IL PAGELLONE DI FRANCI. 10 a Bojan ‘Cherchicce’: nomen omen. 10 anche a ‘Pianicce’

Redazione RN
06/11/2011 - 18:17

IL PAGELLONE DI FRANCI – Il giornalista del ‘Quotidiano Nazionale’, stila il ‘Pagellone’ di Novara-Roma:

10 a Bojan “Cherchicce” Krkic
Nomen omen.  Dalle nostre parti oltre duemila anni fa credevano nel destino racchiuso nel nome. E allora uno che si chiama come il rumore della ricarica di un fucile a pompa, Krkic – che poi a Roma è già diventato Cherchicce –   come fa a non impallinarti? Il suo ingresso in campo è da eroe vendicatore che dà un calcio alla porta del Bar e ordina un uischi (dai si scherza whisky) imbracciando il fucilone e, appunto,  ‘cherchic!’, caricandolo a dovere. Il guizzo rettile con il quale va a prendere la nuvola al cachemire di Pjanic è la fine di un’apnea che, all’occasione di Meggiorini, stava mutando in collasso con travaso di bile. Grazie
Cherchicce, grazie.

10 a Miralem Pjanic
Come dicono quelli bravi, molto più bravi di me e soprattutto per niente inclini al luogo comune: “L’assist per Bojan vale il prezzo del biglietto”.  Io dico che in quel momento, mentre quel pallone disegnava sogni e deliri nel cielo pesante di una notte da riscatto,  centinaia di migliaia di palpitanti cuori giallorossi si sono fermati per un attimo:  vuoi vedere che la spunta Gargamella? E invece no, perché il gioco a due tra Pjanic e Krkic finisce con l’incubo che si spezza e la Grande Gioia del villaggio dei Puffi.  Anche lui ha goduto della classica rivisitazione romanesca: “Ammazza ‘sto Pianicce..”

10 a Fernando Gago
Caro Uolter Sabatini, tratta subito, va a Madrid e incatenati fuori dal Bernabeu finchè non hai le carte del riscatto firmate in tasca. Ma l’hai visto quando il paparino Luis Enrique l’ha travestito da Rossi per la festa in maschera a casa del signor Tesser? Pareva proprio lui, certo un po’ più Aramis nelle maniere e nello stile, meno “mazza e clava” rispetto a Porthos De Rossi, ma diavolo che giocatore! Anche quando si sposta più avanti, pare un grosso ragno in mezzo a tremolanti mosquitos. E così si fa una scorpacciata di quelle che levati,  mentre taglia e cuce e imposta, sempre con quel suo passo da tanguero innamorato.

9 a Erik Lamela
Caffè, sbadiglio, accendo il telefono. E’ domenica mattina e arriva un sms di un affetto lontano, infiltrato al nord, cravattina da manager e cuore curvarolo: “Ma il fratello più forte di Kakà?”.  Eccola qui: Lamelamania pura, sogno di una notte di mezzo novembre, appassionante idea che stavolta l’Eletto sia approdato da noi.
Mi pare chiaro che il ragazzo si perda tra i tendoni del luna park schierato al fianco di Osvaldo, mentre è la Casa delle Streghe (per chi deve marcarlo) quando Lucho gli mette Bojan davanti arretrandone il raggio d’azione di cinque metri. Da lì è piccone, martello, ascia e clava. Un’arma non convenzionale che disorienta e spacca i dirimpettai. Raccolta di firme nelle piazze di Roma: “Luis, non lo togliere mai”.

8 a Osvaldo
Non so se capita anche a voi, ma quando vado al supermercato e sventuratamente devo comprare il sale fino, giro a vanvera per mezz’ora. Dove diavolo lo mettono il sale fino? E giro, giro, giro con il carrello che ogni tanto si svaga centrando caviglie innocenti. Ecco, ieri Osvaldo s’è aggirato per due terzi di partita cercando il sale fino, pur battendosi e rimediando un occhio nero. Non riusciva a tenerne una e quando stai lì che devi decidere tra il 5 e il 5,5 in pagella, lui tira fuori la frusta da Indiana Jones e te la schiocca in faccia. E così invece del sale fino ha trovato lo zucchero filato giallorosso, pur negandosi una doppietta di testa che sembrava cosa fatta. Lo si potrebbe definire il Narco-centravanti, una nuova razza che pare assopirsi durante la partita, in attesa del colpo di mitraglia.

8 a Stekelenburg
Il giovane Maarten da piccolo, alle feste di carnevale, chiedeva ogni anno alla mamma di vestirlo da Uomo Ragno Sì, con quella sua bella tutina rossa e blu e gli stivaletti da figaccione. E invece la mamma lo vestiva da tulipano: enorme fiore rosso di cartapesta in testa, foglie sulle braccia, zoccoli olandesi ai piedi. Gli amici, quando arrivava, si sganasciavano dalle risate, l’olandesina del detersivo –  che poi era la mamma della ragazzina del primo banco che tanto piaceva a Maarten – lo prendeva per il culo davanti a maestre e bidelli. Nel frattempo lui meditava la sua vendetta, anno dopo anno, fiore di cartapesta dopo fiore di cartapesta (in testa).  Ora sapete perché Maarten è diventato (speriamo) l’Uomo Ragno che ha impiastricciato di ragnatela il povero Meggiorini, che nell’occasione il disperato Tesser ha ribattezzato Peggiorini.

Paolo Franci

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