SAMPDORIA ROMA – Un match che non vale solamente per l’ottava giornata di Serie A. E’  molto di più anche del caloroso bentornato a Claudio Ranieri, e non è solo uno scontro che vale punti pesanti per la classifica. Sampdoria-Roma è un intrigo di storia e avvenimenti simili di due squadre antagoniste ma con una lunga e ininterrotta linea storica che le accomuna. Fin dalla loro nascita danno espressione, colore e vita alle rispettive città. Così belle e così aggrappate a un sogno ricorrente e maledettamente difficile da trasformare in realtà: la vittoria.

Un decennio d’oro: gli anni ’80 di Dino Viola

Eppure nella storia di queste società i trionfi non sono mancati. Anzi, essendo più difficili da raggiungere rispetto ad altre piazze, hanno avuto un sapore dolcissimo. Il merito di aver fatto scoprire, per la prima volta, tale sensazione alla propria gente lo si deve a due personaggi che hanno scritto pagine irripetibili di questo sport. Dino Viola a Roma e Paolo Mantovani a Genova. Il primo rilevò una Roma in grande difficoltà e la portò sul tetto d’Italia. Uno Scudetto, altri sfiorati o strappati via in modo discutibile, e quattro Coppe Italia in undici anni di presidenza. E’ merito suo se la Roma degli anni ’80 è riconosciuta come la migliore mai vista prima. E’ grazie a lui se una società che non aveva mai giocato un edizione di Coppa dei Campioni sia arrivata a undici metri dall’apoteosi, dal trionfo dei trionfi.

La Sampdoria di Paolo Mantovani

Incredibilmente simile è la storia della Samp di Mantovani. Ci ha aiutato a ricostruirla, in una piacevole intervista concessa alla redazione di Romanews.eu, Enrico Di Fabio, Presidente dell’unico Sampdoria club romano, il ‘Paolo Mantovani’, nulla di casuale. Raccolse le macerie di una squadra finita in B nel ’79 e la portò a raggiungere l’impossibile in un decennio. Scudetto nel ’91, finale di Coppa dei Campioni, raggiunta al’esordio come i giallorossi e persa in modo altrettanto beffardo, tre Coppe Italia e una Coppa delle Coppe. Praticamente l’intero palmares blucerchiato.

L’amore per i propri tifosi ad accomunarli

Ma il vero punto d’incontro che lega questi due Presidenti, carismatici e figli di un’epoca così distante in quanto a valori, è il loro rapporto con i propri tifosi. Il riconoscerli come dei ‘figli’ li ha fatti entrare nell’immaginario comune come dei ‘padri’. Il difenderli a spada tratta li ha consegnati alla leggenda. “Qualsiasi cosa hanno fatto rispondo io per loro perché io senza i miei ragazzi non torno a casa” disse Dino Viola dopo una trasferta a Torino contro la Juventus, culminata con degli scontri tra tifoserie. “Finché i tifosi della Sampdoria canteranno non ci saranno problemi per il futuro” disse Mantovani dopo una delle più cocenti sconfitte della storia doriana. Parole a cui facevano seguito fatti, basta vedere quanto sono riusciti a vincere in proporzione al palmares totale delle due squadre. Altri tempi.

Transizioni e gioie, fino ad arrivare ai malumori odierni

Finita la loro dinastia, le due squadre sono andate incontro a periodi di transizione prima, e nuovamente felici poi, sempre con le solite analogie. Sulla Roma di Sensi e sulla Samp di Garrone andrebbe aperto un enorme capitolo a parte. Sono forse gli ultimi interpreti di un ruolo, quello del Presidente nel calcio, che oggi è cambiato totalmente. E come la storia delle due squadre testimonia, ancora una volta ci si ritrova, tutt’oggi, a condividere un presente speculare. I club più rappresentativi delle due città appartengono ad imprenditori dalle politiche societarie volte alla monetizzazione, in cui non c’è spazio per i sentimenti. Il malumore è evidente e basta entrare nel cuore pulsante delle due tifoserie, Curva e Gradinata, per ascoltarne i lamenti. Sebbene le due società appaiano in salute, economicamente parlando, è sempre più raro e lontano quel sogno che due eroi, più di trent’anni fa, trasformarono in realtà: la vittoria.

Pietro Mecozzi
Domitilla Davanzo

 

 

 




2 Commenti

  1. il paragone fra pallotta e ferrero è poco elegante per la Roma.
    Purtroppo né Viola né Mantovani nel calcio di oggi riuscirebbero a fare qualcosa, poiché contano più i soldi delle idee.

  2. Sampdoria la potete paragonare con Lotito..non con pallotta..a laziali ancora con sti giochetti..gli unici che non vogliono pallotta sono gli spacciatori quei pochi delinquenti in curva ..ditelo che razza di informazioni fate ..nessun romanista onesto può avercela con pallotta solo i delinquenti..e voi stranamente lo attaccate..o siete pagati da Lotito o siete persone squallide

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