IL PAGELLONE DI FRANCI: 10 a Jérémy Ménéz, 9 a Phil Mexes, 7 al micione del Colosseo Juan

Redazione RN
13/12/2010 - 0:00

 
10 a Jeremy MenezTornato a casa ho provato a imitarlo, passando con il motorino in uno stretto cancelletto di servizio. Risultato: fiancate graffiate. “’Passo dove non si passa’” sembra essere il suo credo calcistico, quando svernicia gli stinchi della difesa barese a colpi di salsa e merengue. Guarda Raggi con quella faccia un po’ così e sembra dirgli: “Più mi meni, più ti infilzo”. Detto, fatto: il pelatone del Bari attenta ai preziosi garretti e lui gli svolazza attorno irridente, facendogliela passare tra le orecchie. Talmente superiore al resto della pallida Roma che i suoi assoli paiono i virtuosismi di Keith Richards al concerto della parrocchietta.
 
9 a Phil MexesLa messa in piega stavolta ricorda l’elmo dei corazzieri del Quirinale. Sotto a quel ciuffo biondo si muove imperioso facendo carta straccia di chiunque capiti dalle sue parti. S’impietosisce con D’Alessandro, ragazzotto trigoriano, e a un certo punto gli fa una carezza sulla testa regalandogli qualche caramella. Contornato da arrotini del pallone, Brighi, Simplicio e Greco, si spazientisce e prende iniziative in cabina di regia con qualche spunto da appuntare in bacheca, il che la dice lunga sullo spartito confezionato da Ranieri.
 
8 a Giampiero VenturaLa sua è la miglior squadra di ex calciatori al mondo. Quando la graziosa hostess della Roma distribuisce le formazioni in tribuna stampa il ‘chi è questo? Ma quest’altro da dove esce?’ assume i contorni di un simpatico rap che lascia presagire la goleada giallorossa. Lui è maestro di calcio e signorilità quando incassa un rigore generoso, il gol in fuorigioco (e anche la mancata espulsione di Raggi, va detto) e ricorda a tutti che del Bari che aveva battuto la Juve in una calda giornata estiva, ieri c’era un solo superstite. A un certo punto manca solo la musica dell’apprendista stregone, quando scopettoni e vecchi stracci in biancorosso tengono in piedi un vero, questo sì, miracolo italiano. Vero è, però, che dall’altra parte fanno poco e niente per sporcargli il pavimento.
 
7 a JuanIl fuorigioco malandrino non sporca il suo scatto da micione del Colosseo. Tempismo e crudele voracità lo accompagnano in quell’azione che pare essere il preludio alla Grande festa del Gol. Scoprirà con il passare dei minuti che la piccola gemma è un diamante grosso, uno spot contro la stitichezza offensiva che regala il tre punti e toglie d’impaccio il baronetto della minestra. Là dietro s’annoia parecchio, contenendo senza affanni il fastidioso zanzarismo barese, fino al concitato finale, quando Cassetti (santo subito) ci mette il piedone per evitare il cinepanettone trigoriano.
 
5 a Claudio SgarbiOppure Vittorio Ranieri. Ormai basta chiedergli che ore sono per farlo scattare come un crotalo che ha visto il grasso sorcetto. Azzanna gli opinionisti di Sky che gli chiedono conto dell’ennesima esclusione di Pizarro, dando vita a un duello da osteria che manco ne ‘Il Marchese del Grillo’. Ci mette 45 minuti, dico 45, per capire che Menez va spostato a destra, dove c’è quel birillone di Raggi che si prende il raffreddore solo con gli spostamenti d’aria del francese. L’invenzione di Simplicio playmaker è il must della giornata: come chiedere a Nando del Grande Fratello di coniugare due verbi uno dietro l’altro.
 
4 a Francesco TottiGillet è lì, occhiali da sole e drink in mano, che aspetta sdraiato il cane bagnato scagliato dal capitano. Ridacchia il biondino, abbranca il pallone incredulo e ringrazia sentitamente. Il resto della sua partita è un epico poema letto al contrario, un singulto di sofferenza che dura fino alla sostituzione. Ranieri dirà che era stanco e non avrebbe giocato se Adriano e Vucinic non avessero avuto la bua. Franceschino non ne azzecca una che è una, se non una gran apertura per Borriello che si mangia il gol della tranquillità. Aspettiamo con ansia e trepidazione il miracolo a Milano. Sempre che non nobiliti la panca con le sue regali terga. Una destinazione che, diciamolo, s’è ampiamente guadagnato.
Paolo Franci
Quotidiano Nazionale

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