• Bruno Conti: “De Rossi grande uomo e mai banale. In campo mi ricordava Ancelotti”

    Formazione 1
    04/04/2024 - 9:59

    Bruno Conti: “De Rossi grande uomo e mai banale. In campo mi ricordava Ancelotti”

    ROMA BRUNO CONTI – In una piazza così passionale e legata al suo vissuto come Roma, quando parla una leggenda di solito si ascolta con ammirazione: è il caso di Bruno Conti, icona di stile e grande campione con i giallorossi, che intervistato dal Corriere della Sera ha dispensato parole di stima e affetto verso Daniele De Rossi e l’ambiente Roma.

    Le parole di Bruno Conti

    Lei ha debutto in A 19enne, 50 anni fa. Era già pronto o fu Liedholm a buttarla nella mischia?
    “Non mi sentivo pronto, ma il Barone me lo disse all’ultimo, fu questo il segreto”.

    La Roma è ancora parte della sua vita, un caso unico.
    “Soprattutto se penso che ho realizzato il sogno di mio padre, che era un tifoso romanista e ha cresciuto sette figli. Ho giocato, allenato i ragazzi, la prima squadra, ho fatto II direttore tecnico e del settore giovanile: quando potevo essere d’aiuto non mi sono mai tirato indietro”.

    Con De Rossi allenatore cosa è cambiato?
    “Per me Daniele è sempre stato un allenatore in campo, per l’intelligenza tattica e per le scelte che faceva: quando vedevo Ancelotti in campo avevo la stessa sensazione. Poi è un grande uomo, mai banale: ha preso la squadra in un momento delicato e si sta dimostrando un allenatore vero, preparato in tutto. Sono contentissimo per lui”.

    Se oggi deve spiegare a un ragazzino che cosa è il professionismo, che parole usa?
    “Il problema è spiegarlo ai genitori. Noi siamo cresciuti In strada, pensando solo a divertirci. Oggi se a11 anni un bambino viene selezionato c’è un’esasperazione incredibile. Si pensa solo al risultato, a litigare e a sovrastare gli altri, invece di far capire poche cose, ma con chiarezza. L’importanza della scuola, prima di tutto. Poi che il calcio e lo sport vanno vissuti come divertimento. Se uno è bravo, arriva. Io sono stato bocciato a diversi provini, ma non mi pesava e il giorno dopo ero a giocare con gli amici»

    Se la Roma è l’amore di una vita, la Nazionale cosa è stata?
    “La prima convocazione con il Lussemburgo fu un sogno e dalla seconda con la Danimarca non sono piu uscito: vincere il Mondiale significa ricevere ancora oggi lettere da Giappone, dalla Cina, dalla Croazia. Vuol dire lasciare un segno nella gente”.

    Lei è stato campione del mondo, ma ha sbagliato un rigore chiave in finale di Coppa dei Campioni, per giunta a Roma: un campione ricorda di più i momenti di gioia o quelli brutti?
    “Nessun italiano in tre anni consecutivi ha vinto Mondiale, Scudetto e Coppa del Campioni e io ci sono andato molto vicino. Ma lo sport è fatto di gioie e dolori: questi te li porti dietro, bisogna accettare le sconfitte e reagire, perché il calcio bello comunque”.

    C’è un ragazzo del settore giovanile delia Roma su cui non avrebbe scommesso e che invece è arrivato in alto?
    “Politano era considerato come me, troppo gracile. Nessuno ci credeva invece è arrivato dove è arrivato. Ma quello che mi ha dato più soddisfazione di tutti è proprio De Rossi: lo avevamo preso come attaccante, poi è stato spostato in mediana ed è diventato grande. Anche per questo vederlo oggi sulla panchina della Roma è speciale”.

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