IL PAGELLONE DI FRANCI. 10 a Lotito: “Lo adoro”, 3 al “Pollo Danese” Kjaer

Redazione RN
17/10/2011 - 13:04

IL PAGELLONE DI FRANCI – Il giornalista del ‘Quotidiano Nazionale’, stila il ‘Pagellone‘ di Lazio-Roma:

10 a Claudio Lotito

Ma come si fa a non adorare uno così? Con quel faccione allegro da pizzicagnolo di Ariccia, la battuta pronta e l’incontinenza da latino sempre in agguato? Ah sì, io l’adoro sto bambinone mai troppo cresciuto, che coltiva il gusto della battuta come gli ananassi dell’uomo Del Monte, capace di dichiarare che un derby vinto, per lui, ne vale quattro della Roma (sentito questo strano rumore? E’ il popolo biancoceleste che, per scaramanzia, continua a sfregarsi fuoriosamente gli zebedei) e che consegna Edy Reja alla campagna “Non abbandonateli”. Come qual è? dai, sul retro degli autobus, in agosto, la foto in bianconero del nonnetto sulla panchina in una città deserta, che in confronto il deserto del Kalahari è via del Corso al sabato.  «Bisogna portare rispetto alle persone anziane», tuona il nostro pensando di aver trovato la giusta ironia, poi prova a riarrampicarsi sulla gaffe sostenendo che Reja «E’ giovane dentro». Ve l’ho detto, lo adoro.

 

8 a Luis Enrique

Coraggio leonino, spada sguainata e la voglia di vincere anche quando è chiaro persino alla persona anziana – se lo dice Lotito, noi ripetiamo pappagallando – che questo derby sarà maledetto per la Roma. Arrampicato sui calcinacci di una Fort Alamo che piano piano cede all’orda nemica, si sbraccia, rimugina, inventa fa e disfa pur di entrare nella storia, provando a vincere il derby ridotto in dieci. Stavolta però la “situaccione”, come dice lui, gli si è versata addosso come una caffè sulla camicia. E scotta pure, ah quanto scotta. Però la sensazione che la ciurma segua il capitano è netta, evidente, gol di Klose a parte.

8  a Osvaldo

A disperarsi, più di lui, sono i bancarellari abusivi che già si sfregavano le mani: “Aho ‘o sai a quanto ‘a vennemo quaaaa majetta se la Roma vince?”. La domanda pregna di di tintinnante danaro, prima s’annacqua con la corbelleria di Kjaer, puoi muore come un vampiro bruciato dal sole, incenerita a un respiro dalla fine.  Stavolta si presenta con un look alla Batigol e non fa in tempo a salutare il pubblico che ha già segnato, facendo disperare i dirigenti dell’Espanyol che, a questo punto è certo, hanno chiesto pure poco alle casse americane. La sottomaglia in Totti style diverte ma inquieta: troppo presto ragazzo mio, troppo presto. E infatti.

7 a Miralem Pjanic

Nel pan di zucchero con il quale manda in gol Osvaldo ci sono i mille sapori di un derby che potrebbe essere e non sarà. Però lui c’è per lunghi tratti, coraggioso topolino in mezzo al ruvido calci(naccio)o di Dias e Biava. Lui sta al ruolo di centrocampista come Lotito sta all’eleganza, nel senso che il piccoletto bosniaco è nato per fare il trequartista e, vivaddio, evita citazioni in latino. La sua velocità e la capacità di trovare e appoggiare il triangolo è roba da Tron, dove le luminose traiettorie e gli angoli impossibili fanno la storia del film. Purtroppo non quella del derby.

4 a Miro  Klose

Dico io: ma stavi tanto bene a Monaco di Baviera.. Restartene lì no? Che vi devo dire. Mentre c’era gente che scriveva baggianate a profusione, spiegandoci come mixa la musica Cisse, come guida Cisse, come si fa il bidet Cisse, come fa la fila alla cassa del supermarket Cisse, come usa il trapano Cisse (per mettere gli stop al muro, piantatela maliziosi), impreziosendo i propri scritti raccontandoci imperdibili info sulle modifiche delle sue macchine (stika) e su quanti tatuaggi ha (aristika), chi scrive queste modeste righe s’era più seriamente cimentato nello spiegare ai propri lettori (e non solo) come Klose fosse uno dei tre migliori stranieri sbarcati nel nostro campionato. L’eco di risate divertite di alcuni colleghi adesso non si sente più, tramutato in fretta in un sottile brusio di sofferenza. Quel gol ammazza derby è una perla di lucida follia e freddezza killer. E proprio per questo il votaccio qui da noi è ovviamente scontato.

3 a Simon Kjaer

«Venghino siori e siore! Venghino a scoprire nel nostro padiglione il pollo più alto del mondo! Un metro e novanta di piume, becco e cresta rossa! Venghinooo». Mancava solo lui, il banditore, per annunciare il ritorno in squadra del Pollo Danese, di gran lunga più saporito – almeno per le genti laziali – del galletto amburghese. Ma io dico, capisco fosse stato Hernanes, o Klose o anche Cisse (guarda come mixa Cisse) a infiocinarlo con quell’imbucata. Ma l’omino pelato con le braccia corte tipo sorpresina kinder no! Lui no! Con quella corsa elegante come quella di un procione colto da dissenteria no, no e no! Insopportabile. Ma questo è il Pollo Danese che, pare, potrebbe cambiare aria presto. Francesco Amadori (perola di frenzesco aemedori!, ricordate lo spot?) è in trattativa con Sabatini per garantirgli un futuro da bocconcino impanato.

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