15 Aprile 2008

Appunti dal campo di Angelo Mangiante: Udinese-Roma

 
Tra Udinese-Roma il racconto più inflazionato e riduttivo è il “vaffa” di Totti e il diverbio tra Panucci e Doni.
Per fortuna nei 90’ si è visto molto altro. Eccole allora alcune fotografie di una giornata a bordo campo sotto la pioggia. Tra interrogativi e risposte.
 
Il più triste? Juan. Ci mancava poco che si mettesse a piangere in panchina. Non riusciva a darsi pace per quel flessore che lo aveva bloccato nel riscaldamento. Per uno che ha giocato più di 60 volte nella Selecao è un bel segnale di attaccamento alla maglia giallorossa.
 
Il più distratto? Mancini. Il brasiliano chiedeva nel prepartita contro chi e quando giocasse l’Inter. Non sapeva neppure che la partita dei rivali allo scudetto cominciasse alle 20,30.
 
Il più ottimista? Giuly. Si accomoda in panchina con il sorriso e anticipa: ”Entro nell’ultima mezz’ora e segno”. Un gioco da ragazzi per chi ha vinto una Champions.
 
Il più carico? De Rossi. A ogni gol della Roma urlava ai compagni che ne avrebbero fatto un altro. Un ultras aggregato alla squadra.
 
La doppia personalità? Matteo Brighi. Nessuno lo ha mai sentito parlare. Legge libri impegnati e ha il look dello studente di Oxford. In campo però sgomita ed entra in tackles con una grinta che mette paura.
 
Il più lucido? Mexes. Ha sedato il battibecco tra Panucci e Doni e abbracciato il portiere dopo ogni gol della Roma. Psicologia e sensibilità che non ti aspetti da chi in genere è abituato a dare sportellate a tutti con i suoi muscoli d’acciaio.
 
La migliore medicina? Totti. Basta somministrarlo con cura. Elisir per rinvigorire ogni compagno accanto a lui.
 
Il ruolo di Vucinic? Udine ha ribadito la verità. Se è impiegato da prima punta il giocattolo di Spalletti si smonta: gioca da solo e azzerra gli inserimenti dei centrocampisti. Invece se gioca da attaccante esterno può attingere dal talento partendo dalla fascia e sfruttando il taglio centrale per il tiro.
 
I maggiori progressi? Cicinho. Prima di arrivare a Roma, l’ultima diagonale l’aveva disegnata in Brasile sui banchi di scuola. Una stagione con le mille diagonali difensive di Spalletti a Trigoria gli hanno insegnato più di qualsiasi altra esperienza in giro per il mondo.
 
L’Insostituibile? Spalletti. Sir Luciano sta alla Roma come Sir Alex Ferguson al Manchester. Se rimarrà ventanni sulla panchina sulla panchina della Roma, per ventanni i tifosi potranno continuare a divertirsi. E se un giorno arriveranno gli americani, Spalletti non continuerà più ad avere il solo Pizarro come giocatore da lui richiesto in tre anni di panchina a Roma. Iaquinta, Felipe e Di Natale, solo per citare tre nomi che Spalletti vorrebbe, non sarebbero più dei sogni complicatissimi. Per non parlare, of course, di Amauri o Mutu. Sognare si può, ma sempre con l’Insostituibile.
Angelo Mangiante (Sky Sport)

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