28 Febbraio 2008

Appunti dal campo di Angelo Mangiante: Inter-Roma

 
Pochi secondi dopo l’espulsione di Mexes, Spalletti guarda verso Juan:“Ce la fai? Te la senti di giocare? ” Il brasiliano ha ancora una caviglia a rischio. Un problema che avrebbe spinto altri giocatori a rimanere in albergo o stare a casa aspettando la notte del Bernabeu. Ma il difensore non ha esitazioni. “Sono pronto”. Zanetti estrarrà due minuti dopo, su un rilancio di testa proprio di Juan,  il jolly che capita una volta nella vita. Ma lo spirito di sacrificio di Juan e la solidità del gruppo della Roma sono esempi ancora una volta da elogiare. Altro esempio di dedizione è quello di Mancini.  E’ rimasto in panchina a San Siro con un elettrostimolatore sul collo del piede infortunato contro il Real. Una fisioterapia che  serviva per creare un effetto antidolorifico. Poi si è scaldato per tutto il secondo tempo. Sarebbe stato pronto anche lui a giocare con il rischio di ricadute, ma non si è tirato indietro.
 
C’erano tutti gli acciaccati nella partita verità, a parte Panucci ancora alle prese, ufficialmente, con un problema fisico che l’ha spinto invece a rimanere a casa.  Al di là del pareggio che lascia l’amarezza per come sia arrivato nel finale, bisogna essere grati ai giocatori della Roma che non si sono tirati indietro contro l’Inter e hanno lottato fino all’ultimo per riaprire il campionato offendo un grande spettacolo. “Un fulmine si è abbattuto a San Siro”, il grido arriva della panchina dello staff tecnico della Roma dopo il gol in cui Totti ha bruciato Chivu da centravanti vero. “Sai quanti gol Chivu ci ha fatto prendere così, arrivando sempre un secondo dopo quando c’è da chiudere lo spazio…” aggiungono poi con un commento da aspettarsi verso un ex..
 
La forza della Roma è  questa: il gruppo.  Spalletti che non sbaglia una mossa sul piano tattico. E intorno a lui “la squadra”: Bruno Conti, Vito Scala, Paolo Bertelli, Adriano Bonaiuti, Marco Domenichini, Aurelio Andreazzoli. Tutti a parlare lo stesso linguaggio. Tutti uniti nello stesso coinvolgimento emotivo.
 
Esce Pizarro nel secondo tempo per un indurimento muscolare alla gamba destra. Si alza non uno qualsiasi. Un campione del mondo. E’ Bruno Conti. Gli passa la tuta: “Copriti subito Pek, tieni caldi i muscoli”. Esce Taddei nel finale. Ha corso come se fosse alla maratona di Milano. Dopo pochi secondi è già in panchina a sostenere chi è in campo trasformandosi nel più acceso dei tifosi.
 
L’infortunio di Cassetti ha gelato tutti i compagni almeno come il gol di Zanetti. Dolorossimo il colpo che gli ha messo ko la spalla. Cassetti aveva fatto una grande partita. Da ragazzino tifava Inter. Da Brescia, dove è nato, il papà lo portava a San Siro per vedere la loro squadra. Lo scorso anno aveva segnato in quello stadio il gol del 3-1 nel finale contro l’Inter. Quest’anno Cassetti è tornato a San Siro, con la gioia di essere appena diventato padre per la seconda volta. La sfortuna nei minuti finali si è accanita contro di lui, privandolo della possibilità di giocare al Bernabeu la sfida che ora diventa il crocevia della stagione della Roma. A Madrid Cassetti sarebbe stato il titolare. Fondamentale con la sua forza fisica per contenere il Real. Da San Siro invece è uscito in lacrime. Era distrutto. Lo sostiturà Panucci. Ma sarebbe bello se i compagni dedicassero al gladiatore Cassetti una serata da sogno a Madrid.

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