IL PAGELLONE DEL CAMPIONATO: **la Roma ha il sorriso di Ranieri **Pizarro il migliore, Burdisso leader

Francesco Cartei
17/05/2010 - 0:00

 
Il sogno sfumato soltanto sul traguardo non cancella una stagione che ha stravolto la storia della Roma, trasformando un’annata segnata in partenza dal marchio del fallimento in un cammino divenuto scatto, maratona, allungo. Dimenticate le delusioni di fine estate con un inverno magico. La primavera ha prima sorriso riportando la Roma davanti a tutti dopo oltre due anni. Poi, tolto la gioia di una festa che sarebbe stata infinita. Rimane quella voglia di stringersi un po’ con cui la Curva Sud ha accompagnato la squadra. E la sensazione di aver compiuto, comunque, un miracolo sportivo.
 
JULIO SERGIO 9: Forse la sorpresa più bella della stagione. Parte terzo con Spalletti dopo tre anni di anonimato. Debutta all’Olimpico, contro la Juventus, nel giorno dell’addio a Spalletti. Ed è una tragedia. Ranieri riparte da lui. E Julio, che a settembre sembrava arrivato al capolinea della sua esperienza romanista, stupisce tutti. Negli occhi di tutti, i due interventi decisivi nei due derby: su Mauri all’andata, sul penalty di Floccari al ritorno. Il rinnovo firmato (e che verrà ufficializzato a giorni) è il premio ad un’annata da protagonista assoluto. Uno dei volti della rimonta. CASSETTI 7,5: Il più continuo, il più affidabile nel ruolo di esterno destro di difesa, dove si sono alternati in tre. In più, due gol pesanti come macigni. Il primo, per decidere la stracittadina contro la Lazio, con tanto di dedica alla moglie e corsa incredula verso la Curva Sud. L’altro, contro l’Atalanta, nel giorno del sorpasso sull’Inter. Solo momentaneo, purtroppo. Anche lui con il contratto in scadenza al 30 giugno.  BURDISSO 9: Era arrivato per fare il terzo centrale dietro Juan e Mexes. Con Ranieri, il suo posto non è mai stato in dubbio, a discapito di un simbolo come il francese. Una guida al centro della difesa dopo anni da spettatore nell’Inter. Fondamentale nello spogliatoio, dove da subito diventa uno dei leader. In mezzo a questa stagione fantastica, che vale un biglietto per i mondiali sudafricani, anche due gol importantissimi contro Palermo e Parma. Dopo l’ennesima chiusura su Eto’o in Roma-Inter, qualcuno dei suoi ex compagni lo ha accusato di non aver mai giocato così nei cinque anni a Milano. Adesso, riscattarlo è una priorità. Ma non sarà facile.  JUAN 8,5: Dopo due stagioni con più infortuni che minuti in campo, trova la continuità che a Roma non aveva mai avuto. Con Burdisso costituisce una delle migliori coppie del campionato. Mostruoso tra dicembre e marzo. Affidabilissimo e continuo per il resto della stagione. Gli manca il gol, ma timbra senza dubbio la migliore annata in giallorosso.  RIISE 8,5: Aveva chiuso lo scorso anno lasciando il sapore di qualche perplessità sulle labbra di tutti. La prima di Ranieri lo vede iniziare in panchina. Poi, l’ingresso e il gol che vale la prima vittoria dell’anno. Mette il ciuffo rosso per affondare la Juventus e mandare in paradiso la Roma. Chiude un mese pazzesco tra fine gennaio e metà febbraio con le reti a Siena e Palermo all’Olimpico. In tutto, otto reti tra campionato e coppe. Assente solo a Udine e Verona, non salta un minuto tra il 1 novembre e il 9 maggio. Chiude in calo, fisiologico quando non puoi mai tirare il fiato. Da applausi.  PIZARRO 9: Immensamente più grande del suo metro e settanta. Intorno a lui Ranieri costruisce la sua Roma, unico insostituibile di un centrocampo dinamico e camaleontico, che non può fare a meno dei piedi e delle idee del regista cileno. Forse, il miglior giocatore dell’anno, per continuità e rendimento. Realizza due gol, contro Cagliari e Livorno. Sbaglia anche due rigori, e quello in casa dei toscani rappresenta il rammarico più grande della sua stagione.  Un neo minuscolo, in ogni caso, sul curriculum di uno dei più forti centrocampisti della storia giallorossa. DE ROSSI 7: Da lui ci si aspetta sempre il massimo. Daniele, tra problemi fisici e familiari, sfodera una stagione record, con undici reti stagionali, sette in campionato. Mai prima d’ora ne aveva realizzate tante. Mette la firma sul successo più bello, all’Olimpico contro l’Inter, per poi correre a baciare la lupe sul suo cuore. Chiude il campionato con una gemma che illude tutti. Lui per primo. Quanto avrebbe (avremmo) voluto che quel destro all’incrocio dei pali valesse un sogno. TADDEI 7,5: Rispetto alla stagione scorsa gli infortuni gli concedono di respirare. Parte con gol a Genova. Frena fino al ‘rosso’ di Udine. Riparte, insieme a tutta la squadra. Diventando presto utile, utilissimo per dare sbocchi sulle fasce laterali ad un gioco che non può farne a meno. Mette sul piede di Toni il pallone della vittoria sull’Inter. Poi, il gol decisivo a Parma. Come Cassetti, vede scadere il 30 giugno il suo accordo con la Roma. Sarebbe un peccato perderlo. PERROTTA 8: Chiude, come negli ultimi due anni, a quota cinque reti. Una garanzia Simone, che da tre anni non riusciva a giocare così tanto (trentuno presenze in campionato). Spalletti ne aveva fatto l’incursore principe del modulo senza punte. Con Ranieri diventa jolly: trequartista, mediano, perfino esterno di centrocampo. Sempre ad altissimi livelli. Su undici maglie una è (quasi) sempre la sua. Soltanto una volta entra a gara in corso. Ad ottobre, anche il rinnovo per un’altra stagione. Sarebbe stato gravissimo il contrario. Nell’epilogo veronese, ha ancora energie da spendere. Unico. VUCINIC 9: Dai fischi contro il Bologna alle lacrime per un gol che, come due anni fa, dà solo l’illusione del trionfo. A Roma non aveva mai segnato così tanto. Quattordici gol, come re Totti, per il principe montenegrino che continua ad alternare il’abito da cerimonia alle ciabatte da mare. E’ il capocannoniere della rimonta, con un gol ogni centotrentotto minuti da novembre a metà maggio. Decisivi i  gol contro Fiorentina e Catania. Meravigliosa la tripletta contro l’Udinese il giorno del battesimo del tridente. Da impazzire la doppietta alla Lazio. In più, la gioia del primo figlio in arrivo. Trascinatore. Finalmente.  TOTTI 8: Tantissimi problemi fisici gli impediscono di dare quanto avrebbe voluto (e potuto). È il volto dell’estate con dieci gol in quattro gare europee. In campionato non va diversamente: nove gol nei primi tre mesi, nonostante un’operazione al menisco e un recupero non semplicissimo. Poi, la tendinite al ginocchio e un altro stop. Alla fine, comunque, saranno venticinque gol stagionali. Quattordici in campionato, per confermarsi – anche se in compagnia di Vucinic – miglior marcatore della Roma per il quinto anno di fila. Scandisce i derby con quei pollici che rimarranno nella storia della stracittadina. Le lacrime di Verona sotto la Sud in trasferta sono il simbolo della stagione. E del rammarico per un miracolo rimasto solo nei sogni.
 
