7 Maggio 2022

Ecco perché Mourinho deve vincere anche la finale

foto Tedeschi

MOURINHO FINALE – L’uomo delle finali si è fatto trovare al posto giusto e al momento giusto per una squadra, la Roma, che non andava fino in fondo a una coppa europea da 31 anni.  Mourinho Special One, ma anche Final One, lui che di finali ne ha giocate 8 e ne ha vinte 4. Qui ci fermiamo, ovviamente per le scaramanzie del caso. E così nell’amaro ventennale della sua Inter, allora allenata da Hector Cuper, inchiodata sul calendario dall’ormai famoso 5 maggio in cui perse clamorosamente per 4-2 in casa della Lazio regalando lo scudetto ai rivali storici della Juventus, Jose’ ha regalato la gioia più grande al popolo romanista, una finale europea. Il 5 maggio di Josè Mourinho rimarrà così nella memoria dei 65.000 che hanno dato vita alla notte magica dell’Olimpico. Lui che è riuscito laddove tanti suoi predecessori non sono arrivati. Dove Totti e De Rossi non sono arrivati, dove neanche Don Fabio Capello è riuscito, dove Luciano Spalletti non è mai arrivato, dove il testaccino Claudio Ranieri sarebbe voluto approdare, a quella finale che Eusebio Di Francesco e Paulo Fonseca hanno potuto solo annusare da molto vicino.



Questione di mentalità

Non è affare per tutti la finale di una competizione europea. Lo sa bene Carletto Ancelotti che poche ore prima si era qualificato per i 90’ conclusivi della ben più blasonata Champions League. E’ questione di mentalità, è la chiave nel grimaldello che ti fa vincere le partite con un solo gol. Non è affare per tutti. Lo è sicuramente per chi come il portoghese ha in bacheca due Champions e due Europa League. E chi, all’ombra del Colosseo, non vorrebbe vederlo alzare al cielo anche questa, l’ultima in casa UEFA, quella con il nome che sembra un po’ “una conferenza stampa”, quella che, un anno fa, non sapevamo neanche esistesse? Quando giù tutti a compulsare l’intranet per studiarsi il regolamento. Dodici mesi dopo, Mou potrebbe diventare l’unico allenatore negli ultimi trent’anni a conquistare tre diversi trofei europei e la Roma la prima formazione il cui nome potrebbe essere scolpito nell’albo d’oro della nuova competizione.



Mourinho e la finale per rimanere nella storia

In Britannia tutti temevano il nome dei romani“. Quando uno stadio si presenta così, con uno striscione potente ed evocativo e una voglia di cantare, di farsi sentire, di incitare e di incidere, che galvanizzerebbe chiunque, anche i più scarsi che abbiamo visto transitare per via di Trigoria, allora tutto sembra possibile. “A volte non riuscivo nemmeno a sentire i miei pensieri, l’atmosfera all’Olimpico era incredibile”, ha detto ieri il difensore del Leicester Jonny Evans. Va da sé che questo calore non potrà esprimersi nella sua totalità nello stadio di Tirana dove entreranno poco più di 20.000 persone. Ma se Mourinho è stato capace di emozionarsi per l’emozione della gente romanista, sarà capace di emozionarsi anche per il trasporto di sensi e di passione che la carica giallorossa saprà unire qui in città per trasferirla in Albania a 700 chilometri di distanza. Jose’ ha dato già tanto in questa stagione alla Magica, non ultime quelle lacrime al fischio finale con il Leicester che rimarranno nel cuore di chi è intimamente romanista. Però, sa bene che per essere ricordato nell’eternità e per rimanere nella storia, quella finale dovrà vincerla!

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