VERSO ROMA-PESCARA – “Grazie Rosella. Ma i romani non erano incedibili?”; “Assurdo, vendono Alberto e nessuno si lamenta”. È il 7 agosto 2009, il dolore dello scudetto sfumato sotto il sole di Catania brucia ancora, le aspettative per la stagione imminente sono altissime ma a Trigoria, in piena sessione estiva, spuntano due striscioni di contestazione. ‘Stanno vendendo Aquilani’, 149 presenze e 15 reti coi colori della sua città, il terzo romano e romanista dopo Francesco e Daniele. ‘Stanno vendendo Aquilani’ perché serve cash e occorre una pluslvalenza. ‘Stanno vendendo Aquilani’ perché anima e corpo fragile, tanto da spingere il medico della Roma Brozzi a chiedersi “quanto sia strano vederlo infortunarsi ogni anno”. “Neanche mi ricordo più di lui”, confessa a Romanews quell’estate. Ci siamo dimenticati troppo presto di Alberto, verrebbe da dire a lui e a noi stessi.

ALBERTO, CROCE E DELIZIA – L’esordio in un Roma-Torino del maggio 2003, il gol nel derby delle undici vittorie consecutive e l’abbraccio a Totti, la doppietta a San Siro in Supercoppa Italiana, la rabona contro il Milan, la botta di Palermo, la traversa di Madrid, le urla di dolore di Manchester e la cannonata alla Reggina. La storia del ‘Principino’ nella Capitale è una montagna russa costante e pericolosa, di quelle che fanno girare la testa. Sembrava non dovesse finire mai: “Alberto è un patrimonio importantissimo, lo vogliamo riportare ai suoi livelli che sono quelli di un campione”, dice Spalletti poche settimane prima della partenza verso Liverpool. L’addio fa male a lui e alla piazza:Dobbiamo accettare un paio di cessioni – ammette sempre il tecnico romanista, prima del match d’Europa League contro il Gent -, qualche penalità la dobbiamo subire”. Roma la subisce eccome, per qualche giorno. Poi lo scorrere del tempo compie il suo natural dovere, inghiottendo memorie, emozioni, gioie e dolori.

IL “CORAGGIO DI SCEGLIERE” – “Tiferò sempre la Roma, ma credo sia stato un bene per tutti venire a Liverpool”La rottura di Alberto è netta, una volta giunto in Premier. Le prestazioni in reds non ne esaltano al meglio caratteristiche e qualità: segna un gol in campionato e uno in Europa, poi viene girato in prestito a Juventus e Milan; scelte che non trovano approvazione nella Capitale. Tra voci di un possibile ritorno e incontri oltreoceano (l’abbraccio con Totti al Fenway Park nell’estate 2012), l’ex giallorosso trova la sua dimensione a Firenze (15 reti totali, come a Roma), per poi volare in Portogallo allo Sporting Lisbona e tornare in Italia per una nuova sfida al Pescara. “Le scelte che deve fare un calciatore possono essere giuste o meno – dice il centrocampista al match program del club -, ma l’importante è avere il coraggio di farle. Non so se siano state giuste o sbagliate le mie, ma non ho rimpianti”. Non si vive di nostalgia, specie quando c’è il pallone in mezzo. Restare nel cuore dei tifosi, però, è una vittoria che non riesce a molti e Alberto, alla fine dei conti, può vantarla.

Riccardo Cotumaccio