26 Gennaio 2009

Appunti dal campo di Angelo Mangiante: Napoli-Roma** Tanti flash, vivendo 90 minuti** dalla panchina della Roma

 
 
Ha colpito lo stupore di Julio Baptista nel primo sopralluogo sul campo. Mancava un’ora e mezza alla partita. C’era già il tutto esaurito sugli spalti. La Bestia metteva per la prima volta piede al San Paolo. Ammirato dal calore con cui i tifosi erano già lì con largo anticipo a incoraggiare i giocatori del Napoli. Forse Baptista aveva ancora in testa un grande palcoscenico come il Bernabeu che però rimane semivuoto fino a pochi minuti dalla partita. In Spagna la caratteristica degli stadi è riempirsi solo poco prima del fischio d’inizio o addirittura a partita già cominciata. Una differenza che ha affascinato Baptista.
 
Ha colpito la serenità di Totti. Fino a mezzogiorno era sicuro di giocare. Nella riunione tecnica si è ritrovato in panchina. Da quel momento, anziché esibire il muso lungo, ha incoraggiato tutti i compagni per l’intera partita. Prendendo addirittura a gran voce le difese di Menez, quando il francesino è stato strattonato a terra da Contini.
 
In panchina anche un altro campione del mondo, Perrotta. Spalletti lo ha fatto scaldare già dalla mezz’ora del primo tempo per un dolore muscolare di Pizarro. Però poi al posto del cileno è entrato Aquilani all’inizio del secondo tempo. Perrotta non si perso d’animo. Ha continuato a correre e a fare stretching a bordo campo, fino a quando è entrato nel finale al posto di Taddei. Si è scaldato un’ora per giocare sette minuti. Ma non si è mai lamentato e con grande professionalità ha eseguito le consegne.
 
Chi è sempre più in sintonia con  i compagni è Menez. Anche lui è partito dalla panchina. Quando è sceso in campo ha ricevuto parole di incoraggiamento da tutta la panchina. Ogni suo dribbling in campo è seguito da un’ammirazione ben diversa dal giudizio in sospeso di inizio stagione.
 
Spalletti chiedeva il rombo a centrocampo in fase di possesso palla e il 4-4-2 quando era il Napoli ad impostare. Nello sviluppo dell’azione, chiedeva a De Rossi la posizione di vertice basso, Brighi e Taddei ai suoi fianchi,  Pizarro vertice alto. Con Baptista e Vucinic a scambiarsi i ruoli davanti per non dare riferimenti. Nella fase di possesso del Napoli i quattro a centrocampo si allineavano, con Pizarro vicino a De Rossi.
 
Spalletti ha rischiato. Ha lasciato fuori all’inizio Totti, Perrotta, Aquilani e Panucci. Ha voluto dimostrare che la formazione la decide non in base all’umore popolare o alla volontà dei suoi giocatori. Le scelte tecniche si sono rivelate perfette. Il risultato gli ha dato ragione.
Il caso Panucci anziché scalfirlo lo ha rafforzato. Siamo appena all’inizio del girone di ritorno. Ma a turno rimbombano le parole forti di Spalletti: “Se non arriviamo al quarto posto è un fallimento per tutti. Ed io sarò il principale responsabile”. Ci sono quattro mesi per il verdetto finale. Per ora le sue carte Spalletti se le sta giocando bene.
 
Angelo Mangiante
Sky Sport

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.