13 Settembre 2022

Empoli-Roma: l’analisi tattica. La squadra giallorossa crea con qualità e ritrova i tre punti non senza patemi

L'analisi tattica di Empoli-Roma

Foto Tedeschi

Da Udine a Razgrad, latitudini geografiche delle ultime due gare coincise con le prime sconfitte stagionali, la Roma ritrova a Empoli i tre punti non senza patemi, ma con grande praticità. Nonostante un calcio poco fluido, ma pur sempre in grado di produrre expected goal nell’arco dei 90 minuti, questa Roma pragmatica che delega ai singoli di talento il peso in termini di produzione offensiva, raramente ruba l’occhio e altrettanto raramente si fa sorprendere da atteggiamenti tattici inaspettati da parte degli avversari. A meno uno dal terzetto di testa, in coabitazione con la sorprendente Udinese, i giallorossi ripartono con fare bellicoso legittimando i tre punti con un palo e un calcio di rigore anch’esso spedito sul montante

Moduli e sviluppi di gioco

Mourinho non opera cambiamenti se non obbligato sulle corsie esterne, laddove gli indisponibili Karsdorp e Zalewski comportano l’impiego obbligato di Celik e Spinazzola. Mancini, Smalling, Ibanez davanti a Rui Patricio, in mediana il non dinamico duetto Matic/Cristante, sul quale presto bisognerà trarre conclusioni vista la scarsa dinamicità e propensione ad allungare inesorabilmente la squadra in caso di sviluppi verticali repentini. Pellegrini e Dybala a supporto di Abraham. Zanetti disegna un 4-3-1-2 con un rombo molto dinamico che ruota tra vertice basso e vertice alto, con Pjaca e Marin ad invertirsi in contrapposizione, con Hass e Bandinelli mezzali propositive: il tutto alle spalle dei guizzanti Satriano e Lammers. Sulla linea difensiva davanti a Vicario ci sono Ismajli e Luperto centrali, con Stojanovic e Parisi esterni propositivi di grande spinta.

Primo tempo di controllo apparente, ma l’Empoli è fastidioso

Con entrambe le squadre che aggrediscono alte da subito la fase di costruzione avversaria, la partita delinea presto i suoi scenari con la Roma che controlla la gara e i toscani di Zanetti molto umili nell’accettare il divario lavorando su aggressione al portatore palla e densità in zona palla, per poi ripartire con qualità e un numero breve di passaggi nel distendersi in verticale, attraverso i quali alleggerire la pressione e obbligare i giallorossi a correre all’indietro. Pellegrini si abbassa sul metodista in costruzione, ma di fatto Marin si sottrae alle sue attenzioni portando il capitano giallorosso a farlo marcare esternamente, agevolando Pjaca che si abbassa. La squadra giallorossa crea con qualità, pur senza essere predominante in maniera netta negli sviluppi finali, mentre l’Empoli alza la sua linea e baricentro, e appena può cerca di spezzettare il gioco onde evitare un principio di forcing. Dybala rompe gli equilibri, con una specialità della casa, incanalando una gara scritta, ma dalle mille insidie, che infatti si materializzano a neanche un giro di lancette dall’intervallo, con Bandinelli che sorprende Celik con un taglio dei suoi raggiungendo il pari.

Ripresa in equilibrio ma Roma cinica 

Si riparte con gli stessi 22, con la Roma che reagisce al contraccolpo mentre l’Empoli continua a sfruttare gli spazi dopo la transizione e lo scivolare in ritardo di Spinazzola e Celik. Un Empoli sornione che riparte sempre a folate con molti giocatori, sempre pronto a correre in uno scenario di secondo tempo da polpetta avvelenata, dove supremazia e possesso giallorosso diventano un’incognita. Cosi come diventa drammatico se la Roma perde equilibrio e si allunga rischiando ogni volta di capitolare: troppo lenti ad accorciare in avanti, alzando raramente il ritmo e altresì lenti ad accompagnare il portatore di palla. La Roma vive nonostante tutto una ripresa apparentemente sotto controllo. Zanetti opera i primi cambi, con Bajrami e Akpa per Pjaca e Hass mantenendo uguale il modulo, ma più di contenimento ora. Raramente la Roma alza il ritmo, tendendo sempre ad affidarsi alla giocata di Pellegrini e Dybala, non trovando le combinazione a terra e il raccordo con Abraham. Quando sembrano diventare importanti i cambi, la Roma trova una magia di Dybala che inventa proprio per un Abraham puntuale sotto porta, mentre in mezzo al campo Matic e Cristante quando la squadra si allunga trovano difficoltà nei posizionamenti preventivi, tanto che Camara diventerebbe vitale. Mourinho invece opta per il cambio modulo, inserendo Bove e Belotti in luogo di Dybala e Abraham e virando su un più sicuro 3-5-2, mentre Zanetti ricorre a Cambiaghi e Grassi per Lammers e Marin. Quando i toscani rimangono in dieci per l’espulsione apparentemente esagerata di AkpaAkpro per i giallorossi diventa vitale “portarla a casa”, senza commettere il solito errore di abbassarsi troppo, mentre Bove sbaglia un altro match ball. I giallorossi si abbassano e senza aggressione al portatore, subiscono un inaccettabile tiro a Bandinelli sul quale Rui Patricio si esalta. E quando finalmente Camara rileva Pellegrini il 5-4-1 ermetico a quel punto diventa realtà, mentre Vina per Spinazzola al sesto minuto di recupero non ha un senso, se non per allungare il recupero……..

Maurizio Rafaiani

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2 commenti

  1. Michele65 ha detto:

    Mi dispiace…ma io ho visto una brutta Roma…centrocampo inesistente…salvati da una perla du Dybala…ed un guizzo dell’inglese…abbiamo rischiato anche di pareggiare con un Empoli in dieci…non vedo gioco…condizione fisica mediocre…siamo in cima…ma io non dormirei così tranquillo…Mou…fai qualche cosa….

  2. Simone ha detto:

    Una piccola analisi tattica?
    Con i centrocampisti così lontani le partite della roma sembrano quelle dell’oratorio: distanze siderali a centrocampo tra i mediani e i due jolly spaccano a metà una roma mal messa in campo orribile da guardare con i tre davanti che non rientrano e i mediani in continua difficoltà. Non so cosa abbia in mente l’allenatore a lungo termine. Al momento si vince a fortuna e si tortura chi corre. Buona fortuna roma mia