28 Aprile 2008

Appunti dal campo di Angelo Mangiante: Roma-Torino

 
La bandiera americana sventolata in tribuna Monte Mario, a pochi metri da Rosella Sensi, è il segno del vento che cambia. L’amministratore delegato, che ha scelto di replicare alle divisioni familiari assistendo alla partita con la sorella Silvia, ha guardato in modo distratto la bandiera stelle e striscie e ha parlato durante tutto l’intervallo  con Massimo D’Alema. In campo invece, ammirare il primo tempo perfetto e i quattro gol che hanno chiuso la pratica tra sorrisi e applausi, è stata la risposta dei giocatori a presunte distrazioni dello spogliatoio sulle vicende societarie.
 
La partita con Soros è in corso, ma quella contro il Torino ha aumentato i rimpianti per un campionato che poteva finire diversamente..
 
Una prova comunque di grande professionalità. Anche di chi, come Mancini, per la piazza è sempre sul banco degli imputati.
 
“Vai Mancio, parti più largo e cerca il taglio centrale” , le sollecitazioni iniziali di Spalletti. Incoraggiamenti continui dell’allenatore anche quando sembrava nei primi minuti l’ennesima domenica difficile per il brasiliano.
 
Le prossime settimane dovrebbero essere quelle dell’addio di Mancini. Spalletti però non lo ha mai abbandonato e fino all’ultimo giorno in cui lo vedrà con la maglia della Roma lavorerà con lui come se dovesse continuare in giallorosso altri cinque anni. Spalletti ha applaudito a lungo la sua doppietta e al momento della sostituzione Mancini si è avvicinato per ringraziarlo e stringergli la mano.
 
Senza Totti, Mancini e Vucinic hanno raddoppiato l’impegno e la concentrazione. Vucinic gioca stavolta da punta centrale e Spalletti gli ricorda più volte che “ Mirko non devi da lì giocare da solo, ma guarda sempre chi hai intorno. Devi tenere il pallone  e aspettare i compagni”.  Consigli che Vucinic afferra perfettamente, senza penalizzare troppo gli inserimenti centrali di Perrotta e innescando l’uno-due con Mancini.
 
L’altro capitolo è il fair play da gentleman di Spalletti: contro il Torino l’ennesima conferma. Sullo 0-0 inspiegabile l’annullamento del gol di testa di Mexes. Dalla panchina però solo il consiglio di guardare avanti, di pensare alla prossima azione. Non a caso, dopo poco, sarebbero arrivati i quattro gol.
 
L’unico sussulto c’è stato sull’espulsione di Juan. Spalletti si è avvicinato al quarto uomo, Trefoloni, e gli ha chiesto: “ Ma se non era ultimo uomo e non era un fallo cattivo che bisogno c’era del rosso diretto?”. La risposta è stata imbarazzata: Trefoloni è stato molto in difficoltà a spiegare la scelta di Celi. Così come lo stesso Trefoloni aveva fatto fatica a comunicare a bordo campo al team manager Salvatore Scaglia che nell’occasione del fallo da rigore di Perrotta  l’ammonito non era Della Fiore ma chi non centrava nulla, Pisano.
 
La vittoria contro il Torino rimanda di una settimana i festeggiamenti dell’Inter, mentre Roma riprenderà il tam tam Soros.
 
La sinfonia di Spalletti potrebbe diventare americana, ma il copyright dello spettacolo rimarrà quello di Certaldo. Se si chiuderà con Soros, l’attuale allenatore sarà uno dei punti fermi. Sanno come ha lavorato. E sanno come lavorerà con poteri da manager all’inglese. Ma dovrà imparare la lingua dei nuovi padroni? Spalletti nel post partita ha risposto così “ Comme se niente anfusse…ci ho provato a scuola ma non ero bravo con l’inglese”. Non ne avrà bisogno. Soros già conosce il suo valore.

Angelo Mangiante (Sky Sport) 

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