13 Marzo 2009

Appunti dal campo di Angelo Mangiante: ´Spalletti può insegnare molte cose a Mourinho´

 
“Sei pronto per la Superflash?”. Con questo interrogativo, appena Max Tonetto calcia alto l’ultimo rigore, corre verso di me un delegato spagnolo dell’Uefa.
 
La superflash è l’intervista a caldo al migliore in campo, come consentito dai diritti Sky per la Champions. In realtà quell’intervista era destino che sfumasse. Come i sogni della Roma.
 
Intorno a me i giocatori dell’Arsenal correvano impazziti di gioia sotto il settore dei loro tifosi. Quelli della Roma rimanevano ipnotizzati, trovando rifugio verso la Curva Sud tra le lacrime. In quello stato emotivo, da solo, per alcuni minuti, rimaneva impietrito al centro del campo David Pizarro.
 
“Dai, intervista lui” mi dice con forza il delegato Uefa. Mi avvicino. “David te la senti di parlare?” gli chiedo. Non risponde. Provo a sollecitarlo ma mi accorgo che ha gli occhi sbarrati. Capisco che è sotto choc. Che è sprofondato nei dolori dell’anima e del fisico. E’ rimasto solo lui in campo. Il delegato Uefa si spazientisce. Mi urla “forza dobbiamo fermarlo, devi intervistarlo. Hai la superflash”. Lo interrompo. Gli dico che l’intervista non si fa. Pizarro barcollava, non aveva la forza neppure per parlare. Era giusto rispettare quel dramma sportivo che aveva già lasciato tracce indelebili su un fisico minuto con la corazza da grande guerriero. Uno sguardo perso nel vuoto quello di Pizarro. Uno sguardo che sarà impossibile dimenticare.
 
Dopo pochi minuti si presenta invece, nella postazione interviste di Sky, Luciano Spalletti. Febbricitante e con poca voce. Ma puntuale e lucido.
 
“Zero titoli”, come Mourinho ha definito Spalletti, può insegnare molte cose all’allenatore dell’Inter che nella stessa serata è uscito dalla Champions segnando “zero gol” in due partite.
 
“Zero titoli” può ricordare che una Supercoppa e due Coppe Italia le ha comunque vinte a Roma, senza che nessuno gliele regalasse. A Mourinho può insegnare, in riferimento alla sfida con l’Arsenal, come si gestisce l’emergenza senza una rosa infinita come quella dell’inter. Gli può mostrare come si può saper accettare con stile la sconfitta più amara. Senza tirare in ballo la prostituzione o la manipolazione intellettuale. Senza attaccare gli altri per nascondere i propri errori.
 
Nella serata della maledizione i tifosi della Roma hanno avuto l’ennesima conferma della grandezza del loro allenatore. E, accanto a questo, la conferma dell’orgoglio smisurato di alcuni giocatori.
 
C’è da chiedere scusa a Riise, accusato di essere inadeguato a inizio stagione, e rivelatosi un gladiatore anche da difensore centrale. E semmai qualche scusa dovrà darla Julio Baptista, incapace di stoppare un pallone in 90 minuti e colpevole nel divorarsi il match point per il paradiso.
 
Totti è stato commovente. Nelle gambe non aveva neppure 60 minuti. Ne ha giocati il doppio. Sottoponendosi al ghiaccio nell’intervallo dei tempi supplementari, per anestetizzare il dolore al ginocchio e non lasciare soli i compagni. Impossibile dimenticare accanto a me in panchina lo sguardo carico di tenerezza di Vito Scala, preoccupato per il capitano che con quel tutore stava andando ben oltre quello che avrebbe potuto dare il suo fisico.
 
Anche Marco Motta è stato immenso. La nazionale maggiore gli sta per aprire le porte. Come Brighi, maratoneta intelligente, tosto e leale. Brighi è un concentrato di mille tackle e zero proteste e cartellini. Prendano esempio in tanti. Anche da Pizarro che ha giocato mezz’ora con i crampi ma non ha mollato. Fino a quel finale, da solo in mezzo al campo, in un dolore infinito.
 
Resterà a lungo la maledizione dei rigori. Ma con questi guerrieri si può andare avanti. Con un imperativo: tornare nella prossima stagione in Champions League. Perché è troppo sottile il confine tra un’impresa e una sconfitta ai rigori. E, prima o poi, la ruota del destino dovrà girare per il verso giusto.
 
Angelo Mangiante
(Sky Sport)

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