«Le dobbiamo vincere quasi tutte», aveva proclamato Lucianone Spalletti prima del derby. Perdendolo, s’è tolto un dente. Che poi, è il «quasi». Ora infierire sulle falangi giallorosse dopo aver perso un derby in quel modo, è un po’ come impallinare la croce (giallo)rossa. Ma, diamine, se è vero che siamo il popolo dell’ironia da stadio, della risata e della presa per i fondelli senza eguali, allora forza, pigliamoci in giro da soli e facciamoci del male. Passando per le parole dell’indimenticabile «Maestro», sì con la «M» maiuscola, Zdenek Zeman, che in un’intervista aveva dichiarato: «Pandev, Bianchi e Rocchi sono ottimi attaccanti, ma tutti insieme chi rientra?». Primo scivolone. Alla tremenda, scabrosa, tellurica domanda scuoti-amuleti – «chi vincerà stasera?» – il boemo ha mollato gli ormeggi della scaramanzia sparando pronostici ad altezza uomo: «Non sono un mago, ma se la Roma è convinta dei propri mezzi…». Una cosa è sicura: mai Zdenek potrà fare servizi di cartomanzia dal vivo a 1,50 euro al minuto. Scudisciando l’eroico passato giallorosso, arriviamo all’ultimo colpo dell’amato profeta del 4-3-3: «Mi chiedo: perché non fanno giocare Rozehnal?». Delio Rossi gli ha risposto ciabattando giulivo e saltellante sotto la Nord. A proposito, un piccolo appello al dirimpettaio: caro Delione, è proprio impossibile ruminare chewing gum a bocca chiusa?
Se la Grande Speranza Giallorossa passa per Ranieri,  che sabato assaggerà l’Inter, allora stiamo freschi. Sentitelo: «Per me l’Empoli vale l’Inter, tre punti sono sempre tre punti». Premio abisso del pensiero vinto a mani basse. In perfetto “Juve new style” la metafora religioso-anatomica sull’ipotesi di non centrare la qualificazione in Champions: «Solo i monaci quando s’incontrano ripetono “ricordati fratello che devi morire”. Io quando ogni mattina mi sveglio non penso che quella sarà l’ultima volta. Al massimo mi tocco e vado avanti».  E visto che siamo in zona sfiga, occupiamoci dell’Inter. Dopo aver ricomposto il piumaggio e messo il collirio sugli occhioni gialli, gufo-Mancini ha usato la metafora venatoria per spedire qualche tir di jella sull’Olimpico giallorosso: «Noi siamo la lepre, ci basta mantenere il ritmo ed è fatta. Piuttosto, è il cacciatore che insegue e che non deve scivolare…». Che l’usanza mattutina di Ranieri possa essere efficace anche per Spalletti? Mediti il mister, mediti…
E adesso, occupiamoci delle altrui disgrazie. Quelle del Milan ad esempio, messo ko da un paio di onesti pedalatori come Maggio e Del Vecchio. Diceva, alla vigilia, Ancelotti: «Dobbiamo cercare di vincere in tutte le maniere». Non ha provato quella alla ligure, evidentemente. Eppoi: «C’è il conforto obiettivo che la squadra è in netto miglioramento sul piano fisico e del gioco». No comment. Anche Cesarone Prandelli non le ha mandate a dire: «Siamo qui (a Napoli) per fare una partita decisa». Pronostico illuminante. Peccato non abbia azzardato il nome di chi, Lavezzi, l’ha decisa ‘sta partita. E Novellino? Walterone non si può trascurare: «Vogliamo dimenticare subito la delusione di domenica scorsa. Per fortuna c’è subito una grande partita con l’Udinese». Eh sì, per fortuna. Anche mister Guidolin s’è guadagnato il suo spazio in questa perfida rubrica, perché prima dell’uno-due che neanche Tyson, al Tardini, aveva incautamente cinguettato: «Prima la salvezza, poi puntiamo all’Uefa». Un po’ come dire: prima bevo il vino, poi stappo la bottiglia. Prosit.
 
Paolo Franci

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