• Giannini: “I giocatori con De Rossi? Perchè è uno di loro”

    Redazione RN
    30/03/2024 - 19:17

    Il Principe Giuseppe Giannini parla del match del Via del Mare che vede di fronte le sue due ex squadre

    Giannini: “I giocatori con De Rossi? Perchè è uno di loro”

    GIANNINI LECCE ROMA – Sono 437 presenze e 75 reti con la Roma; 50 con 4 reti con la maglia del Lecce: il giallorosso di diverse tonalità ha segnato e scandito, in proporzioni ovviamente diverse, la carriera di Giuseppe Giannini, che ci concede una chiacchierata piena di contenuti, giocando anche un po’ con le linee del tempo.

    Le parole di Giannini in esclusiva a RN

    Cominciamo proprio dalle tue ultime due stagioni al Lecce, dal gennaio ’98 a tutto il ’98 – ’99.
    “Mi volle Prandelli, che però poi fu esonerato; arrivò Sonetti e, pure se alla fine retrocedemmo, facemmo con lui un grande girone di ritorno, stavamo per salvarci. Infatti l’anno dopo vincemmo il campionato cadetto ancora con Sonetti in panchina.
    Gran bei ricordi a Lecce: meravigliosa città, grande tifoseria, un mare indimenticabile, una cucina squisita. Che vuoi di più?”

    Però quando si nomina il Lecce, a proposito della Roma, inutile che io continui, vero?
    “A distanza di quasi quarant’anni, ancora io e i miei compagni dell’epoca non troviamo una spiegazione esaustiva per quella partita che iniziò come una festa generale, tra l’altro passando pure in vantaggio. Amarezza, rammarico, frustrazione ma soprattutto una sensazione, prevalente sulle altre: l’ incredulità. Riflettendoci bene, posso aggiungere che nonostante viaggiassimo sulle ali dell’entusiasmo, forse la stanchezza comincia a farsi sentire, dopo quella striscia di vittorie e quella rimonta sulla Juventus; a Pisa per esempio eravamo andati in svantaggio”.

    Questo Lecce-Roma di lunedì che insidie presenta?
    “L’agonismo del Lecce, il suo bisogno di punti; la Roma ovviamente è superiore ma deve stare attenta a dosare le forze”.

    Il principale merito di Daniele De Rossi, fino a ora?
    “Aver rivalorizzato la qualità tecnica del gruppo, aver fatto capire, come ha anche detto, che poche altre squadre hanno una rosa superiore a questa Roma. Ha offerto un gioco più propositivo e fatto sentire tutti, o quasi, dei potenziali titolari. È entrato con il beneficio dato dall’aver conosciuto più di un giocatore come suo compagno all’epoca; poi al tempo stesso sa essere una guida tecnica autorevole, con una sua idea di gioco; l’elemento di conforto è dato però dal fatto che i giocatori, da un certo punto di vista, sentono che è uno di loro”.

    La rinascita di Pellegrini si spiega così?
    “Anche quella di Paredes direi…comunque sì, Lorenzo ora avverte una totale fiducia anche nei mezzi fisici, visto il recupero; in più ha maggiore centralità nello sviluppo della manovra sulla trequarti e fa brillare le sue doti tecniche. A volte col cambio di allenatore, io l’ho vissuto più di una volta, scatta qualcosa di inconscio, nei singoli e nel gruppo”.

    Pensi anche tu che la Roma ora sia allenata meglio?
    “No, io a questo non ho mai creduto. Pensare che uno come Mourinho, con la sua dedizione e la qualità del suo staff tralasciasse i particolari in allenamento per me è inverosimile”.

    Visto che ci sei passato prima di lui, che effetto ti fa vedere Totti che non riesce a rientrare nei quadri dirigenziali della Roma?
    “Mah, ogni tanto fa accenno a questa cosa, è chiaro che uno col suo passato ci terrebbe, mi pare anche ovvio, avendolo vissuto pure io; poi bisogna anche dire, sempre giudicando dall’esterno, che lui ha mille impegni in mille posti, lo vedo in giro per il mondo, sta molto diversificando le sue attività e i suoi interessi”.

    Questo discorso riapre una vecchia ferita?
    Ormai no, all’epoca mi sarebbe piaciuto; è ovvio che abbia vissuto con amarezza il fatto di non avere avuto certe possibilità con la società nella quale sono sbocciato e nella quale ho trascorso quasi tutta la carriera, ma il tempo passa e se cose non sono accadute prima, non credo che possano più accadere”.

    Parlando del presente e del tuo lavoro con il Monterosi, che momento è per il calcio italiano quanto a scouting e valorizzazione del talento?
    “Ormai da qualche anno giro molto per vedere tanti giocatori, in tanti posti. La prima cosa che ti posso assicurare è che il talento nei giovani calciatori italiani non manca, però va scovato, valorizzato e custodito. Ne parlavo con Gianfranco Zola qualche settimana fa. Ci sono tanti giocatori da vedere, in tante categorie. Più che preoccuparmi di quanti talenti ci siano in giro in Italia, mi preoccuperei della preparazione dei tecnici a livello giovanile. Questo è un aspetto fondamentale”.

    Secondo te non si dà troppa importanza al requisito della fisicità?
    “In effetti sì e non è un problema solo italiano. Lo capisco per il ruolo del portiere e un po’ del difensore, ma per altri ruoli lo trovo eccessivo come criterio. Al Monterosi ora abbiamo un 2009 molto promettente, non faccio neanche il nome per proteggerlo ovviamente, che è piccolo fisicamente ma tecnicamente dotatissimo. Compito nostro è valorizzarlo in base alle doti, non penalizzarlo rispetto al fisico, se rendo l’idea”.

    Chiudiamo con un augurio ai tifosi giallorossi, che ovviamente non ti hanno mai dimenticato?
    “Buona Pasqua a tutti e colgo l’occasione per ringraziare la gente, la mia gente che ogni giorno continua a farmi sentire circondato d’affetto per ciò che ho fatto con la maglia della Roma”.

    Paolo Marcacci

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    1. Invece Mou era contro di loro??
      Il problema è che i giocatori decidono anche quando è ora di mandare via l’allenatore e Giannini lo sa benissimo.
      🤥🤥

    2. Già.. ma ormai tutti fanno passare questa cosa per normale.. giornalisti in primis che dovrebbero invece sottolineare che la professionalità di certa gente che guadagna mln dovrebbe essere sempre al 100% verso l’allenatore , chiunque sia. 

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