FABIO CAPELLO ROMA CONFERENCE – Fabio Capello, allenatore giallorosso della Roma che ha vinto lo scudetto nel 2001, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport e ha parlato della vittoria della Conference League, del club giallorosso e di Mourinho. Di seguito uno stralcio delle sue dichiarazioni:

Capello, che aggettivi le vengono in mente per descrivere la vittoria della Conference League da parte dei giallorossi?

“Bella, importante e meritata. Il primo tempo la Roma ha giocato bene ed è passata in vantaggio, poi nella ripresa si è difesa con grande attenzione, da squadra vera e organizzata anche nelle diffi coltà: tutti hanno corso, sofferto e dato il loro contributo, compreso Rui Patricio, autore di due grandi parate. Nelle finali non bisogna mica dar spettacolo, ma alzare la coppa.”

In questo Mourinho è insuperabile: tra Champions League, Coppa Uefa, Europa League e Conference League ha vinto cinque finali su cinque.

“Ho sentito tante stupidaggini su di lui in passato: dicevano che non poteva più allenare ad alto livello, che non preparava bene le partite, che metteva il pullman davanti alla porta… Io sono sempre stato un “mourinhiano” convinto perché nel calcio contano i risultati e lui in carriera li ha sempre ottenuti. Secondo voi è un caso? Per me no. Lasciate stare le elucubrazioni mentali sul gioco spettacolare e sul calcio champagne: quando un allenatore di primo livello come Klopp afferma che vincere è la sola cosa che fa felici tutti quanti, mi sembra ci sia poco da aggiungere. Anche perché lo stesso concetto lo ripete un certo Ancelotti.”

Se dovesse indicare il principale pregio di Mou, quale direbbe?

“L’abilità di creare un rapporto forte con lo spogliatoio: sa come coinvolgere la squadra, come trasmetterle la mentalità vincente, come guidarla per ottenere il risultato. Un allenatore si prende per partecipare o per vincere? Con lui la proprietà della Roma è andata sul sicuro.”

Il momento chiave della stagione giallorossa secondo lei qual è stato?

“La sconfitta per 6-1 contro il Bodo. Mourinho è stato bravo a far capire che avevano fatto una figuraccia contro un’avversaria inferiore, ma su quella delusione ha costruito invece che radere al suolo tutto. Negli ultimi mesi la crescita mi è sembrata assai evidente: i giocatori hanno preso consapevolezza dei loro mezzi e hanno acquisito la mentalità vincente del portoghese. Così hanno eliminato il Bodo, quando l’hanno ritrovato ad aprile, e poi hanno fatto fuori pure il Leicester meritando di alzare la Conference»

Bella la scena di un romano e romanista come Lorenzo Pellegrini che da capitano alza la Coppa.

“Dopo Totti e De Rossi un altro romanista con quella fascia al braccio è importante per la squadra e per la piazza. Pellegrini può essere un simbolo per la Roma e recitare un ruolo da protagonista anche con l’Italia.”

È arrivato secondo lei il momento giusto per il ritorno di Totti come dirigente alla Roma?

“Visto quello che ha fatto Maldini, a Francesco auguro di rientrare e di ottenere gli stessi risultati di Paolo”