Bruno Conti si racconta: “Lo Scudetto con la Roma, Di Bartolomei e quel gol segnato nel derby”

Marco Guerriero
02/12/2023 - 12:24

La leggenda romanista, Bruno Conti, ha lasciato una lunga intervista ripercorrendo alcune tappe della sua carriera alla Roma e non solo

Getty Images
Bruno Conti si racconta: “Lo Scudetto con la Roma, Di Bartolomei e quel gol segnato nel derby”

ROMA BRUNO CONTI INTERVISTA – In una lunga intervista rilasciata a Il Foglio, la leggenda giallorossa e attuale dirigente, Bruno Conti, ha trattato diversi argomenti: dall’infanzia trascorsa a Nettuno fino alla carriera con la maglia della Roma, tornando con la mente ai ricordi più indelebili di quel periodo. Ecco alcuni stralci delle sue dichiarazioni.

“La Roma era nel mio destino”: le parole di Bruno Conti

“Sono nato a Nettuno dove, sullo sfondo c’è uno dei mari più cari ai romani. Da ragazzino l’estate giocavo a baseball, lo sport che aveva regalato fama e gloria alla mia città. Ero uno ottimo lanciatore mancino e sembravo predestinato a una carriera luminosa. […] Il presidente del Nettuno Alberto De Carolis e il suo collega del Santa Monica chiesero a mio padre l’autorizzazione a portarmi in America. Lui ci pensò su una mezzoretta e poi declinò l’offerta. […]. Due anni dopo ero un calciatore della Roma, la squadra del mio destino”.

L’arrivo alla Roma, la prima volta in Serie A e il Genoa

“Alla Roma mi ha portato Antonio Trebiciani, l’allenatore della Primavera, che mi aveva visto giocare l’estate prima a Nettuno in uno dei tornei dei bar. Prima avevo già fatto un provino, mi era ritrovato al cospetto di Helenio Herrera […]. Disse al mio accompagnatore, il presidente dell’Anzio, che ero tecnicamente dotato, ma non avevo il fisico per giocare a pallone. […] Non me la presi più di tanto neppure quando mi bocciarono di nuovo a un provino a Bologna. La tiritera era sempre la stessa. […]. La mia prima volta in serie A è stata il 10 febbraio 1974. La partita era Roma-Torino. […]. L’anno dopo mi diedero in prestito per farmi, come si diceva allora, le ossa, al Genoa […]. La squadra conquistò la promozione e io il premio come migliore calciatore della Serie B”.

Lo Scudetto e la finale di Coppa Campioni persa all’Olimpico

“Perdere la Coppa all’Olimpico, in uno stadio stracolmo di tifosi e di bandiere e, per di più, ai calci di rigori, dove purtroppo sono stato uno dei due a sbagliare, è stato, come può bene immaginare, un colpo al cuore. […]. Non ero un rigorista. […]. Ho tirato. Ho sbagliato. Succede, ma non doveva succedere proprio allora e proprio a me. Alcuni giornalisti scrissero che nessun calciatore al mondo aveva mai vinto, in tre anni consecutivi, un campionato del mondo, uno scudetto e una Coppa dei Campioni. Quel triplete mancato, che sarebbe stato archiviato come un unicum irripetibile, ancora un po’ mi brucia […]”.

Il rapporto con i giocatori di quella squadra

“Al primo posto metto Agostino Di Bartolomei, il mio capitano, il mio leader, il mio amico. Dopo Agostino, quelli rimasti più vicini al mio cuore sono Ancelotti e Pruzzo, di cui ero già stato compagno di squadra al Genoa e commilitone durante il servizio militare. Eravamo fatti per giocare insieme. Io gli passavo la palla e lui gonfiava la rete […]. La Roma è stata e rimane la mia vita. […]”.

Il gol più bello in carriera

“In cima ne metto due. Uno è il bolide da trenta metri, che decise un derby nel 1977. L’altro, quello segnato al Perù, nel girone eliminatorio dei Mondiali, calciando di destro, che non è mai stato il mio piede, sotto l’incrocio dei pali”

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  1. Mbeh, letto l’articolo, me scopro gli occhi lucidi e la pelle d’oca . . . Grazie a Dio e alla sorte di essere stato presente, SEMPRE, in tutti quei meravigliosi anni. Di Roma e, secondariamente, di tutto.

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