22 Gennaio 2008

Appunti dal campo di Angelo Mangiante **Roma-Catania

 
Un allenatore vive molto di sensazioni, diverse in ogni partita. Dopo pochi minuti Spalletti aveva già individuato chi fosse il giocatore più ispirato contro il Catania. Aveva ritrovato Giuly protagonista nella mezz’ora finale contro il Torino e lo aveva subito rivisto in forma.
Per questo il primo consiglio a Vucinic è stato “ Non giocare da solo, dialoga con Giuly”. Stesso consiglio a De Rossi e Pizarro “ Verticalizzate di più  a trequarti su Giuly”. Dopo poco è arrivato il gol del francese e una prestazione di alto profilo.
Una delle doti che più emergono, a contatto delle panchine degli allenatori, è la loro capacità di leggere le partite. Non tutti hanno queste qualità. Ci sono allenatori che preparano benissimo le partite durante la settimana, ma la domenica fanno più fatica a modificare la tattica di gioco in corsa.
Quanto incide un allenatore dalla panchina durante la partita? Tantissimo, sia in positivo che in negativo. Può essere determinante o addirittura controproducente a seconda dei casi.
Nei frangenti più negativi qualche allenatore ha provocato più danni degli errori dei giocatori in campo: sbagliando contromosse tattiche o finendo per trasferire in campo la loro stessa insicurezza o nervosismo.
Personalmente non ho mai contato quanti allenatori ho avuto la possibilità di ascoltare da bordo campo durante i 90 minuti. Penso comunque che tra campionato, coppe e champions saranno diverse centinaia. Per alcuni ci sarebbe da scrivere dei capitoli particolari su come vivono la partita in panchina. Penso a Capello, Lippi, Ancelotti, Eriksson, Ferguson, fino alla comicità irresistibile di Mazzone.
In questa lunga lista che posto occupa Spalletti? E come vive i 90 minuti? Sicuramente mette in campo qualità che hanno in pochissimi. Sa prevedere quello che avverrà sul piano tattico, ma è pronto con tutta la sua grinta a trasferire motivazioni quando serve. Usando in altri casi la sensibilità dello psicologo con chi ne ha bisogno.
Il caso Mancini è eloquente. Lo ha aiutato a ritornare protagonista. Mancini aveva bisogno di risentirsi importante nella Roma, Spalletti aveva bisogno di ritrovare Mancini.
Con Aquilani è una storia diversa, condizionata dall’infortunio. Alberto ci teneva contro il Catania a rientrare dopo 4 mesi davanti al suo pubblico. Spalletti lo ha sollecitato ad un riscaldamento adeguato, lo ha tranquillizzato prima di scendere in campo e poi durante la mezz’ora in cui lo ha schierato nel finale per fargli raccogliere la standing ovation dell’Olimpico. Motivatore con Mancini, psicologo con Aquilani. Due esempi nell’arco della stessa partita.
Due esempi tra tantissime scommesse vinte da Spalletti. Dal suo primo arrivo a Roma, quando trasformò in applausi i fischi riservati a  Mexes e Perrotta, al lavoro che oggi sta facendo con chi ne ha bisogno. Sono pochi, pochissimi gli allenatori che ci riescono come lui.
 
ANGELO MANGIANTE (SKY)

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