MENEZ 7,5: Spalletti in estate gli aveva ritagliato il ruolo di laterale sinistro nel 4-4-2. Ranieri, al contrario, lo vede trequartista. A Milano, contro il Milan, sembra sbocciare. Poi, l’errore dal dischetto contro il Fulham lo getta in un tunnel che porta ad una dura lite con il tecnico nel periodo di Natale. Il culmine, il giorno dell’epifania dopo Roma-Cagliari. Sembra la fine dell’avventura. Da lì, invece, nasce un Menez diverso. All’Olimpico contro l’Udinese novanta minuti mostruosi replicati sei giorni dopo, ancora a Roma, contro l’Inter. A giocare contro di lui, una continuità che non c’è ancora. E solo un gol all’attivo. Questa è stagione ha dimostrato che può essere molto utile. Nella prossima, dovrà dimostrare di poter essere decisivo. Sempre. TONI 7,5: Il colpo dell’anno della famiglia Sensi, accolto come soltanto Batistuta prima di lui. Per mesi, ‘Luca Toni Numero uno’ è stata la colonna sonora di radio e mezzi di comunicazione. Riempie il Flaminio il giorno della presentazione. Debutta a Cagliari, impressiona contro il Chievo, esplode all’Olimpico contro il Genoa. Poi, lo stop di Torino. Contro l’Inter segna un gol che lo proietta nell’Olimpo della stagione. Quando però sembra lanciato verso un anno indimenticabile, si ferma. Perde i mondiali e, forse, la possibilità di una conferma in giallorosso. Lo sa anche lui, che saluta ancor prima di partire per Verona. Ha il merito di aver fatto tornare a sognare un ambiente che aveva scordato come si fa. Solo per questo, meriterebbe un ‘grazie’ grande così.
 
