22 Settembre 2008

Appunti dal campo di Angelo Mangiante: ROMA-REGGINA

C’è una differenza abissale tra l’atteggiamento della panchina romanista e dei giocatori in campo all’esordio in campionato con il Napoli e quello che si è visto con la Reggina.Nella prima giornata mancava quella vis agonistica indispensabile per mantenere qualsiasi vantaggio. Stessa rilassatezza e calo di tensione visti poi anche a Palermo e contro il Cluji.Nel match contro la Reggina invece l’attenzione fisica e nervosa, in campo e in panchina, era paragonabile ad un quarto di finale di champions league. C’era tutto un altro approccio.Panucci è stato immenso. Un secondo allenatore in campo. Ha trascinato accanto a sé Loria e si è preso tutte le responsabilità nel chiamare i compagni di reparto ai giusti equilibri. Se la Roma per la prima volta in una gara ufficiale non ha preso gol in questa stagione, gran parte del merito è suo.Spalletti gli ha affidato le chiavi della difesa, tra i due c’è un feeling che sembra relegare lontano anni luce gli screzi del passato.Era indispensabile non prendere gol. Stavolta l’allenatore della Roma ha giocato anche la carta Brighi per blindare la difesa. Il movimento e la copertura in mezzo la campo di questo mediano è fondamentale per gli equilibri.Senza Pizarro e con Brighi, si è passati al 4-1-4-1, con De Rossi calato nel ruolo di playmaker.Sulla fascia sinistra Spalletti è intervenuto spesso sui movimenti dei due nuovi: Riise e Menez.Dal norvegese vuole più autorevolezza. Deve arrivare sulla linea di fondo. A volte lo vede con il freno a mano tirato e allora lo invita a spingere, specie quando sull’altra fascia gioca Cassetti che rispetto a Cicinho tiene di più la posizione.Con Menez siamo ancora “work in progress”. Il fisico è gracile, le gambe poco muscolose. Dovrà lavorare molto per tenere i ritmi del calcio italiano e resistere alle “carezze” dei difensori. Ma i piedi sono vellutati e il talento si intuisce in modo cristallino per come sa danzare con il pallone.Fatica inutile per Spalletti tenerlo sull’esterno. Menez è tutto fuorchè un esterno inteso come giocatore in grado di coprire anche la fascia. Lui come può si accentra, è un trequartista nato, uno che probabilmente faticherà a giocare con Baptista e Perrotta perché in tre rischierebbero di tamponarsi sistematicamente sulla stessa mattonella del campo.Per Baptista la lesione al retto femorale è una brutta tegola. La Roma ha cercato di cambiar pelle quest’anno puntando sulla fisicità della Bestia, di Riise e di Loria, ma proprio perché sono dei muscolari fanno più fatica degli altri a entrare in forma e a convincere.Ci ha pensato un “centravanti” come Panucci a tenere in piedi la situazione nella fase più critica, con l’ausilio di un gol capolavoro di Aquilani.La prima vittoria della Roma senza subire gol è già un segnale inequivocabile. Il percorso più corretto è stato intrapreso. Per la conferma non bisogna aspettare molto. La prova della verità è già mercoledì a Marassi contro il Genoa. 
Angelo Mangiante
(Sky Sport)

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