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EMPOLI ROMA ANALISI TATTICA – A Empoli chiedeva la terza vittoria consecutiva il tecnico e la squadra ha risposto in pieno con 3 punti figli di una gara molto simile alla vittoria di Bergamo. Il cinismo, ma soprattutto la capacità di valorizzare le caratteristiche di corsa e intesa come possibilità di distendersi negli spazi dei suoi giocatori hanno saputo sfruttare al meglio i pregi presenti e che questa squadra sa esprimere. Come da tempo andiamo dicendo, l’agire di rimessa attraverso una transizione figlia del recupero palla centrale, o appena a ridosso della meta campo, significa ottimizzare al meglio le risorse di un gruppo ancora troppo al di sotto del suo potenziale, specie in funzione degli ultimi innesti.

Moduli e sviluppi di gioco

Contrariamente alle ultime indicazioni, Mourinho sospende il 4-3-2-1 per fare ritorno al recente 3-5-2. Davanti a Rui Patricio rientra Smalling, coi due braccetti Mancini e Ibanez, mentre i quinti sono Karsdorp e Maitland-Niles. In mezzo c’è Cristante a dettare i tempi, con Sergio Oliveira e Mkhitaryan ai lati di supporto ai due sempre più affiatati Abraham e Zaniolo. Andreazzoli si adegua, col suo 4-3-2-1 propositivo, sfrontato, irriverente che costruisce basso von Vicario, aprendo i due centrali Tonelli ed Ismajili ed alzando i due terzini Fiamozzi e Marchizza. In mezzo Ricci detta i tempi, con Zurkowski e Bandinelli mobili mezzali a supporto e interscambio con le punte esterne. Bajrami ed Henderson alle spalle di Pinamonti.

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Primo tempo implacabile e autoritario

L’inizio gara è presto sintomatico delle strategie scelte dai tecnici, ma se quella dell’Empoli è consuetudine, Mourinho sorprende Andreazzoli con una pressione ultra-offensiva, uscendo alta con Abraham e Zaniolo e mandando Mkhitaryan sulle tracce di Ricci, mossa che sortisce effetti immediati laddove i toscani faticano nella costruzione cadenzata conclamata. Vicario è spesso costretto ad uscire alzando palla verso Pinamonti, che si appoggia poi sulle mezzali o la punta esterna che gli viene a giocare sotto, ma senza innescare l’immediata profondità successiva, che allungherebbe la Roma. In funzione di ciò i giallorossi mantengono le distanze, e godendo di tale compattezza valorizzano la riconquista media, impronta marcata delle caratteristiche di gioco della squadra di Mourinho e attraverso la quale possono avviare le transizioni più efficaci. Tale scenario porta, in 35 minuti ad indirizzare la gara in maniera inesorabile, coi giallorossi implacabili e su un 4a0 che impone un copione non più variabile. A dire il vero, anche l’Empoli vorrebbe andare a prendere la Roma alta, sempre pronto a chiudere in zona palla e chiudere le linee di passaggio (schermando Cristante che non sempre viene trovato) più che marcare. La qualità e la capacità di farsi trovare dentro al campo da parte di Sergio Oliveira e Mkhitaryan mostra quegli sviluppi di gioco che innescano la qualità in loro presenza. Abraham cuce, Zaniolo sfonda con Maitland-Niles che si sforza di alzarsi (altrettanto fa Karsdorp sulla corsia opposta), nonostante non sia di piede, in modo da farsi marcare dal terzino avversario (Fiamozzi)e consentendo ai due attaccanti di giocare un 2contro2 coi centrali avversari. In fase di possesso l’Empoli è propositiva con Bandinelli che gode di alcune libertà, lui che è bravo a inserirsi e trovare spazi praticabili mentre la catena esterna di destra (come col Lecce) lavora su rotazioni che Maitland-Niles non sempre legge, spesso tagliato fuori perché troppo alto con Pinamonti che si muove spesso nello spazio alle sue spalle e con Bajrami che accompagna. Aldilà di tutte le dinamiche descritte, è il grande cinismo il protagonista di un primo tempo di una squadra sempre pronta a distendersi bene negli spazi e fatta per il contropiede.

Ripresa insufficiente, ma il divario nel punteggio è rassicurante

Si riparte coi medesimi 22, e la Roma ha inizialmente un buon impatto, col giusto atteggiamento, aggressiva in zona palla, vorrebbe fare capire che la gara è finita. Meglio non vengano alzati i ritmi e pretese da parte dei toscani, pena un arrotondamento del punteggio. Andreazzoli sa dare le giuste conoscenze alle sue squadre e la mentalità sportiva propositiva, appena la Roma perde campo i suoi diventano padroni della gara. I giallorossi si schiacciano troppo, soprattutto coi centrocampisti che in troppi momenti si abbassano fin sulla linea dei 5 e quando Pinamonti accorcia il primo svantaggio la Roma è in area con 4 contro 1 ma il problema di pensare di essere in tanti anziché pensare di marcare diventa decisivo. Il contraccolpo c’è perché ora oltre a schiacciarsi, la Roma non riesce ad uscire più pulita e l’Empoli comincia a macinare gioco in maniera continua. Mourinho inserisce Vina per Maitland-Niles che non gradisce, ma con l’uruguaiano di piede i giallorossi possono ora spingere di più e meglio anche a sinistra anche se non sarebbe necessario, perché la priorità diventa spezzettare il gioco con dei falli, fare ostruzionismo. Abraham deve far salire la squadra tenendo palla e Zaniolo buttarsi nello spazio per dare sfogo. Con Veretout in mezzo Mourinho mette sostanza in mezzo, in luogo della qualità di Mkhitaryan, guadagnando in recuperi delle seconde palle e aggressività. Zaniolo ha i crampi e Felix lo rileva nel ruolo e nei compiti, mentre Andreazzoli prova il tutto per tutto con Cutrone, ma nei 90 minuti, al fischio finale, la gara dimostra cos’è l’organizzazione di gioco di un allenatore che pur con materiale inferiore lavora sul campo, e di uno che è eccelle per gestore e gestione di risorse.

Maurizio Rafaiani

3 Commenti

  1. E’ andata bene x i quattro goals del primo tempo, ma troppa fifa. Poteva risolversi come con la Juve, forse la partita più sciagurata della Roma, visto il punteggio iniziale. Se diventa una consuetudine abbassare la squadra pensando che sia più facile difendersi ho paura che le prenderemo da molti. Mai abbassarsi con questa convinzione, ma infoltire il centrocampo e tenere la posizione più lontana dalla propria area. Spero che il fenomeno portoghee abbia appreso la lezione, ma ho qualche dubbio.

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