15 Marzo 2010

APPUNTI DAL CAMPO DI ANGELO MANGIANTE: Ranieri furioso, alla Roma serve la vitamina ´T´

 
La premessa è fondamentale. In occasione del rigore per il fallo di mano di Juan, vietato scambiare a fine partita il fair play di Ranieri verso l’arbitro come un segnale di arrendevolezza. In realtà, nei sette mesi di gestione Ranieri, la partita di Livorno è stata quella che da bordo campo ha fatto infuriare di più l’allenatore della Roma.
 
Dalla panchina non ha nascosto le emozioni, ha scosso con energia la squadra, ha cercato di correre ai ripari di fronte ad una difesa troppo distratta. Se avesse potuto ad un certo punto sarebbe sceso in campo lui. Chiedeva al reparto difensivo una linea più alta. Ai centrocampisti di non giocare per vie orizzontali, ma di cercare di innescare le fascie e la profondità per l’attacco.
 
Al momento della verità, il rigore fallito da Pizarro, ha scosso a lungo la testa. Un errore grave. Era il match point per la rincorsa scudetto. Ranieri ha capito subito che quelle concrete speranze di cominciare un nuovo campionato si stavano dissolvendo sullo scoglio di Livorno.
 
Lucarelli è stato un capitano vero. Leader e anima della squadra. Ha trattato Juan e Mexes come due difensori della Primavera. Ma quattro punti su sei lasciati a Cosmi sono troppi. Stavolta il black out non è come i due gol in sei minuti subiti a Cagliari o i sei incassati nelle due sfide con il Panathinaikos. E neppure come i due gol presi a Napoli nel quarto d’ora finale. Stavolta i tre schiaffi di Livorno fanno ancora più male perché sono tre gol subiti contro il peggior attacco del campionato. Nella partita che poteva aprire nuovi scenari nella rincorsa all’Inter.
 
Ranieri non ha dato, né darà mai, i voti ai suoi giocatori. Ma a parte Perrotta e Toni, è rimasto deluso dalla prova di forza che si aspettava da tutti gli altri.
 
La primavera ha indebolito la Roma che non riesce più a fiorire sul piano del gioco. Di sicuro, servirebbe la vitamina T per rinvigorire la squadra. T come Totti. Per curare tre pareggi di fila che hanno raffreddato una squadra che sprizzava di salute.
 
Angelo Mangiante

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