Analisi tattica: la Roma non sfrutta la profondità concessa dal Porto, i lusitani vincono per un errore di Cakir

Redazione RN
07/03/2019 - 14:09

Analisi tattica: la Roma non sfrutta la profondità concessa dal Porto, i lusitani vincono per un errore di Cakir

ANALISI TATTICA – Il terzo obiettivo stagionale se ne va nella serata delle recriminazioni, con tanto di giallo-var finale, che lascia l’amaro in bocca per la discordanza di valutazione e il rifiuto ingiustificato di non visionare un episodio che avrebbe scritto una storia diversa quantomeno per le casse societarie, oltre che per la sua guida tecnica, in una stagione che poco o nulla poteva ancora regalare, se non la soddisfazione del passaggio di un turno. Ma é altresì vero che i giallorossi devono recitare il mea culpa per le occasioni clamorose fallite nella seconda parte di gara e nei supplementari, quando la foga dei lusitana era scemata ormai definitivamente.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Come a Liverpool, e come col Barcellona, senza scomodare ricorsi storici, Di Francesco sceglie la difesa con 3 centrali (inizialmente Manolas fa il centrale, successivamente va Jesus), in un 3-4-3 dove Karsdorp e Kolarov possono sviluppare entrambe le fasi rendendo meno gravoso il ruolo di equilibratori della fase difensiva alle punte esterne Perotti e Zaniolo, che agiscono a piede invertito. De Rossi e Nzonzi in mediana a protezione della linea e in assistenza per quello che dovrebbe essere il primo palleggio. Conceicao conferma modulo e sviluppi di gioco della gara di andata, un 4-4-2 molto aggressivo e scolastico, dove la spinta dei terzini è contemporanea, con i due esterni che vanno a giocare molto dentro al campo, e con Herrera e Danilo che agiscono da metronomi e primi portatori di pressing, ma senza marcature preconfezionate quando la Roma prova la costruzione bassa.

ROMA FUORI GIRI DA SUBITO, PORTO AGGRESSIVO IN ZONA PALLA – Le scorie del derby sono ancora presenti al calcio di inizio, e l’assurdo della sua stagione la Roma lo esprime facendosi sorprendere con un contropiede in inferiorità numerica dopo 50 secondi, da una punizione a proprio favore appena fuori area, fortunatamente senza conseguenze. I lusitani partono forte, con una pressione impetuosa in zona palla, spesso più di foga,che coordinata, ma sufficiente per inibire i giallorossi, e consentire una squadra corta con linea alta. La Roma é costretta ad abbassarsi, ma riesce a difendere bene di squadra, e mantenere sempre il baricentro giusto, senza concedere eccessive profondità quando riesce a riprendere un po’ campo. Nella costruzione bassa Manolas e compagni godono di superiorità numerica con i due attaccanti centrali avversari, ma nei rari momenti in cui riescono a palleggiare, l’uscita non è quasi mai pulita, sempre per via della pressione e dello scalare forte in zona palla dei portoghesi, e perché Nzonzi soprattutto, e De Rossi, vanno in ricezione posizionati male col corpo (con le spalle alla porta avversaria), diventando leggibili nelle intenzioni, e facilmente aggredibili. Con la disposizione a 5 il Porto avrebbe qualche difficoltà a scivolare sui quinti giallorossi, ma il primo palleggio non è ne veloce, ne qualitativo, e Zaniolo e Perotti non vengono mai messi in condizione di ricevere e puntare l’1 contro 1.

