25 Marzo 2008

Appunti dal campo di Angelo Mangiante: Roma-Empoli

 
La partita a scacchi di Spalletti comincia dopo pochi minuti. Appena si accorge che l’Empoli ha davanti un folletto imprendibile come Giovinco che disorienta a turno Ferrari e Panucci. Alla coppia dei centrali della Roma vengono indirizzate le prime indicazioni di Spalletti:” State più alti, hanno una sola punta, dobbiamo accorciare per stare più vicini con i reparti”.
 
Spalletti che suona la carica al quadrilatero che si alterna nell’impostazione, ovvero De Rossi e Pizarro a metà campo, Ferrari e Panucci in difesa:” Siete in quattro in pochi metri e tutti marcati da un solo giocatore, Giovinco. Occupate di più gli spazi vuoti”.
 
Energia che cerca di trasmettere anche a chi, come Mancini, sembra assente dal match: “ Non fare quella faccia strana se il passaggio non ti arriva perfetto. Voglio vedere l’atteggiamento positivo”.
 
Sul 2-1 a Totti: “ Tieni la palla Checco, fai salire la squadra, tienila come sai fare, senza liberartene”.
 
Via il fioretto quando c’è da soffrire. Ecco perché Spalletti scuote Vucinic e lo riprende più volte nel finale” Dai Mirko, collabora di più, devi sforzarti a rientrare, siamo uno in meno, non puoi fermarti quando sono loro a fare possesso palla e a ripartire”.
 
Gli ultimi 5 minuti sono una sofferenza. Sotto la pioggia il campo è molto pesante, alcuni giocatori sono in debito d’ossigeno. Spalletti sempre in piedi:” Ultimo sforzo, dai. Ultimo sforzo, ragazzi. E rimanete ordinati. Tenete uniti i reparti, non dobbiamo fare confusione”. Il fischio finale è una liberazione.
 
Voto a Spalletti: 10. Sul piano tattico non ha sbagliato ancora una volta nulla, evitando di innervosirsi quando l’arbitro Gava, anziché il giallo, ha esagerato estraendo il rosso diretto a Perrotta. Tre punti conquistati tirando fuori il massimo ancora una volta dai suoi giocatori. Anche quando la giornata non sembrava quella giusta.
 
Con un allenatore così la Roma avrà una vita lunghissima, in tutte le competizioni.
 
Se l’Inter sbanda ed è ora a -4, il motivo è semplice: Roberto Mancini non ha mai dato un’identita di gioco alla sua squadra.
 
Mancini ha puntato sulle giocate dei singoli e sulla fisicità: ora che la condizione atletica è scesa, non possiede il paracadute del collettivo e si vedono tutti i limiti della sua gestione tecnica.
 
Spalletti è l’esatto opposto di Mancini. Punta come priorità al collettivo e non a caso segnano tutti, 15 giocatori diversi in campionato, 16 considerando le coppe. Nella Roma vanno in gol anche i magazzinieri.
 
Solo dopo aver sviluppato la base, Spalletti accende le individualità dei giocatori con più talento come Totti, Mancini, Vucinic o Giuly.
 
I fatti dicono che ci sono oggi due categorie di differenza tra Spalletti e Mancini. Se ne è accorto in ritardo anche Morattti che a giugno lo sostituirà con Mourinho.
 
La Roma invece il suo “Totti della panchina” deve tenerselo stretto. Uno che incanta il Bernabeu e ridicolizza con il gioco Schuster ha pochi rivali in Europa. Lo ha capito anche il Real che strizza l’occhio a Spalletti. 
 
Per questo io mi auguro che il contratto con l’allenatore di Certaldo non termini nel 2011. Il suo ciclo deve durare ventanni. E’ perfetto per gestire il campo e gli aspetti che riguardano il mercato in sintonia con la società: un manager all’inglese.
 
Per la Roma Spalletti deve diventare quello che Ferguson ha rappresentato per il Manchester United. Già, il Manchester. Sarà proprio un bel duello tra Sir Alex e Sir Luciano. Due grandi professori. I due più bravi, oggi, in Europa.

Angelo Mangiante-Sky Sport

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