6 Novembre 2008

Appunti dal Campo di Angelo Mangiante: Roma-Chelsea

 
“L’atteggiamento. Fate le cose con l’atteggiamento giusto”. Tra tutte, è questa la frase che Luciano Spalletti è solito ricordare più spesso dalla panchina ai suoi giocatori.
Il cambiamento del modulo contro il Chelsea ha portato un contributo diverso negli schemi e un nuovo sviluppo dell’azione. Un sistema tattico che però non sarà mai vincente se non è accompagnato dalla mentalità che contro gli inglesi ha saputo unire qualità e umiltà. Le due componenti essenziali nell’atteggiamento che l’allenatore della Roma chiede dalla panchina. Non è un caso che i tre giocatori elogiati dopo la vittoria sul Chelsea siano stati De Rossi, Brighi e Perrotta. Nessun volo pindarico sarebbe stato possibile senza il loro lavoro oscuro ma preziosissimo.
Con i nuovi acquisti tutti relegati in panchina, la vecchia guardia si è esaltata contro i vice campioni d’europa.
La difesa a quattro è molto più blindata con Panucci sulla fascia al posto di Riise. Il nuovo rombo di centrocampo è un mix di talento e dinamismo. De Rossi vertice basso non ha rivali in Europa. Perrotta e Brighi ai suoi fianchi garantiscono copertura sui terzini e inserimenti rapidi in avanti. Pizarro vertice alto, torna nel ruolo di trequartista che occupava quando arrivò in Italia. Una posizione in cui il cileno garantisce assist al goniometro per gli attaccanti. Inoltre la presenza di Vucinic, libero di ruotare intorno a Totti e non più confinato a sinistra, aumenta a dismisura le potenzialità offensive della squadra.
Una mini rivoluzione non certo causale, anche se comunicata appena tre ore prima della partita con il Chelsea.
La carriera di Spalletti dimostra quanto sia un allenatore abile nello sperimentare e modificare in corsa in base ai giocatori che possiede  nella rosa. Nell’ultima stagione ad Udine giocava con la difesa a tre perché non aveva un esterno sinistro di ruolo. Appena è arrivato a Roma la difesa a quattro è diventata un punto fermo.
Nella prima stagione giallorossa, all’inizio Spalletti ha provato sia il 4-4-2 che il 4-3-3. Poi l’intuizione del sistema tattico che ha portato ai successi del suo ciclo.
Un modulo nato alla vigilia di Natale di tre anni fa. Cassano era sul piede di partenza per Madrid ed erano assenti per infortunio due attaccanti, Montella e Nonda.
Con una mossa a sorpresa, Spalletti si inventò Totti centravanti. Da allora, quel 4-2-3-1 diventò il marchio di fabbrica del ciclo spallettiano. Subito certificato da una striscia di 11 vittorie di fila. Un crescendo che portò Totti, da prima punta, a vincere la Scarpa d’oro. Garantendo alla squadra un’imprevedibilità che permetteva agli esterni, come Mancini, Taddei e Giuly, di incrementare il peso offensivo. Un modulo ammirato e studiato dai migliori tecnici europei, come ha ammesso recentemente lo stesso Mourinho.
 Pochi mesi fa, le cessioni estive hanno però contribuito a seppellire quel modulo vincente. Senza Mancini e Giuly la Roma ha perso le ali giuste e il contributo di 20 gol a stagione che il brasiliano e il francese erano in grado di garantire. Spalletti al loro posto voleva giocatori già  pronti come Di Natale e Malouda. Indispensabili come caratteristiche per continuare su quella strada. Al loro posto sono invece arrivati due acquisti come Julio Baptista e Jeremy Menez che sono tutto fuorchè giocatori di fascia. In più quest’anno lo scadimento di forma di Taddei, bloccato da diversi infortuni, ha completamente privato la squadra di esterni offensivi.
Una campagna acquisti poco mirata che ha spezzato le ali al 4-2-3-1. Un mercato in entrata che, oltre a Baptista e Menez, è stato completato da Riise e Loria. Alla fine investimenti pagati molto, ma lontanissimi dalle esigenze dell’allenatore.
Inevitabile che il giocattolo si rompesse. La crisi era dietro l’angolo. All’inizio sottovalutata . Nove sconfitte in tredici partite ufficiali e cinque sconfitte di fila. Prima del colpo di teatro a tre ore dall’ultima spiaggia con il Chelsea che si è rivelata la notte della rinascita.   
Non bisognerà attendere molto per capire se la nuova Roma ridisegnata da Spalletti riuscirà a ritrovare la continuità dei risultati. Basta aspettare i prossimi due esami: contro il Bologna e nel derby.
Angelo Mangiante

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