29 Gennaio 2008

Appunti dal campo di Angelo Mangiante **Roma-Palermo

 
Interrogativo doveroso. Chi si aspettava che dopo una partita del genere si parlasse alla fine solo del raccattapalle? Nessuno. Anche perché si erano visti dal campo tanti elementi in grado di evidenziare la crescita della Roma. Pensare che la vittoria sia arrivata solo per quell’episodio significa azzerare la realtà dei 90 minuti di gioco.
Il ricorso di Zamparini, il suo chiamare in causa il giudice sportivo minacciando di tirare in ballo anche il tribunale civile, evoca la perenne mancanza di fair play da parte di alcuni dirigenti sportivi. C’è la cultura della vittoria e quella della sconfitta. Zamparini dovrebbe essere più attento ad entrambe.  Altrimenti il rischio è di confondere episodi di gioco con i regolamenti.
Un esempio di grande correttezza lo ha invece mostrato in campo Spalletti. Sul gol di Mancini non solo è rimasto seduto in panchina, ma non ha neppure accennato il minimo sorriso. Impassibile. Come se la Roma non fosse passata in vantaggio. Il motivo? Non voleva esasperare gli animi dopo l’espulsione pochi minuti prima di Rinaudo. Un rosso che aveva fatto saltate i nervi a Guidolin e a tutta la panchina del Palermo.
Un chiaro segnale di equilibrio da parte di Spalletti. Il quale se è stato eletto dai calciatori come miglior allenatore italiano è anche per questi comportamenti  che fa emergere nelle situazioni più calde.  Una maturità  che, rispetto all’atteggiamento di Zamparini, rappresenta un esempio di cultura sportiva.   
Silenzioso sul gol di Mancini, energico Spalletti quando doveva caricare la squadra nell’assalto al Palermo. Guidolin invece si è difeso con tutti i giocatoti dietro la palla e il solo Amauri a lottare davanti.
Amauri si è dimostrato un campione all’Olimpico. Non ha segnato ma ha tenuto con grinta sul piano fisico alle sportellate di Mexes e ha svolto da solo tutto il lavoro offensivo. Se giocasse accanto a Totti offrirebbe uno spettacolo straordinario.
Il brasiliano ha già deciso. Andrà sicuramente via a giugno. Il Palermo ormai gli sta stretto. La Roma può offrirgli la vetrina della Champions League, il gioco più congeniale per esaltarlo e un ingaggio doppio rispetto a quello che percepisce attualmente. Potrebbe non bastare perché alcuni grandi club hanno già sorpassato la Roma nell’offerta d’ingaggio al  brasiliano.
Chissà se però Amauri abbia fatto altre valutazioni. Come si è visto nel sottopassaggio, lontano dalle telecamere. Il luogo della verità.  Al contrario del terzo tempo che regala strette di mani spesso poco spontanee. Invece nel tunnel che riporta negli spogliatoi ci sono le scene più sincere. E lì, dopo la sconfitta, Amauri è stato l’unico tra i giocatori del Palermo a complimentarsi con grande lealtà abbracciando molti giocatori della Roma. Due percorsi diversi: il ricorso di Zamparini e il comportamento di Amauri. Questione di stile.
Un unico consiglio però il brasiliano lo accetti. Anche a costo di guadagnare qualcosa meno, consideri l’idea di giocare in coppia con Totti. Allungherebbe la carriera al Capitano e farebbe esplodere la propria. Ci pensi bene. E si ricordi quegli abbracci finali con i giocatori della Roma. Nella sinfonia di Spalletti troverebbe tutte le componenti ideali per consacrarsi a livello internazionale.
Angelo Mangiante (SKY)

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