IL PAGELLONE DI FRANCI. 10 ad ‘Einstein’ Sannino, 2 a Luis Enrique

Redazione RN
23/09/2011 - 14:53

IL PAGELLONE DI FRANCI – Il giornalista del ‘Quotidiano Nazionale’, stila il ‘Pagellone‘ di Roma-Siena:

10 a Giuseppe Sannino

Al cospetto della scienza ex blaugrana, fa la figura dell’Einstein pallonaro, mettendo giù una squadra che macina e martella ripartenze neanche fosse il batterista dei Ramones. I colpi di rullante con i quali spezza il possesso palla giallorosso si susseguono e germogliano prepotenti a ogni pallone rubato. Se i malandrini che ha schierato là davanti avessero avuto la scarpetta calda, avrebbe vinto la partita con uno scarto umiliante. Anni vissuti nel sottoscala del calcio, lo hanno tramutato in un fior di allenatore che, statene certi, troverà altisonanti collocazioni già dalla prossima stagione. Complimenti.

9 a Marco Borriello

Si lo so, in tragedie come questa l’asticella del voto deve essere parecchio bassa. Ma qui trattiamo il vigore, la grinta, l’umiltà con la quale SuperMarco si cala nei panni dell’emarginato a destra. Lo scintillio che ne ispira l’interpretazione del ruolo a tratti è addirittura commovente, dando l’impressione di un principe del gol che, per gli ispanici dettami tattici, ha perso blasone, mantello e cavallo bianco. Il guizzo con il quale serve Osvaldo ricorda lo squalo bianco sulla preda. Peccato che tutt’intorno a lui è roba da triglie e cefaletti.

8 a Osvaldo

Ingaggia un duello infinito con la fascetta che gli tiene su la pettinatura ma, diamine, stavolta sprizza scintille dalle scarpette gialle. Parte sonnacchioso e sbaglia pure qualche appoggio, ma quando Borriello azzanna il pallone giusto e glielo spara tra i piedi è lì allegramente piazzato per raccogliere il boato delle moltitudini curvaioli. Orgoglioso e ferito dalle critiche, mostra spavaldo le orecchie allo stadio come a dire: “io sono questo e qui non mi fermo”. Il problema è che si fermano i suoi e non ne seguono le frustate con le quali accende il secondo tempo, dando l’impressione di poter chiudere la partita, anche con un paio di derapate solitarie. Alla fine è il solo e unico attaccante pericoloso dell’utopia ispanica e sfiora più volte il gol che, se fosse arrivato, avrebbe trasformato i senesi in teneri saporelli. Quiz: quanto sarebbe più pericoloso se non fosse emerginato sullo spigolo dell’area?

7 a Francesco Totti

Se la voglia e la dedizione alla causa fossero oro, dormirebbe tutte le notti nel deposito di Paperone. Come il cagnolino che nasa l’aria di una passeggiata al parco, scodinzola calcio in ogni zona del campo, lanciandosi alla caccia del bastoncino tra i cespugli senesi. Il punto è che pur inventando qualcosa di buono, recuperando palloni e smistandone a profusione, non tira mai in porta se non su calcio piazzato. E certo non è colpa sua.

6 a Simon Kjaer

Si candida al ruolo di miglior portiere del campionato, pur non potendo usare le mani. Il suo stinco santo aveva già annichilito Sneijder al Meazza e ieri sera ha anestetizzato la pigra capocciata a colpo di sicuro dell’esotico Gonzalez. Il primo tempo è a petto in fuori e figlio di controllata spavalderia, la ripresa è da imbucato nel rave party di Sannino, con la musica che martella, le luci che abbagliano e le gambe che tremano per la fatica.

4 a Gago

Come ai tempi delle elementari, riempie una paginetta di A e una di B. Fa il compitino sfoggiando un calcio gomma e matita, con il tratto sbiadito e cancellature che rendono il prodotto confuso e disordinato. Qualcuno gli spieghi che il passaggio in orizzontale da due metri non esaurisce il compito di chi lo vorrebbe tanguero tosto e gagliardo.

4 a Fabio Borini

Si agita come un turista al quale la zingarella malandrina ha frugato nelle tasche. Corre frenetico quà e là, quasi volesse risolvere le cose da solo e quando la palla giusta gli arriva tra i piedi, invece di servire Osvaldo solo davanti all’apoteosi, spara un tiraccio in diagonale che finisce a Civitavecchia. E’ giovane e, forse, uno scappellotto del mister servirà a riportarlo sulle retta via.

2 a Luis Enrique

Ci manca solo che disegni le strisce pedonali in mezzo al campo, perchè i suoi lo attraversino lenti per tutta la partita articolando stucchevole calcio orizzontale. Nel calcio però, la precedenza ai pedoni non esiste e dunque alle sfreccianti automobiline toscane non par vero di far strage dei birilloni giallorossi. Il rischio coronarico dei tifosi va oltre il livello di guardia decine di volte durante la partita, quando tutte quelle maglie bianconere si riversano nell’orto spagnolo lasciando solchi di paura e, vivaddio, sbagliando gol neanche fosse la fiera del piede sbilenco. Dal punto di vista di Sannino, il giochino del possesso palla è perfettamente riuscito, nel senso che è formidabile nel costruire le altrui ripartenze.

Paolo Franci
(Quotidiano Nazionale)

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