONE DI FRANCI. 10 a “Bambolotto” De Rossi, 8 a “Er Pantera” Rosi

Redazione RN
26/09/2011 - 20:30

IL PAGELLONE DI FRANCI – Il giornalista del ‘Quotidiano Nazionale’, stila il ‘Pagellone‘ di Roma-Siena:

10 a Osvaldo

Il balzo in sospensione che lo porta in paradiso è una piccolo capolavoro che attinge a piene mani dalla storia giallorossa. Prima di lui, Pierino Prati, Roberto Pruzzo e, sì, Batigol, tutti magnifici e munifici interpreti della capocciata in controtempo. Allorquando sale in cielo per metterla in quel posto a Mirante, capisci che sarà gol e si scatenerà la gioia più attesa, quella in ginocchio con la mitraglia, proprio come faceva Batistuta. Prima e dopo il gol, mostra veleno argentino, forza fisica animalesca e nettare tecnico, rinunciando anche all’amata fascia per i capelli, strappatagli dai compagni dopo il gol. S’arrabbia se gli si dà del tronista per via del look e del fatto che è belloccio, ma ora che il trono del Re Leone è lì a due passi che fa non ci si siede?

10 a Daniele De Rossi

Pare che la Mattel stia progettando un bambolotto che farà la gioia dei bimbi al prossimo Natale. Sarà biondo, barbuto, con i tatuaggi “attacca e stacca” e si chiamerà “Danielino cento mestieri”. Pronta la campagna pubblicitaria: “Gioca anche tu con Danielino cento mestieri! Sarà il tuo difensore, il tuo centrocampista e se la tua squadra attacca puoi mandarlo alla Sma a fare la spesa! Con il kit Danielino Spazzolone, può anche lavare gli spogliatoi e piegare le maglie a Trigoria!! E se proprio non vuoi farti mancare nulla, compra il kit “Danielino quando firmi!”. Ecco, magari il kit “Danielino quando firmi” lo compriamo noi e lo regaliamo a Baldini e Dibenedetto: hai visto mai che entro Natale…

9 a Francesco Totti

Lui è la sartina del circo Enrique, sempre pronta con ago e filo a mettere pezze ovunque. Ora il punto è capire quanti anni ha un po’ come succede con quei giocatori africani che dicono di avere 19 anni e invece ne hanno 30. Se Totti ha 35 anni, io posso tranquillamente progettare l’ultimo modello dello Shuttle in giardino e invitare gli amici per un barbecue sotto le ali. Perché quello che abbiamo visto noi a Parma è un monello dei film anni ’40, col ciuffo ingrifato, il pantalone corto e la mazzafionda nella tasca posteriore. Quando la tira fuori poi, spaventa Mirante la giovin anguilla, piazzando uno di quei bolidi che se li vede Alonso rompe con la Ferrari e firma subito per la Totti Racing. Nel secondo tempo tocca talmente tanti palloni che in confronto Xavi e Iniesta sono fuori dal gioco di Guardiola. Esagerato? Ma sì oggi è festa dai…

8 ad Aleandro Rosi

Vi ho sentito che credete? No scusate, ce l’ho con i soliti maligni. Quelli che, quando Rosi ha messo la palla per la catapulta di Osvaldo, hanno sibilato velenosi: “E te credo che ha messo quer cross, aveva sbattuto la capoccia..”. Sapete com’è no? Il detrattore a prescindere è come il fungo di legno ai piedi della quercia: per staccarlo fai una gran fatica. E così, mentre Luis Enrique ci prendeva per i fondelli facendo credere che, cazzuola e secchiello tecnico-tattico, stava pian piano ricostruendo Cicinho, in realtà nel suo ispanico laboratorio trasformava Pinocchio in un bamboccio in carne, ossa, corsa, cross e pure un pizzico di cattiveria. Certo il fatto che faccia le cose migliori quando è intronato ricorda un po’ “Er pantera” de I Soliti Ignoti, ma tant’è.

8 a Simone Perrotta

Non stiamo qui a votarne il ricamo tecnico, né il velluto del tocco. Il nostro è un grido d’allarme, perché il trentaquattrenne più giovane del mondo non si trova più. Alla fine della partita, senza neanche farsi la doccia, ha imboccato l’uscita dello stadio continuando a correre, correre, correre. Mentre scrivo, pare sia in Svizzera: con un tackle in scivolata ha tolto il secchio di latte a una mucca che non l’ha presa bene, così come il proprietario: entrambi corrono dietro al Nostro, che se la ride di gusto: “Ooooh adesso sì che si corre sul serio..”.

7 a Luis Enrique

Il primo tempo è noioso come quel matrimonio di vostra cugina che, infame, vi ha invitato solo perché sa che odiate i matrimoni. Come vecchie zie attorno al buffet di nozze, i prodi luisenriquiani si aggirano cercando di riempire il piatto, duellando con le comari parmensi. Il risultato è una cura veloce contro il sonno che, in confronto, la melatonina è una damigiana di Red Bull. Il possesso palla del primo tempo è dunque un comodo cuscino sul quale chiudere gli occhi fino al nembo di tempesta: la zuccata di Osvaldo che sveglia il formicaio e, per la prima volta, regala un trailer della Roma che sarà. In quei minuti mi sono reso conto, definitivamente, che questo spagnolo tutto lavoro e schemi, c’ha visto lungo. E adesso fate scorta di liquirizie, pop corn e patatine, perche il Luis Enrique Entertainment Park sta per aprire i cancelli.

Paolo Franci
(Quotidiano Nazionale)

 

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