12 Maggio 2008

Franci a gamba tesa: ** I gesti di Mancio, il gol di ´Karggià´ e una parola per Matrix

 
Senta Mancini, lo scorso anno avete vinto il tricolore proprio contro il Siena mentre i giallorossi affrontavano l’Atalanta, che coincidenza è? “Vedremo se sarà un segno del destino…”. Nessuno, sabato, durante la conferenza stampa della vigilia, aveva fatto caso alle mani di Mancini che, all’unisono, erano scivolate sotto al tavolo. I maligni dicono che abbia proceduto a ruspante gesto di scaramanzia. Altre fonti rivelano che gli si era rotto l’elastico di un calzino che continuava a “calare” senza pietà. Altri sussurrano che il vibracall del telefonino che aveva in tasca provocava fastidiose vibrazioni. Vai a capire dov’è la verità. “E’ importante che il Meazza sia una bolgia e che il tifo sia assordante…” era stato l’appello del Mancio alla vigilia. Facile capire perchè, adesso: dovendo insultare pesantemente Materazzi per tutta la partita cercava copertura sonora, dimenticandosi però di applicare il “sistema Cassano” per la lettura del labiale. Vi risparmiamo le quintalate di “il Siena giocherà la sua partita”,”Il Siena non regalerà nulla”, “il Siena ha fatto un bel campionato ed è già salvo, ma non per questo farà regali”. Ve li risparmiamo perchè nella settimana precedente alla partita avevano invaso giornali, radio, siti web e tv come uno di quegli sciami di locuste affamate, letali e inarrestabili. Il ddt giusto, lo ha trovato però mister Maccarone, passato dal Middlesbrough a Palio. Il nostro rivelava alla vigilia: “L’Inter mi deve un gol, all’andata ne avevo segnato uno al di là di quel che disse Cordoba: la toccò lui ma anche io e venne dato autogol..”. S’è rifatto con gli interessi (romanisti). E come dimenticare Karggià , come la chiamiamo noi a Roma? Lui, Kharja, l’aveva promesso e nessuno, dico nessuno era stato lì a prenderlo sul serio. Aveva appena sdraiato la Juve a Siena e poco dopo, ricordando i pur brevi fasti trigoriani aveva dichiarato, con quel sorriso un po’ così: “Domenica ci riprovo con l’Inter per fare un favore ai miei ex compagni..”. Ti chiediamo scusa Houssine, a nome di tutti coloro che non hanno creduto.

 Standing Ovation per SuperMario Balotelli, tanto forte quanto poco simpatico e per niente a suo agio con i pronostici (beata gioventù): “Domenica lo scudetto non ci sfuggirà e io sogno di segnare il gol decisivo”. Il gol, tra l’altro l’aveva anche segnato, ma a guastare la festa sono arrivati in due, Karggià e Matrix. A proposito, proviamo a levare una voce fuori dal coro, su Materazzi. Si vabbè, avrà ecceduto nello strappare la palla a Cruz per battere quel maledetto (benedetto) rigore. Si vabbè, avrà fatto infuriare Mancini, Moratti, lo stadio e i raccattapalle. Sì vabbè, non è un esempio di fair play, ma dove sono adesso quelli che ne hanno fatto un simbolo dopo il Mondiale? Dove sono quelli che fino a ieri lo ritenevano un condottiero dell’Inter? Dove sono quelli che a Milano lo sventolavano come una bandiera fino a domenica sera? Lo ha dovuto difendere De Rossi, suo amico e compagno azzurro, facendo un parallelo col rigore di Manchester: “Avrei preferito avesse fatto gol, ovviamente con il terzo gol del Siena poco dopo, perchè io so cosa significa sbagliare un rigore decisivo”. Materazzi era stato tra i primi a inviare un sms a Capitan Futuro dopo l’Old Trafford. Materazzi dopo il terribile infortunio premondiale di Totti s’allenava col cappello con su scritto “Daje Pupone”. Materazzi è uno che, nel bene o nel male, non ha mai avuto paura di metterci la faccia. E lo ha fatto anche dopo il rigore sbagliato col Siena. Quanti al posto suo si sarebbero presentati davanti ai microfoni? Iniziate a contare e vedrete che basteranno le dita di una mano, più o meno.
 
Paolo Franci

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