Fermo Immagine, Roma-Spezia: Mourinho, Vox Populi Vox Dei
Continua l’appuntamento con la rubrica di Paolo Marcacci al termine delle partite della Roma. Ogni post-gara un commento su quanto mostrato dagli uomini di Josè Mourinho.
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ROMA SPEZIA MARCACCI – Continua l’appuntamento con la rubrica di Paolo Marcacci al termine delle partite della Roma. Ogni post-gara un commento su quanto mostrato dagli uomini di Josè Mourinho.
Mourinho, Vox Populi Vox Dei
Accada quel che deve accadere, l’Olimpico si è pronunciato, a scanso di equivoci e di questioni di classifica. Quando nel cuore della ripresa spunta nella parte bassa della Tevere il grande striscione che invoca Mourinho a vita sulla panchina della Roma (“per mille anni”, nel dettaglio), dopo che altri con contenuto simile ne aveva esposti la Sud, ogni altra gradinata fa capire di essere d’accordo. Voce di popolo, voce di Dio, ci insegnarono i nostri padri.
Nel frattempo scorre la caotica realtà di una Roma stanca, stanca per i postumi di Budapest, per il morale e per l’ennesimo episodio discutibile giudicato in modo sorprendente da un fischietto indisponente. Da varie latitudini arrivano notizie avvilenti; ma la gente dell’Olimpico, attraversando la gazzarra delle panchine, con Semplici polemista a domicilio nell’area tecnica romanista, sembra sublimare la realtà contingente con un proclama d’amore incondizionato.
Qualcuno potrà osservare, anche a ragion veduta, che il pubblico dello stadio non rappresenta in toto due milioni di romanisti: vero, ma le radio, i siti, le prese di posizione con ogni piattaforma possibile e immaginabile, dicono qualcosa di simile. A prescindere dalla classifica, dall’Europa che la Roma frequenterà, dall’ennesima partita da “vorrei ma non posso”.
Accada quel che deve accadere, l’Olimpico si è pronunciato, a scanso di equivoci e di questioni di classifica. Quando nel cuore della ripresa spunta nella parte bassa della Tevere il grande striscione che invoca Mourinho a vita sulla panchina della Roma (“per mille anni”, nel dettaglio), dopo che altri con contenuto simile ne aveva esposti la Sud, ogni altra gradinata fa capire di essere d’accordo. Voce di popolo, voce di Dio, ci insegnarono i nostri padri.
Nel frattempo scorre la caotica realtà di una Roma stanca, stanca per i postumi di Budapest, per il morale e per l’ennesimo episodio discutibile giudicato in modo sorprendente da un fischietto indisponente. Da varie latitudini arrivano notizie avvilenti; ma la gente dell’Olimpico, attraversando la gazzarra delle panchine, con Semplici polemista a domicilio nell’area tecnica romanista, sembra sublimare la realtà contingente con un proclama d’amore incondizionato.
Qualcuno potrà osservare, anche a ragion veduta, che il pubblico dello stadio non rappresenta in toto due milioni di romanisti: vero, ma le radio, i siti, le prese di posizione con ogni piattaforma possibile e immaginabile, dicono qualcosa di simile. A prescindere dalla classifica, dall’Europa che la Roma frequenterà, dall’ennesima partita da “vorrei ma non posso” quasi fino alla fine, poi addolcita dal rigore che stacca il biglietto per l’Europa League con un fremito di rete. Pur nell’amarezza, tutto il resto è Joya.
Paolo Marcacci