El Shaarawy si racconta: “Ho alcuni riti pre-partita. A fine carriera potrei uscire dal calcio”

Teresa Tonazzi
08/02/2024 - 19:28

Getty Images
El Shaarawy si racconta: “Ho alcuni riti pre-partita. A fine carriera potrei uscire dal calcio”

EL SHAARAWY ROMA INTERVISTA – Stephan El Shaarawy ha risposto alcune domande nel corso del format Q&A di StarCasinò. Il ‘Faraone’ si è raccontato, dalle tappe della sua carriera al rapporto con De Rossi e alle emozioni in Nazionale e all’Olimpico.

L’intervista

Descriviti come calciatore e compagno di squadra dentro e fuori dal campo.
“Come calciatore nasco come esterno sinistro, alternando la fase offensiva e difensiva. Sono un giocatore di movimento e con il passare degli anni sono diventa più duttile, adattandomi a diversi ruoli. Ho sempre avuto un buonissimo rapporto con i compagni dove sono stato e con lo staff, con tutte le persone che lavorano in società, mi sono sempre fatto voler bene da tutti”.

Che ricordi hai del tuo esordio alla Roma?
“I primi ricordi vanno al gol contro il Frosinone, è stato un gol liberatorio. Venivo da un’esperienza non facile a Monaco, sono arrivato a Trigoria e dopo due allenamenti con la squadra Spalletti mi disse che avrei giocato titolare. Feci il gol del vantaggio e sono stato abbracciato da tutti, sotto la Curva Sud, un’emozione unica”.

Come è cambiato il tuo rapporto con De Rossi da compagno ad allenatore?
“Il bello è che non è cambiato quasi niente. Daniele ha sempre mantenuto lo spirito allegro che aveva anche da compagno di squadra, nel senso sempre sorridente e con la battuta pronta, ma quando entrava in campo era un guerriero, un soldato che dava tutto per la maglia. Lo è ancora oggi, soprattutto con chi conosce da più tempo. Siamo esperti e professionisti e professionali, sappiamo quando c’è da scherzare e quando entrare in campo e dare il massimo per la Roma”.

Hai un rito prepartita?
“Ne ho parecchi, tanti piccolo riti scaramantici, non li dico altrimenti non valgono. Sono tanti anni, non ci faccio neanche quasi più caso”.

In che modo gestisci la pressione?
“Molto soggettivo. Ognuno prepara la partita a suo modo. Ovviamente pensi a tante cose che potrebbero verificarsi, attendo il fischio d’inizio e quando inizia la partita prevale l’istinto e viene tutto in maniera naturale. Io cerco di focalizzarmi sulle cose positive delle partite precedenti per arrivare più positivo alla partita”.

Se dovessi indicare un momento di svolta nella tua carriera?
“Il secondo anno al Milan, quando feci la miglior stagione della mia carriera, e poi l’arrivo a Roma nel 2016”.

Definisci con una parola i tifosi della Roma.
“Non è facile trovare un aggettivo. Sono speciali, hanno un amore incondizionato per questa società nonostante i risultati sportivi. In ogni partita, qualsiasi essa sia, sono sempre lì a tifare a farci sentire tutto il loro calore. Siamo felici di averli accanto”.

C’è un calciatore del passato a cui ti senti di assomigliare?
“Mi sono sempre ispirato a Kakà, il mio idolo. Guardandolo cercavo di replicare ciò che faceva”.

Hai pensato a cosa farai al termine della carriera?
“Non so se rimarrò nel mondo del calcio, potrei prendere la strada imprenditoriale. Mio fratello è laureato in economia, abbiamo fatto diversi investimenti nel mondo immobiliare e delle macchine, per cui c’è anche quell’opzione lì. Manca ancora un po’, le idee potrebbero cambiare”.

Il momento più bello con la maglia della Roma?
“La vittoria della Conference. Il primo trofeo con questa maglia, un sogno che si è avverato. Poi sicuramente il giro di Roma e la festa sul pullman con la gente”.

Cosa ti porti dietro di ciascun club della tua carriera?
“Hanno fatto parte della mia carriera. Sono state tutte esperienze importanti con emozioni positive e negative, mi hanno fatto crescere e capire tanto. Con il Genoa ho esordito in Serie A, Padova è stata la mia prima esperienza fuori casa e mi sono trovato da Dio, ho fatto anche la maturità mentre giocavo. Al Milan ho fatto il salto dalla Serie B, ho fatto la mia stagione migliore. In Cina è stata un’esperienza e un’opportunità che ho voluto sfruttare, a Monaco non ho ottenuto risultati positivissimi, ma da lì sono arrivato a Roma e rilanciato verso gli Europei del 2016. Il ritorno a Roma è stato molto importante, ora penso a fare bene qua”.

L’avversario più forte che ti sei trovato di fronte?
“Messi”.

Il ricordo più prezioso che ti lega al tuo ex allenatore Dionigi Donati?
“Lui è stato fondamentale nel mio percorso di crescita, così come mio padre. Il ricordo più prezioso è il primo gol in carriera è stato contro una squadra della nostra citta, lui mi prese in spalla e mi fece fare il giro di campo. Indimenticabile. Poi l’ultimo saluto, quella è stata l’ultima volta che l’ho visto, è stato un momento molto toccante”.

Oltre all’Olimpico, quale è lo stadio che ti ha suscitato più emozioni?
“San Siro e Marassi. La mia famiglia tifa Genoa, mio padre mi portava allo stadio con il passeggino, sono cresciuto e ho fatto il raccattapalle a Marassi. Sono cresciuto in quello stadio. San Siro è la scala del calcio, un sogno. Poi ovviamente l’Olimpico”.

Quale è sino ad ora il momento più emozionante in Nazionale?
“L’esordio e la doppietta da capitano contro la Moldova, una soddisfazione enorme”.

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