Costi contenuti e profitti:
la Roma batte le milanesi

06/06/2009 - 0:00

 
(Guerin Sportivo) – La serie A costa un miliardo e ottocento milioni di euro. Quanti zeri? Troppi: 2 miliardi sono sufficienti per fronteggiare la crisi economica dell’auto in Italia, per costruire arterie ferroviarie in Bulgaria, per risanare le imprese del Marocco. Un terzo del valore del campionato viene prodotto a Milano, dove Inter e Milan per carburare necessitano di 650 milioni di euro a stagione. Lo scudetto dell’Inter ha un prezzo (e dei relativi premi, 28 milioni): 342 milioni (oltre i 148 di rosso). Risorse che sono 10 volte quelle a disposizione dell’Atalanta, più del doppio di Roma e Juventus. Il Milan è distaccato di poco, a 300 milioni, e forse per questo motivo è dietro all’Inter. Lo spettacolo (?) della A funziona come una multinazionale. Non ci voleva Nostradamus per prevedere i risultati: le milanesi davanti perchè spendono di più, in mezzo la Juve, un passo dietro la Roma, segue la Fiorentina, poi il Palermo, il Napoli e la Sampdoria. Più spendi, più vinci. Più soldi dalle tv, più competitività. Quali prodigi si possono fare al Chievo Verona, se non salvare la categoria, con un monte ingaggi che eguaglia lo stipendio del solo Ibrahimovic? I diritti collettivi potrebbero riformulare i costi. Con le decine di milioni di premi che elargisce l’Inter, le conseguenze di mercato del Milan e altri piccoli e grandi sprechi si potrebbe gestire u’altra squadra di A di medio livello. Senza soldi non c’è spazio per la fantasia. Se non per l’arguzia dell’Udinese e dell’Atalanta, che investono sui giovani e su chi va a scoprirli. Se non per l’eccezione Lotito, che vince la Coppa Italia con 14 milioni di stipendi, ovvero le paghette di Ibra e Toldo.
 
Togliete quel fenomeno di Ibra, la Roma nel 2008 avrebbe vinto lo scudetto. E l’avrebbe vinto spendendo 200 milioni di euro in meno dell’Inter. Perchè la Roma costa 147 milioni, una  gestione per mire nazionali e internazionali, eppure lontana dall’abbondanza di Milano. L’organico giallorosso, compreso l’allenatore, presenta nomi di eccellenza e che -dove nulla è gratis – richiedono costi adeguati: ci sono 95 milioni di salari, 74 alla squadra, 10 in premi, 7,4 per allenatori, medici e dirigenti. Le spese amministrative sono rilevanti (6 milioni) come gli altri 6,5 milioni per consulenze e intermediari. Allontanando la lente del bilancio, che deve attutire i flutti della Borsa e i guai finanziari dell’Italpetroli dei Sensi, si può evidenziare che la Roma sia un’azienda che produce profitti, seppur minimi, e che si conserva con costi sostanzialmente contenuti. Se il metro di misura è Milano.
 

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