IL PAGELLONE DI FRANCI. 10 a Gianni Munari, 4 a Claudio “Ciolsi” Ranieri

Redazione RN
05/03/2011 - 20:23

10 a Gianni Munari
Come il metano, il Munari ti dà una mano. Il sublime buffetto che rifila al pallone quando il cronometro gira col fiatone, è pane e Nutella dopo 15 minuti di tsunami gastrisco per il solito gollaccio al 29esimo. Il fellone mette lo zampone nell’azione del gol leccese confezionando uno stracchino volante che lo zompettante Giacomazzi trasforma in oro puro. In effetti, c’è la solita sbadataggine di Juan(do se risveglia?) e Filipponio Mexes, pur protagonista della solita gara a tutto clangore d’armatura. Ridacchia dopo il gol leccese Munari, ma alla fine della partita scappa via di corsa inseguito da Staffelli e un tir pieno di tapiri.

9 a Mirko Vucinic
Non c’è la donna cannone, nè l’uomo serpente. E nemmeno il gabbione con le tigri nel CirkoMirko del Montenegro. C’è, però, la solita mangusta ingrugnata, che ha la polverina magica di Trilly sulle scarpette e i razzi sui garretti. Davanti a lui c’è tal Rispoli, più o meno una panchina del parco alla quale poggiarsi un attimo prima di volare allegro verso l’Eden. Il gol di punta esterna è accompagnato da un’impercettibile musichetta, non so se l’avete sentita, che arriva direttamente da Disneyland Paris, dove Mirko si diverte a fare “palla c’è, palla non c’è”. L’Aeroplanino lo sfila dalla partita quando arriva il patatrac e fa bene, a Donetsk la polverina magica dovrà scintillare più che mai.

9 a Doni
Le smorfie di Juan, Mexes e Cassetti non sono per la prestazione. Piuttosto, i tre sono infastiditi dalla puzza di naftalina che il brasiliano con la faccia da piazzista della Folletto si porta ancora dietro. Vincenzino l’ha tolto dallo scaffale grigio sul quale l’aveva riposto il Minestraro di Ciolsi (Chelsea) e questa è stata una gran mossa di coraggio. Lui lo ripaga con la mossa del giaguaro, che non è un rap del Piotta ma uno schiocco di saetta che incupisce Dagnele (Daniele, ma a Roma lo sapete com’è) Corvia. Bentornato lasagnone, ma fai il favore: piantala con quei dribbling che prima o poi qualcuno ci rimette la coratella.

8 a David Pizarro
Lui le ha vinte tutte. Nel senso che quando s’è accartocciato in barella contro il Parma la Roma stava già scegliendo la marca di champagne per festeggiare la vittoria. Poi, vabbè lo sapete. Anche ieri il suo trottoleggiar cortese accende il centrocampo giallorosso, che poi è robusto concime per la sapienza tattica di Daniele De Rossi, guardà un po’, ancora una volta tra i migliori quando in campo c’è lo scoiattolo cileno. Rinverdisce i fasti di Enzo Jannacci quando riadatta il grande successo del cantautore milanese sul rigore decisivo: “Tiro io, no tu no, tiro io non tu no” canticchia con Borriello prima di piazzare la palla sul dischetto e accendere il petardo che fa esplodere la partita. Mai più senza.

7 a Simone Perrotta
Ringalluzzito dal ritorno all’antico e amato modulo spallettiano, corre come uno che rischia di perdere il 30 barrato nel giorno dell’appuntamento della vita. Prova a fare il dardo avvelenato in mezzo ai catenacciari di De Canio, si sporca il camice macellando calcio a metà campo e insegui chi può e come può in ogni zona del campo. Mentre sto scrivendo pare sia attaccato al citofono di Giacomazzi, rosso in viso e urlante: “Scendi giù lestofante! Scendi giù che ho voglia di rincorrerti!”.

6 a Rodrigo Taddei
Nell’occasioni i piedi funzionano come l’italiano di Di Pietro. Nel senso che lo stop è formato viscida murena e il tiro un viaggio allucinante al centro della terra salentina. Però ci mette nerbo, sacrificio e corsa, senza mai mollare l’avversario o il pallone. Si vede che gli manca poco per ritrovare lo scintillio brasiliano, ma si sbrighi che domenica c’è il derby.

4 a Claudio “Ciolsi” Ranieri
Alla faccia del: “Me ne vado per il bene della Roma che viene prima di tutto”. Parla, riparla e straparla menando fendenti sui suoi ex ragazzi e, cosa grave, violando la sacralità dello spogliatoio con la quale chissà quante volte s’è riempito la bocca. Più che un delicato tea da salotto di Ciolsi (Chelsea, aridagli), pare uno di quei tocchi di brasato che fanno felici le massaie del popolo romano. Il poeta libanese Kahlil Gibran diceva: “Il silenzio dell’invidioso fa molto rumore”. Chissà se il Baronetto della Minestra legge libri di poesia.

Paolo Franci
Quotidiano Nazionale

Scrivi il primo commento

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

Seguici in diretta su Twitch!

Leggi anche...