IL PAGELLONE DI FRANCI. 10 a Jeremy Menez, 9 al bailador assassino Simplicio e a Borriello stile Take That

Redazione RN
11/11/2010 - 0:00

 
10 a Jeremy MenezIrridente. Irriverente. Irresistibile. Irrispettoso. E potrei continuare ancora, senza spegnere l’entusiasmo che avvolge la tastiera mentre mi diverto a scrivere di lui. Quella capacità di passare assieme alla palla dove farebbe fatica un sorcetto stupisce, irretisce, accarezza e affascina. Tocca più palloni lui contro i viola del magazziniere di Trigoria in una settimana. Meriterebbe uno scappellotto sul capocollo per quel giochino che lascia Pasqual lì, come un carrello della spesa abbandonato. Leggero come il dito che sfiora l’ipad, accarezza l’erba dell’Olimpico con l’entusiasmo di uno studente al primo giorno di Università: paragone affascinante, perchè il provocatore francese sta studiando da leader della Lupa.
 
9 a Fabio SimplicioPassata la bua alla coscia e la ferita al piede, il brasiliano con la faccia da clown ha spento brusii e mugugni con una partita che è un inno all’intelligenza tattica e al senso di sacrificio. Come un bailador assassino, volteggia tra le sbiadite linee viola – giallognole nell’occasione – e si capisce subito che il passo è sicuro e coordinato con la musica della partita. Quando spalma il piedone sul pallone che spedisce la Roma sulla luna perde completamente la brocca e corre, corre, corre, con quel sorriso incredulo e la maledizione ormai sotto ai tacchetti.
 
9 a Marco BorrielloRagazzine rapite urlano il suo nome a pochi metri da me e a un certo punto pare di essere al concerto dei Take That, che in italiano significa Prendi quello. A prenderlo ci provano Natali e Gamberini, ragazzoni coraggiosi dal passo non proprio svelto, che fanno la figura dei merluzzi quando Menez sbuca in area e serve quel pallone caramellato all’amicone Marco. I due si guardano, quasi tirano un sospiro di sollievo, convinti che il pallone passerà lungo e innocuo. Sbagliato: perchè la dietro c’è lui, Borriellone, che facendo sospirar le pischelle la piazza lesto in rete. Poi si mangia un gol che avrebbe segnato anche Makinwa, ma poco importa alla fine.
 
8 ad Artur BorucIl sospetto è che la gran parata su Simplicio sia stata casuale. Un po’ come quando i ragazzini giocano per strada e con un tiraccio sbilenco beccano in pieno la vecchietta a passeggio. Insomma, Arturo si trovava lì e grande e grosso com’è, se l’è trovata addosso. Perde tanto di quel tempo nella rimessa in gioco che a un certo punto s’infuria anche la moglie di Bergonzi, lesta nel contattare il quarto uomo: ‘Dica a mio marito che se non ammonisce quel brindellone le lasagne se le scorda!’. Detto, fatto. Poi la perla delle perle, quando si lancia come un coguaro verso Perrottino, pronto al più macho dei rinvii. La zampata parte sicura ma il liscio è talmente liscio che se gli partiva una scarpa finiva a Vigna Clara. Un eroe, dal nostro punto di vista.
 
8 a Phil MexesBentornato. Il calcio da canzonetta dei Bee Gees (Tragedy, ad esempio) è ormai uno scolorito ricordo perchè adesso là dietro il basso pompa e la grancassa martella a dovere. Il rave party in area giallorossa non c’è se non a sprazzi e, quando i viola s’avvicinano dalle sue parti, sbattono contro questo comò francese che, davvero, pare avere quattro zampe in alcuni frangenti. Continuo a sostenere imperterrito che uno come lui sta alla Roma, come il Colosseo a via dei Fori, ma poi magari, ci sarà chi pensa che fare cassa per comprare qualche altro Burdisso sia un’idea da premio Nobel per il mercato.
 
8 a Simone PerrottaCorri Simo, corri. Che laggiù t’aspetta il gigante buono. Il suo gol è la glassa sulla torta, il colpo di mazzafionda che rompe il vetro viola e ricaccia indietro incubi e deliri? No perchè la randellata di Burdisso propizia il colpo d’autore di D’Agostino che riavvolge il nastro del batticuore. Sospetto il silenzio della curva sul 3 a 2: poco tifo e un brusio sommesso, incessante, cantilenante. Svelato il mistero: pochi minuti prima era iniziata la festa dei santissimi Pietro & Parolo e i ragazzi di curva s’erano riuniti in preghiera.
 
7 a Nick BurdissoImmenso, letteralmente immenso quando con un balzo dei suoi, a metà tra spiderman e la quaglia che ha avvistato il falco, salva il gol fatto di Gilardino. Convinto di averla fatta franca, guarda dall’alto in basso il violinista viola, ridacchiando soddisfatto. Ciccio, con me non la becchi mai, sibila al dirimpettaio, irritandolo al punto che quello s’incazza e inventa un gol svelto, svelto come il flash di un fotografo. Nick s’incupisce, si toglie l’abito del ballo ma ormai è innervosito: sfoga la rabbia sui garretti viola provocando la punizione gol. Insomma, la sua partita è un giro sulle montagne russe: divertimento e qualche patema d’animo.
 
5 a Sinisa MihajlovicPensa di cavarsela costruendo la diga dei castori sul Tevere. E in effetti a un certo punto pensi pure che il giochetto possa riuscirgli, guardando le piroghe giallorosse incagliarsi tra i rami. Poi però arriva quel buffo ragazzotto nero che te la piazza là dove Maciste Boruc non può arrivare. Nella ripresa prova la doppia carta al cachemire: Ljaljic e D’Agostino e la cosa funziona mica male. Insomma, s’intestardisce nel voler trasformare un decoroso gruppo di talentuosi ballerini in coraggiosi falegnami e Firenze gli sbuffi spazientiti iniziano a prender le sembianze di un perfido vento contrario.
 
Paolo Franci
Quotidiano Nazionale 

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