• Genoa-Roma, l’analisi tattica: rossoblù aggressivi, giallorossi lenti e troppo orizzontali nel palleggio

    Marco Guerriero
    29/09/2023 - 9:37

    L'analisi tattica di Genoa-Roma 4 a 1, match valido per la sesta giornata di campionato: tanti duelli, giallorossi lenti nella manovra

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    Genoa-Roma, l’analisi tattica: rossoblù aggressivi, giallorossi lenti e troppo orizzontali nel palleggio

    GENOA ROMA ANALISI TATTICA – Crolla la Roma a Marassi in questo inizio di campionato sofferto e fastidioso, con 5 punti in 6 gare e già 11 gol subiti, senza nessuna certezza, tante criticità e perplessità, che indirizzano già in maniera inesorabile verso un unico obiettivo di spessore le mire stagionali.

    Una squadra da competizione europea piuttosto che da corsa a titolo o piazzamento Champions, dove la continuità rimane un requisito vitale, e l’inciampo una sporadica eventualità. Male nelle letture, la gestione di gara è apparsa approssimativa, con la sensazione che sia stata ignorata l’onda d’urto del Genoa, e con la solita abbuffata finale di giocatori offensivi che a queste latitudini mai hanno prodotto esito positivo.

    MODULI E SVILUPPI DI GIOCO

    Con modulo 3-5-2 speculare per entrambe, Mourinho conferma 10/11esimi rispetto a Torino, con il rientro di Pellegrini che con Cristante agisce da mezzala intorno a Paredes, alle spalle dei due tenori Dybala e Lukaku. I cinque davanti a RuiPatricio sono ancora Mancini, Llorente e Ndicka al centro, con Kristensen e Spinazzola esterni. Per Gilardino uno schieramento speculare, con Bani, la rivelazione Dragusin, e Vasquez centrali davanti a Martinez, e con Sabelli e Matturro quinti di centrocampo. In mezzo c’è Badelj a dare ordine, con Strootman e Frendrup mezzali alle spalle di Gudmondssen e Retegui.

    PRIMO TEMPO CON RITMI DIVERSI CHE SCAVANO IL PRIMO DIVARIO DI SERATA

    La Roma viene sorpresa in avvio di gara da un Genoa che scala in avanti sin dai primi minuti, specie quando nel tentativo di costruzione i giallorossi non trovando spazi scaricano palla indietro, con i rossoblù che alzano subito il baricentro, trovando il gol grazie ad un recupero palla che coglie impreparate le retrovie con Llorente, Mancini e Kristensen poco reattivi e in ritardo sulle chiusure.

    Attendendo a trequarti dopo il vantaggio e leggendo perfettamente i tempi del pressing ultra-offensivo legato alla palla scaricata per via di una costruzione lenta da parte di Paredes e compagni, il Genoa costruisce la sua gara aggressiva, dove ogni giocatore giallorosso riceve palla di spalle e tale aggressività toglie tempi di gioco e spazi decisivi. Non ci sono tatticismi, ma duelli individuali, con il Genoa più reattivo e corto in campo, e i giallorossi lenti e troppo orizzontali nel palleggio.

    I grandi meriti sono tutti di Gilardino e dei suoi uomini che, nonostante la perdita nella prima mezz’ora di Badelj e Strootman (sostituiti da Thorsby e Kutlu, con Frendrup che si sposta in regia) per guai muscolari, non cambiano mai atteggiamento. Neanche quando la Roma capisce l’importanza di uscire e spingere con i quinti per evitare la pressione, con Spinazzola che assiste Cristante a centro area che trova il timing perfetto dell’inserimento per battere Martinez.

    I giallorossi commettono l’errore di pensare che raggiunto il pari sia sufficiente il divario tecnico per uscire alla distanza nel match, con Bove che nel frattempo è subentrato a Llorente (anch’egli infortunio muscolare) con Cristante che si sistema nei 3 centrali difensivi, cominciando a marcare forte Retegui e Gudmondsson, che svaria moltissimo. Il centrocampo dei giallorossi vede subito un Bove molto aggressivo su Frendrup, ma nelle due fasi è troppo carente in quella di possesso, con un Paredes troppo orizzontale che non incide nel palleggio, non fa filtro, non riesce a chiudere la linea di passaggio verso le 2 punte genoane.

    La forza dei rossoblù è nell’essere molto corti e scalare sempre in avanti togliendo linee di passaggio verso Lukaku e obbligandolo a rientrare sempre indietro per non rimanere in fuorigioco, così come tenere anche Dybala sempre di spalle e impossibilitato alla rifinitura. E quando Gudmundsson si beve tutta la catena di destra dei giallorossi, per presentarsi in rifinitura e porgere palla a Thorsby che confeziona un appoggio che Retegui scaraventa in rete, la Roma capisce che serve molto di più dello spessore tecnico per rimanere in gara.

    RIPRESA DOVE GRADUALMENTE IL GENOA LEGITTIMA LA SUPERIORITÀ 

    Si riparte con Belotti per Mancini (ammonito) e passaggio ad un 4-3-1-2 dove Pellegrini fluttua in appoggio alle spalle dei 3 avanzati, ma la criticità principale della Roma diventa, con il passare dei minuti, sempre più cronica. I giallorossi non riescono a fare correre indietro il Genoa, sempre corto e aggressivo in avanti, e non riescono a mettere palla profonda di qualità, così come quando prendono campo i rossoblù chiudono molto bene con due linee e un sotto-palla totale intorno all’area di rigore.

    Diventa a quel punto importante aggirare e non sbattere sempre su tale schieramento, sollecitando Spinazzola e Khristensen nell’assistenza verso il centro dell’area, ma nel momento in cui i giallorossi serrano i tempi per attuare il forcing risolutivo, il Genoa trova ripartenza e corner dal quale scaturisce il terzo gol, che indirizza in maniera adesso definitiva la gara.

    Con Messias per Matturro, Gilardino non si abbassa e mantiene peso specifico offensivo ai suoi, mentre Mourinho riempie gli ultimi 30 metri con tutte le forze offensive a disposizione, con El Shaarawy (che parte dalla posizione di terzino sinistro), Azmoum, Aouar (si sistema in mediana vicino a Bove) per Pellegrini, Paredes, Spinazzola, ma come altre volte l’effetto ottenuto è contrario alle aspettative.

    Così che anche il quarto gol è servito, e punisce forse eccessivamente una Roma sovrastata per ritmi e fisicamente da un Genoa mai domo, che fino al 90esimo ha corso addosso ai giallorossi, inibendone palleggio e preparazione per la strategia tattica più prevedibile, cioè il sollecitare la coppia Dybala-Lukaku con una costruzione adeguata.

    Maurizio Rafaiani

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    1. Genoani aggressivi e veloci, giallorossi lenti e leziosi ( tra campioni del mondo ed esaltati non in grado di superare UN avversario), in aggiunta al gioco sterile, partendo dalla difesa (scarsissima e centrocampo statico), c è ORMAI da cambiare TUTTO, vero Friendkin? A cominciare da Mourinho……!!!

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