MEXES 6,5: Da titolare inamovibile a riserva di lusso della coppia Burdisso-Juan. Mai una parola di troppo, mai una polemica. In estate aveva detto di voler diventare un leader. Questo il suo modo per dimostrarlo. Le lacrime al fischio finale di Roma-Sampdoria restano l’emblema dell’addio ai sogni.  DONI 5: Lo scorso anno in campo anche con un buco nel ginocchio. In questa stagione, paga l’aver rinunciato ad una convocazione per non dire no al Brasile. Per questo finisce in panchina, complice l’esplosione di Julio Sergio. La tribuna delle ultime settimane è la prova di una rottura definitva.  LOBONT sv: Pochi istanti in campo, ma la simpatia di tutto il gruppo. Che potrebbe valergli un posto anche nella Roma 2010-2011.  ARTUR 4: Titolare nei preliminari di Europa League e alla ‘prima’ contro il Genoa. Da quel momento, non vede più neanche la panchina. La sua avventura finisce qui. Arrivederci.  MOTTA 5,5: Ranieri lo alterna a Cassetti all’inizio del suo percorso, prima di individuare nell’altro Marco il titolare del ruolo. A gennaio la possibilità di salutare per l’Inghilterra sfuma di un nulla. Il delirio che lo coglie a Livrono cala il sipario sulla sua seconda stagione giallorossa. Chiude titolare le ultime due gare per le squalifiche di Cassetti prima e Riise poi. Anche per lui, sembra di essere arrivati ai saluti.   TONETTO sv: Seconda stagione sfortunata. L’ultima con la Roma. Arrivederci Max.  ANDREOLLI 6: Il gol che gela il Craven Cottage al 92’ di Fulham-Roma è senza dubbio l’immagine più bella di una stagione avara di soddisfazioni.  FATY 6: Impressionante nel debutto contro il Napoli, quando si veste da Essien e asfalta Hamsik. Naufraga da trequartista quindici giorni dopo, col Livorno all’Olimpico. Poi, due volte contro l’Udinese – in campionato e in coppa – senza squilli di tromba.  BRIGHI 6,5: Quattro reti in campionato di cui tre al Palermo tra andata e ritorno. Meno spazio di quello che avrebbe creduto. Sempre affidabile quando è stato chiamato in causa. Il rinnovo (con adeguamento)  del contratto non arriva, però.  CERCI 5,5: Nei progetti estivi di Spalletti doveva essere il cambio a Taddei nel 4-4-2. A gennaio sarebbe stato del Bari, non si fosse impuntato sul rinnovo. La cosa più bella, il rigore guadagnato ad Atene.  BAPTISTA 5,5: A gennaio poteva andare all’Inter. Forse sarebbe stato meglio. Almeno per lui. Pochissimo spazio alla sua seconda stagione a Roma: tre gol e poco altro. Ai mondiali arriverà riposato. GUBERTI 5,5: Mezza stagione senza lampi. Poi Genova per la Champions.
 
PIT 6: Assist all’ultima per Okaka-gol. Lascia un bel ricordo.  CICINHO sv: Chi l’ha visto?
 
OKAKA 7: Quel tacco contro il Siena, una delle svolte della stagione. A presto, Stefano. ALLENATORE RANIERI 9,5: Cosa sarebbe stata la stagione della Roma senza di lui? Arriva il 2 settembre a raccogliere una Roma con le flebo e l’ossigeno. Riparte piano a Siena, soffrendo e vincendo. Inciampa a Basilea. Domina la Fiorentina. Ad ottobre crolla tre volte e sembra la fine, con tanto di corone di fiori portate al capezzale della squadra da una parte di tifosi. Da lì, invece, costruisce una squadra solida, organizzata, moderatamente fortunata. A tratti anche bella. Vince a Torino a casa Ferrara, tanto per ricordare cosa si sono persi da quelle parti. Vince anche a Firenze dove forse meritava di uscire con le ossa rotte. Saluta l’Europa per quattordici minuti di follia, ma non accusa il colpo, tirandone fuori una squadra ancora più forte. Affronta il ‘curvone’ a tutta velocità, e ne esce davanti a tutti. Un capolavoro di organizzazione la vittoria all’Olimpico sull’Inter. Un delirio i due derby strappati di forza alla Lazio. Riempie un Olimpico che aveva eprso la gioia di esserci. Sul rettilineo, l’unica sbandata del girone di ritorno la paga con il sogno più bello. Mourinho gli soffia anche la coppa. Lui, però, c’era sempre. Fino in fondo. Un fenomeno anche in sala stampa. Perché non sempre serve sembrare arroganti per essere grandi. La Roma meravigliosa del 2010 porta stampato sul viso il sorriso di Claudio.

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