LA ROMA PRENDE LE MISURE, MA SUBISCE LO SVANTAGGIO INASPETTATAMENTE – Nonostante la criticità della gestione del possesso, la Roma riesce in una fase difensiva ordinata e senza rischi (nonostante Corona trovi alcuni corridoi e accelerazioni importanti), con Perotti e Zaniolo puntuali nel ripiegamento difensivo che disegnano la squadra in un 5-4-1 compatto. I rischi sono limitati, nonostante il Porto mantenga possesso palla e supremazia territoriale netti, e solo un banale errore di Manolas, che perde una palla sanguinosa in uscita (ritardando lo smistamento, ma troppi compagni si nascondono rifiutando la ricezione), regala il vantaggio agli uomini di Conceicao. La linea di passaggio piu ricercata del Porto, e che trova sempre, è quella verticale per la punta esterna che riceve tra il mediano e il quinto di difesa giallorosso, e raramente i giallorossi riescono a prendere le misure alle combinazioni che si sviluppano in entrata.

IL PORTO DA DEI VANTAGGI, MA LA ROMA LI SFRUTTA POCO – L’idea é che lo svantaggio possa affossare la Roma, ma i giallorossi riescono a rimanere in gara serrando le fila, accettando di soffrire, e limitando i danni, in attesa che il palleggio migliori e prenda quota, e i vantaggi che il Porto concede possano essere sfruttati. Perché gli sviluppi di gioco dei lusitani sono portati ad una manovra offensiva fatta di folate, fiammate, che porta molti giocatori nella metacampo avversaria, con i terzini che attaccano altissimi e contemporaneamente, concedendo spazi siderali per la ripartenza in campo aperto. Con l’avversario sempre molto aggressivo in zona palla, spezzare qualche linea di pressing con qualche giocata pulita significherebbe trovarsi spazi decisivi, e la prima volta che la Roma lo fa, trova il primo palleggio prolungato che la porta a creare l’azione dalla quale scaturisce il calcio di rigore. La gara è raddrizzata, ma i giallorossi non infieriscono sulla profondità concessa dai lusitani, perché i 3 attaccanti, anziché buttarsi dentro nello spazio, sono troppo pigri e tendono a volere solo palla addosso, quando con un contromovimento attuato col tempo giusto potrebbero attaccare lo spazio profondo. Così facendo permettono sempre, agli uomini di Conceicao, di accorciare in avanti, e stando corti chiudendo meglio spazi e recuperando palla piu facilmente.

RIPRESA GUERRA DI NERVI, SUPPLEMENTARE THRILLING – Pellegrini subentra a De Rossi e la ripresa riparte con lo spartito del primo tempo, con due squadre che col passare dei minuti evidenziano nervosismo e poca serenità nel linguaggio del corpo. La Roma riceve un altro colpo basso dall’ennesimo errore individuale di un singolo, della sua stagione, con Marega che sorprende Marcano (che non marca)e Kolarov (che non fa la diagonale) siglando il nuovo vantaggio. Di Francesco inserisce Florenzi per Karsdorp, guadagnando in disciplina tattica, perchè diventa importante restare in partita, e ripartire con convinzione, perché basterebbe un gol per passare il turno. Conceicao inserisce Brahimi per lo stanco Corona, mantenendo invariato assetto e ricerca dell 1 contro 1, e con Fernando ed Hernani, mentre Di Francesco vira sul 4-2-3-1 con Cristante per Marcano,con Pellegrini che va a giocare dietro a Dzeko. Con Schick va Zaniolo dietro Dzeko, ma si entra nei supplementari e il Porto, che ha corso per 90 minuti entra in riserva, e ogni volta che il palleggio della Roma é pulito si creano situazioni importanti e decisive. Entra Pereira per Militao, e quando sembra che il 3 a 1 condanni definitivamente i giallorossi, ci pensano le sciagurate gestioni palla di Perotti (3 volte) e Dzeko (2 clamorose) ad aumentare i rimpianti di una serata che Cakir decide di autografare con sigillo finale vergognoso e inqualificabile.

Maurizio Rafaiani

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  1. Le occasioni per Perotti e Dzeko si verificano sul 2-1 non sul tre a uno. Poi ti sei dimenticato il clamoroso errore di karlsdorp in uscita sul gol del 2-1. Per il resto una buona analisi.

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